Assisi - Intervista a Carlo Cianetti: ''cominciamo a lavorare per una città a misura di tutti''

carlo cianetti 07/10/2010 -

Carlo Cianetti è, ad oggi, l’unico candidato del centrosinistra alle elezioni amministrative che si terranno nella primavera del 2011 e che eleggeranno il nuovo sindaco di Assisi. Nella seguente intervista Cianetti illustra, da “figlio di Assisi” quale si definisce, il significato della sua candidatura.



Dai commenti di alcuni lettori nei vari blog politici, emergono a tutt’oggi delle perplessità in merito all’identità politica della candidatura di Carlo Cianetti. Spieghi il significato dell’equazione SEL - PRC - Mongolfiera = “Buongiorno Assisi!”.

Tutti siamo abituati a pensare a delle coalizioni politiche, come l’Ulivo, il quale comprendeva più partiti di centrosinistra. “Buongiorno Assisi” è il nome della coalizione che comprende Sinistra Ecologia Libertà (SEL), Rifondazione Comunista (PRC) e La Mongolfiera, lista civica di cui io sono tra i fondatori. Non è che il primo mattone verso la coesione di tutto il centrosinistra di Assisi.

È una candidatura sinergica o fa riferimento a un partito in particolare? In altre parole, è un partito o una coalizione che sostiene Cianetti?

La politica è una passione che ho sin da quando ero ragazzino, ma non sono iscritto a nessun partito politico. Sono un uomo rimasto coerentemente nel centrosinistra, ma non ne faccio un mestiere. SEL e PRC mi hanno proposto come rappresentante della società civile, con il grande merito di aver fatto un passo indietro senza voler imporre un proprio candidato.

Eppure questo passo ha creato scompiglio: la sua è una candidatura scomoda?

Certo. PD e IdV giocavano una partita sul filo del famoso ‘patto di ferro’, un patto ovviamente debole, di corto respiro, e tendente ad emarginare le forze di Buongiorno Assisi. Allora ho deciso che fosse giunto il momento di lanciare un segnale forte e far capire alla cittadinanza che, al di là dei tatticismi, esiste un gruppo di persone, una coalizione, la quale intende cominciare a lavorare concretamente e lanciare una proposta alternativa per il rilancio di Assisi: questo è ciò che deve fare un’opposizione, soprattutto a 7 mesi dalle elezioni.
Ora spetta prendere una decisione sia al PD, che avrà il congresso nei prossimi giorni, sia all’IdV, che ugualmente sistemerà il proprio assetto interno verso la metà del mese, dotandosi di un segretario generale.
Non ho la presunzione di ritenere che la mia candidatura debba essere accettata da tutti, e dunque sono disponibile a confrontarmi con gli altri eventuali candidati attraverso un tavolo o attraverso il vaglio delle primarie, purché si giunga a un candidato condiviso e purché si lavori insieme, nella coesione del nostro schieramento politico.

E il centrodestra, invece, come si presenterà alle prossime elezioni?

Io credo che si presenterà diviso, con due candidati: uno sicuramente sarà Bartolini, e l’altro, con ogni probabilità, sarà Ricci. Tendo a escludere la convergenza in un unico candidato perché il centrodestra ha, ormai, consumato una divisione intestina insanabile non tanto a livello ideologico, ma a livello personale, che si manifesta in un litigio continuo, in una rottura assoluta tra Bartolini e alcuni fondamentali rappresentanti del PdL.
Anche se il centrodestra giungesse a una ricomposizione in extremis su una persona, è sicuro che non avverrebbe una ricomposizione reale in termini elettorali: un tale dissenso potrebbe tramutarsi in ‘voti mascherati’ oppure, più platealmente, manifestarsi nella costituzione di liste civiche.

Gli incontri nelle frazioni del territorio hanno di fatto alzato il sipario sulla campagna elettorale?

Sì, abbiamo iniziato per tempo perché è necessario far sapere ai cittadini che esiste un candidato sindaco di centrosinistra che comincia a lavorare per raccogliere idee, per registrare le eventuali lagnanze e proposte, allo scopo di elaborare un programma che tenga conto di questa fase di ascolto.
Negli ultimi anni abbiamo letto sui giornali una propaganda martellante sulle attività del governo del fare, e poi ti accorgi che in realtà c’è un popolo di scontenti.
Quella attuale è un’amministrazione che ha gestito una quantità di soldi che si aggira intorno agli 800 miliardi di lire, forse di più, facendo opere pubbliche a gogo e senza considerare i reali bisogni del territorio. Questa malagestione megalomane di basso profilo ha generato un dislivello tra la ‘capitale’ Santa Maria e le dimenticate frazioni.
Il terremoto doveva essere una straordinaria occasione di ripensamento del territorio, sotto il profilo non soltanto della socialità, ma del tessuto territoriale del comune, per rilanciare Assisi dal punto di vista turistico e commerciale; il risultato, al contrario, è che, a 13 anni dal sisma, Assisi subisce un declino del turismo che non ha riscontri nella storia della città, che si concretizza, in termini di affluenza turistica, nel sorpasso da parte di Perugia.

Fra tutti gli incontri tenuti finora nel territorio, l’assemblea di Torchiagina pare essere stata la più accesa. Qual è l’esito dell’incontro, in relazione alla questione della contaminazione idrica dei pozzi privati?

