Assisi - Il presidente del CST: ''Centro non competitivo, occorre ripensamento profondo''

centro studi sul turismo assisi 4' di lettura 23/10/2010 -

Domenico Zimbalatti è il presidente del Centro italiano di studi superiori sul turismo e sulla promozione turistica (CST). Nella seguente intervista Zimbalatti illustra l’attuale “stato di salute” del centro e traccia alcune ipotesi per il suo complesso rilancio.



La CGIL ha lanciato di recente un allarme, definendo “in stato di profonda difficoltà” il Centro Studi sul turismo. Lei come accoglie le dichiarazioni del sindacato?

Le trovo assolutamente legittime. La CGIL ha fatto un certo tipo di affermazioni realistiche delle quali prendo atto; ma, forse, doveva pensarci prima: il mondo sindacale, e lo affermo in termini molto trasparenti, è stato assente per troppo tempo.


Qual è l’effettivo “stato di salute” del CST?

Allo stato attuale la struttura è come formata da due divisioni assolutamente poco legate fra loro: una di capacità e servizi “amministrativi”, che non può più sussistere, e un’altra che conserva ancora competenze di eccellenza, ma che ha perso, o forse ha sempre posseduto in maniera troppo blanda, la capacità di andare verso il mercato: questa non è un’azienda che vive di competitività.
Risolvere i problemi del Centro presuppone l’essere realisti: ciò che è sostenibile si sostiene, ma l’impossibile si abbandona. Occorre guardare in faccia la realtà e, con grande rammarico, portare avanti azioni di un certo tipo per risanare la struttura.


Come si è arrivati a questo punto?

Il CST è nato da un’idea estremamente brillante e all’avanguardia, molto intelligente nel lancio ma poco lungimirante nel monitoraggio, e soprattutto con delle evidenti miopie.
La prima, piuttosto eclatante, è stata quella di non riuscire ad esportarla: un’idea del genere non ha senso in Umbria, perché il centro italiano del turismo non deve occuparsi tanto dell’Umbria, ma di una realtà più grande. I soci erano giusti, come anche i presupposti, ma doveva essere sviluppata nei termini di un network funzionale.
D’altro canto il centro si è parzialmente involuto in una dependance dei servizi amministrativi dell’università, una specie di succursale che non ha niente a che vedere con un centro di formazione, di consulenza e di ricerca e, nonostante abbia degli ottimi contenuti, non è in grado di farli convergere sul mercato: è un’azienda a-commerciale, in cui manca del tutto il concetto di redditività.


Quali sono le competenze del CST da valorizzare?

Il CST ha una capacità di analizzare gli effetti, nonché di valutare le azioni, molto efficace e di esempio a livello europeo; il problema è che troppo spesso viene utilizzato come strumento finale.
Il tipo di intervento andrebbe rivisto profondamente e inserito nel concetto di previsione: se, all’inizio dell’analisi, non non si parte da un dato previsionale, al consuntivo non si avranno termini di paragone e non si sarà in grado di giudicare il dato finale.


Come si applica concretamente questo teorema all’analisi del turismo?

Semplifichiamo: se ho un ipotetico “10” come risultato finale di un’analisi, come faccio a giudicare se questo sia positivo o negativo? Sarà positivo se mi aspettavo 5, ma sarà molto negativo se mi aspettavo 100.
Il turismo è un mondo a sé stante che ha bisogno di un certo tipo di studio: una delle competenze del CST è quella di occuparsi di un’iniziativa con un “sistema previsionale”, monitorando e seguendo i processi.
Un risultato indipendente dalla proiezione è un risultato manipolabile, e dunque non attendibile.


Quali sono, a suo avviso, gli interventi necessari per risollevare le sorti del CST?

Ci sono alcune azioni da portare avanti, che corrono su due binari. Il primo binario è quello degli associati, che devono proporre soluzioni concrete, reali e che stanno in piedi; il secondo è quello dei collaboratori, che devono necessariamente condividere un certo tipo di piano.
Se le due azioni non giungessero a un punto di incontro, personalmente non vedrei altre strade percorribili.


I suddetti tagli al personale e la ristrutturazione che il sindaco Ricci ha annunciato durante il consiglio comunale del 13 ottobre, saranno un contributo sufficiente ai fini della salvezza del Centro?

Sicuramente, e non sono io a dirlo, il CST non potrà andare avanti per come è strutturato ora, poiché non abbiamo più lavoro da dare a queste persone: lo stipendificio non esiste più.
Un centro ristrutturato e con meno persone è obbligatorio, ma la sopravvivenza dipende anche dall’esito di alcune azioni attualmente in corso con i soci, di chiarimento e investimento.
Il CST del futuro sussisterà solo se sarà in grado di compiere un’impresa piuttosto ardua, ovvero quella di saper restare sul mercato, ma per far ciò occorre un ripensamento profondo, un cambiamento piuttosto consistente.
È anche vero, però, che ci sono delle grandi competenze, e che sarebbe un peccato farle morire.






Questa è un'intervista pubblicata il 23-10-2010 alle 04:59 sul giornale del 23 ottobre 2010 - 1028 letture

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