Assisi - CST, Ricci: ''Sostegno a tutti i costi e ristrutturazione entro il 2011''

centro studi sul turismo assisi 2' di lettura 14/10/2010 -

Il confronto politico sul CST, emerso durante il consiglio comunale di Assisi di mercoledì 13 ottobre 2010, si inserisce con perfetto tempismo nel dibattito sullo ‘stato di salute’ del Centro, a seguito dell’allarme lanciato dalla CGIL.



“Per quanto concerne il Centro di studi sul turismo – ha esordito il sindaco Claudio Ricci – il Comune ha sempre svolto un ruolo di riferimento; l’attuale momento di difficoltà non intacca, tuttavia, la ferma volontà del Comune di restare all’interno del CST, anche a costo di rimanervi come unico socio.
Per mantenere un bilancio entro la sostenibilità, la struttura dovrà ridurre il personale di 6 unità: siamo tutti consapevoli della necessità di questo atto per garantirne la sopravvivenza. Faremo in modo di gestire gli esuberi, come abbiamo già fatto nel 2010, sostenendo il centro con nuove risorse.
L’opera di ristrutturazione – ha concluso il sindaco – deve trovare il suo compimento entro il 2011; è da tenere conto che ciò sarà possibile perché, anche se ormai le due realtà sono separate, il corso di laurea è rimasto ad Assisi: sarebbe stato piuttosto difficile in effetti immaginare di mantenere il Centro di studi sul turismo senza la presenza dell’università nel nostro territorio”.

“Proprio oggi – ha replicato Franco Matarangolo, consigliere de La Mongolfiera – è stato diffuso un allarmato comunicato stampa della CGIL che prospetta il rischio di chiusura del Centro.
Infatti – ha proseguito il consigliere – la permanenza del Comune nel CDA durante la fuga dei soci ha di fatto rappresentato un mero gesto di testimonianza, poiché nel momento in cui veniva a mancare non solo l’apporto formale nel consiglio di amministrazione, ma quello un po’ più sostanziale del contributo economico, il Comune è intervenuto in maniera troppo tardiva: i tagli dovevano avvenire prima e più massicciamente.
Ora è passato del tempo, e si prospetta il rischio che al 31/12/2010, a meno di qualche escamotage (difficile da trovare) in linea con i severi parametri previsti dal piano della riforma universitaria, possa venire a mancare anche l’apporto alla didattica e il lavoro di laboratorio da parte dei componenti, al quale verrà sottratto di fatto una delle principali fonti di finanziamento, mettendo seriamente a rischio, così, la sopravvivenza stessa del Centro”.






Questo è un articolo pubblicato il 14-10-2010 alle 00:16 sul giornale del 15 ottobre 2010 - 907 letture

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Personale CST

Il personale del CST di Assisi ringrazia il sindaco Ricci per le parole spese a suo favore in questi giorni specialmente quando dice “l’attuale momento di difficoltà non intacca, tuttavia, la ferma volontà del Comune di restare all’interno del CST, anche a costo di rimanervi come unico socio” e diamo atto del fatto che la sua amministrazione è stata sempre vicina al Centro Studi di Assisi in questi anni.
Le difficoltà che la nostra struttura sta attraversando sono, in primis, da imputare al disinteresse del mondo accademico perugino (vedi facoltà di economia) per i temi da noi sviluppati in 25 anni di attività, nonostante che questi siano di primaria attualità economica. Lo stesso ateneo contribuì a fondare il Centro Studi di Assisi nel lontano 1982.
Detto questo, la nostra richiesta al sindaco Ricci, fondamentalmente, è quella di diventare protagonista, lui che ne ha la capacità e la statura istituzionale, di incontri mirati (tavolo tecnico?) con la Regione, Provincia, Università e quant’altri per trovare il modo di usare il Centro Studi di Assisi per le esigenze del territorio, quello umbro ma non solo, e di permettere a questo centro di ricerca di continuare a fare quello che in altre nazioni è naturale che si faccia, cioè la ricerca e l’innovazione . Solo se il CST diventa attore nell’ambito delle scelte che devono, per forza, essere prese sui tavoli che contano, ci potrà essere un futuro per le persone che vi lavorano. Altresì si perderebbe un’esperienza eccezionale e che un’eventuale chiusura sancirebbe una sconfitta sia per il territorio che per l’intera regione e andrebbe sicuramente a demerito di tutti.