Quote rosa, i ricorrenti esultano: ''Vinta una battaglia di civiltà''

I ricorrenti per le quote rosa 4' di lettura 22/06/2012 - All’indomani del deposito della sentenza con la quale il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso di consiglieri comunali, cittadini e associazioni, i ricorrenti hanno convocato una conferenza stampa per lanciare un chiaro messaggio al sindaco di Assisi: “Ricci si adegui alla sentenza nel rispetto della parità di genere e della legalità”.

All’indomani del deposito della sentenza con la quale il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso di consiglieri comunali, cittadini e associazioni, i ricorrenti hanno convocato una conferenza stampa per spiegare le motivazioni della sentenza e lanciare un chiaro messaggio al sindaco di Assisi: “Ricci si adegui alla sentenza nel rispetto della parità di genere e della legalità”.
Oltre ad illustrare ampiamente i motivi con i quali il Tar ha reso nulle le nomine degli assessori, azzerando di fatto la giunta, unanime è stato il monito rivolto al sindaco, invitato a correggere il tiro nominando almeno una donna in giunta da individuare, come ipotizzato anche dal Tar, non necessariamente nel novero elettorale, ma anche nella società civile, costellata di “molteplici meritevoli professionalità presenti nel tessuto locale”.

Un’ipotesi che, tuttavia, fin da subito era parsa assai poco probabile alla luce delle intenzioni manifestate dal sindaco, deciso - ancor prima di conoscere le motivazioni della sentenza - a impugnare la sentenza e ricorrere al Consiglio di Stato.

“Quello di Ricci - ha commentato l’avvocato Franco Matarangolo - è un misero tentativo di trovare scappatoie a un principio legislativo che oggi trova applicazione anche nelle aziende. Del resto, accogliendo il ricorso, il Tar ha legittimato le nostre istanze dimostrando che il nostro non è stato un tentativo di ostacolare l’amministrazione”. “Un ricorso al Consiglio di Stato - ha aggiunto - sarebbe uno sfregio alla legalità, un tentativo di guadagnare tempo con evidenti ragioni politiche”.

Anche attraverso un supplemento cartaceo al periodico “InformAssisi”, il consigliere Giorgio Bartolini ha invece ribadito la “misoginia” di un sindaco che, nel giorno della Festa della donna, “mentre alle donne del Comune inviava in mail una poesia, all’unico assessore donna in giunta fece recapitare la lettera di estromissione”. Biasimando l’eventuale ricorso al Consiglio di Stato, l’ex vicesindaco sottolinea che se errare è umano “perseverare è diabolico”, ipotizzando inoltre che Ricci stia prendendo tempo per attendere lo scadere naturale delle cariche alla casa di riposo “Andrea Rossi”, magari per accontentare un eventuale assessore estromesso con un incarico alla Rossi.

Toni duri anche dal Partito democratico, presente con il capogruppo Simone Pettirossi e il segretario Federico Masciolini, secondo cui “ormai la giunta Ricci è politicamente delegittimata e si incaponisce solo per autoconservare se stessa”. Per il Pd, “di fronte all’evidenza di una giunta tutta maschile sarebbe opportuno che il sindaco prendesse atto e provvedesse a ripristinare la legalità, invece di accanirsi a spese dei cittadini”, ricordando che mentre i ricorrenti hanno finanziato l’azione legale, Ricci ha nominato un avvocato esterno “a spese dei contribuenti”. “E' ora - ha concluso il Pd - che politici i quali, pur di rimanere attaccati a una poltrona, non esitano a spendere i soldi di tutti i cittadini, se ne vadano a casa”.

E mentre il consigliere Paolo Marcucci ha evidenziato come la minoranza annoveri 2 donne su 6 consiglieri mentre la maggioranza solo 1 consigliere donna su 11, bollando come “arrogante” il “perseverare di Ricci nell’errore”, il segretario di Rifondazione Franco Cesario ha rigettato qualsiasi accusa di speculazione affermando provocatoriamente che “la giunta Ricci è la migliore da 150 anni, ma sulle quote rosa ha sbagliato”, persistendo insieme ai membri della giunta in una “visione distorta della democrazia” nella convinzione di “essere al di sopra della legge”.

Ipotizzando un ventaglio di scenari possibili, i ricorrenti si sono compattati nell’intenzione di ricorrere nuovamente al Tar se Ricci confermerà la precedente giunta tutta al maschile, assicurando di “continuare a lottare una battaglia di civiltà riconosciuta anche dal Tar sulla scorta non solo dello Statuto comunale che prevede le pari opportunità e la parità dei sessi, ma anche della Costituzione Italiana che, all’articolo 3 e all’articolo 51 promuove l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso e la garanzia di pari accesso alle funzioni pubbliche”.

(Nella foto: i ricorrenti presenti alla conferenza stampa di ieri)








Questo è un articolo pubblicato il 22-06-2012 alle 03:06 sul giornale del 22 giugno 2012 - 1322 letture

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