La popolazione è preoccupata, e si chiede come mai un’amministrazione comunale, nel momento in cui viene a sapere che centinaia di pozzi sono inquinati da una sostanza altamente cancerogena, non abbia sbattuto i pugni sul tavolo della Provincia, della Regione e del governo nazionale.
Poiché questa è una vera e propria calamità locale: c’è un inquinamento molto diffuso, e ciò significa che quelle acque contaminate non possono essere utilizzate neanche per fini irrigui; ciò è particolarmente grave in aree come Rivotorto, dove la condotta idrica dell’acquedotto comunale serve una parte soltanto della popolazione, mentre l’altra utilizza il pozzo privato per le esigenze quotidiane.
Si tratta di una situazione molto grave, della quale il sindaco, che è autorità sanitaria del comune, non si sta facendo carico, rimpallando le responsabilità senza giungere alla risoluzione del problema (l‘intervista è precedente all’ultimo provvedimento dell’amministrazione, ndr).
In linea con il governo nazionale, anche ad Assisi è vietato parlare delle cose che non vanno, ma qui c’è di mezzo la salute. A Santa Maria degli Angeli esistono dei casi di persone morte di cancro in zone molto sospette sotto il profilo dell’inquinamento ambientale e delle falde acquifere.

L’altro cavallo di battaglia che ha caratterizzato questo primo stralcio di campagna elettorale è stata la polemica sul Piano Regolatore Generale, a cui il sindaco Ricci ha reagito fissando 8 incontri sul territorio: quale interpretazione dà a questa risposta dell’amministrazione?

Questo PRG presenta molte zone d’ombra: è oscuro, non partecipato. I piani regolatori sono l’evento più importante dell’attività amministrativa di un Comune, poiché consentono di pianificare e dare un indirizzo al futuro edilizio, sociale, economico, urbanistico della città; è per questo motivo che il piano regolatore deve essere preceduto e non seguito da un’intensa fase partecipativa, in cui l’amministrazione ascolta e raccoglie le istanze della popolazione.
A differenza del precedente Piano Astengo, esemplare a livello nazionale, oggi “la montagna ha partorito il topolino”, ovvero un piano che non ha alcuno spessore sotto il profilo culturale, sociale, dei servizi, ma che funge da grande sanatoria che sistema le situazioni poco legali in termini di urbanistica e di edilizia.

E in merito al progetto di riqualificazione del Pincio?

Vogliono farci una pizzeria: una grande sciocchezza. Il Pincio nasce, alla fine dell’Ottocento, come grande parco verde, conosciuto da tutte le generazioni degli assisani come luogo dove si andava a giocare a carte, a bandiera italiana e francese, a studiare, a incontrarsi con la fidanzata, a fare passeggiate e riflettere. Il Pincio deve tornare ad essere tutto questo e qualcosa di più: un parco di pluralità sociale che funga da luogo d’incontro per anziani, bambini, giovani, senza devastare con la cementificazione selvaggia un ambiente che è molto interessante anche in termini di diversità florofaunistica.

Assisi è una delle roccaforti umbre del centrodestra da svariati lustri. Lei pensa che il centrosinistra possa riuscire ad abbattere questo ‘baluardo azzurro’ alle prossime elezioni?

Se la sinistra si presenterà unita vincerà le elezioni, perché il centrodestra, di fatto, non solo è diviso senza essere in grado di ricomporre la spaccatura, ma non ha più proposte: ha solo clientele, e non sono mai maggioritarie.
Bartolini e Ricci rappresentano un ciclo ormai chiuso, che è quello della ricostruzione post-terremoto, delle opere pubbliche: il bassissimo profilo che ha tenuto quest’amministazione è tutto cemento, mattone, catrame, rotonde, poca fantasia, poca cultura e poca socialità: così la città muore, e i cittadini lo percepiscono in maniera netta: ecco perché, a fronte di una coesione vera della coalizione e di proposte concrete, il centrosinistra può spodestare quest’amministrazione.

Alcuni hanno avuto l’ardire di accostarla a Nichi Vendola: Cianetti è il Vendola di Assisi?

No, non sono il Vendola assisano perché, a differenza del presidente della Regione Puglia, io non sono un politico. Sono un giornalista, amante di questa città, figlio di Assisi, che non deve coltivare alcun interesse e che ha ritenuto di doversi mettere a disposizione della città, per rilanciarla e restituirle dignità e valore; per renderla una città più divertente, più ricca, più solidale e conviviale, dove la sobrietà si unisca al sorriso.
La Assisi che vorrei è a misura di bambino, di disabile, di anziano, di turista, ed è altresì imprescindibile dal rispetto per l’ambiente, dalla creazione di luoghi di ritrovo per gli anziani, di asili nido, di luoghi sociali per stimolare la socialità dei ragazzi, di spazi ricreativi, di infrastrutture e strutture ove necessario, dalla promozione turistica e dal rilancio del territorio, dall’attenzione verso il risparmio energetico, dagli investimenti per il fotovoltaico, per l’eolico, e dalla trasparenza. L’attuale amministrazione è opaca: se io venissi eletto, questa opacità verrebbe spazzata via con un soffio d’alito in un giorno.
Non sono Vendola, ma da giornalista ne ho seguito la campagna elettorale, e ho potuto constatare che quando si è in grado di muovere gli entusiasmi e di creare un gruppo, una squadra con delle proposte, e di dare l’idea che un cambiamento è possibile, allora si vincono le elezioni. E poi le cose cambiano davvero.








Questa è un'intervista pubblicata il 07-10-2010 alle 08:45 sul giornale del 08 ottobre 2010 - 921 letture

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