Assisi - Il messaggio all'Italia da parte del ministro Fitto

raffaele fitto 4' di lettura 04/10/2010 -

Queste le parole pronunciate dal ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, On. Raffaele Fitto, nel contesto della celebrazione solenne del 4 ottobre tenutasi nella Basilica di San Francesco di Assisi.



“Il richiamo alla riparazione della casa in rovina che costituisce il frequente incipit delle narrazioni francescane conserva intatto nel tempo una forza in grado di toccare profondamente sensibilità laiche e religiose e persino uomini e donne di altre confessioni cristiane e di altre religioni.
Lo dimostra la storia stessa e gli eventi che si sono succeduti in questi luoghi.

La metafora della “casa in rovina” e l’appello pressante e accorato alla sua riparazione segnò la conversione di Francesco d’Assisi e tuttora indica un cammino agli uomini e alle donne di buona volontà. Le case, per restare nella metafora francescana, tutte le case, si usa dire che recano i segni del tempo e tutte hanno bisogno dell’opera umana che ne impedisca la rovina.
È per questo che lo sguardo deve saper cogliere i segni che scalfiscono le superfici e quelli che minano le fondamenta; distinguere quelli superficiali da quelli che, se trascurati, possono divenire letali. In più occasioni e anche in questo stesso luogo, Benedetto XVI, nella Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace, ha lanciato il suo monito severo all’ “illusione che la forza possa risolvere i conflitti”; il suo allarme per “il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro”; il suo appello alla Comunità Internazionale per “un dialogo sincero e responsabile”.

Francesco quindi indicato come maestro della costruzione della pace, della salvaguardia della natura, della promozione del dialogo tra gli uomini. Valori che chiunque può condividere e questo è certamente un bene. Ma credo che non comprenderemmo appieno il senso del “va’ e ripara la mia casa …” se lo mantenessimo disgiunto dalla forza della conversione. Francesco non si converte a una generica filantropia a una beneficenza che potremmo anche definire “sociale”. La nettezza della sua scelta è quella propria dell’autenticità cristiana. Ecco dunque perché quando si parla dello Spirito di Assisi non si vaga in quell’indifferentismo religioso che nulla ha a che vedere con il dialogo ma si parla di certezza della fede che si coniuga con lo spirito di accoglienza e di rispetto verso ciò che è altro da noi.
Se, soprattutto in questo luogo, il richiamo è a una responsabilità collettiva, vi è chi ha il dovere di essere più responsabile degli altri. Chi è impegnato, a qualsiasi titolo, nella cosa pubblica ha oggettivamente una responsabilità più grave. Non credo che sia stato casuale che sull’appello del Papa per “una nuova generazione di politici cattolici” siano, a suo tempo, tornati autorevolissimi esponenti della Chiesa.

Il punto mi sembra che sia una ricerca del bene comune pur nella complessità e nelle contraddizioni delle culture e delle sensibilità che si incontrano e, più spesso, si scontrano nella società. Saper stare e saper agire in questa complessità avendo chiara la propria identità e la propria prospettiva e intorno a tutto questo costruire momenti di coesione e trovare punti di convergenza. Non è facile. E questo non suoni come scusante. Non è facile perché lo scenario internazionale non è soltanto oggettivamente arduo ma è attraversato da visioni del mondo diverse e radicate che oscillano tra vere e proprie forme di persecuzione nei confronti dei cristiani, per così dire, a Est del Mediterraneo e pratiche di assolutizzazione del relativismo e dell’indifferenza pur nel cuore dell’Europa. Su questi fronti le responsabilità della politica e dei governi sono grandissime Ma sono convinto che lo “Spirito di Assisi” sia una immensa risorsa per non restare sgomenti davanti ai compiti che ci aspettano. Anzi! Credo che questo Spirito ci confermi in una lietezza e in una gioia delle responsabilità che è propriamente il messaggio più significativo di San Francesco”.






Questo è un articolo pubblicato il 04-10-2010 alle 00:00 sul giornale del 05 ottobre 2010 - 724 letture

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