Quote rosa, Vignoli: ''Giunta risultato del semplice conto dei voti''

Quote rosa 3' di lettura 29/06/2012 - Ai comunicati del sindaco Ricci sul ricorso al Tar sulle quote rosa, di cui sono una dei firmatari, rispondo con alcune precisazioni. Il sindaco Ricci scrive “che il ricorso al TAR l’opposizione lo ha sostanzialmente perso”. Che il sindaco voglia farci prendere lucciole per lanterne?

Se la sentenza del Tar dice che “il ricorso appare al Collegio fondato e meritevole pertanto di positiva valutazione”, come può il sindaco Ricci sostenere esattamente il contrario? La fantasia non gli manca! Vale la pena di ricordare a chi legge che il ricorso è stato accolto dal Tar e ha portato allo scioglimento della giunta comunale?
Continua Ricci: “infatti il TAR ritiene non illegittimo il non inserimento di una Donna in Giunta (…) ma osserva solo carenze di motivazioni”. Come dire: basta che diamo le motivazioni e tutto si risolve. Ma non è proprio così: Forse il sindaco Ricci non ha afferrato pienamente il significato della sentenza del Tar, o forse non l’ha letta fino in fondo.
Perché, dopo la frase sulla non illegittimità e sulla carenza di motivazioni a cui fa riferimento il sindaco, la sentenza continua dicendo “come non appaia ravvisabile (...) una sorta di motivazione implicita sulle ragioni della mancata applicazione del principio della c.d. parità democratica nella rappresentanza, connessa alla circostanza della presenza di una sola persona di sesso femminile eletta nelle liste collegate al candidato poi eletto Sindaco, la quale ha preferito assumere l’incarico di Presidente del Consiglio comunale, piuttosto che quella di assessore”.

Il linguaggio non è dei più semplici, indubbiamente. È dunque possibile che non sia stato compreso. Allora provo a spiegarlo io: il Tar dice che l’elezione di un’unica donna nelle liste del sindaco, Patrizia Buini, che ha preferito l’incarico di presidente del consiglio comunale a quello di assessore, non è una motivazione sufficiente per non aver donne in giunta.

Continua il Tar: “è sufficiente, a questo riguardo, osservare come ai sensi dell’art. 47 del t.u.e.l., oltre che dello Statuto comunale di Assisi (art. 31), è bene possibile nominare assessori anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini”. Questa parte è molto chiara e non è possibile non capirla: sia il Testo unico degli enti locali (Tuel) che lo Statuto di Assisi dicono che è possibile nominare assessori anche fra i cittadini.
Dunque almeno una donna, ha valutato il Tar, avrebbe potuto esserci. Perché non c’è? Possibile che in tutto il comune di Assisi non se ne sia trovata una? Tutte hanno risposto no? Certo è strano... Ecco dunque la ragione per cui il Tar ha accettato il ricorso: vuole capire le motivazioni che hanno portato alla scelta di Cannelli, Fortini, Lunghi, Massucci e Mignani.

La risposta al quesito la dà lo stesso Ricci nel suo comunicato, usando il plurale maiestatis: “riteniamo che il Sindaco essendo eletto direttamente dai Cittadini possa decidere di nominare assessori quelli che hanno ottenuto più consenso dagli elettori e che presentano una maggiore potenzialità politica per governare e realizzare il programma amministrativo”. Questa è la sola motivazione. Dunque nessuno è stato consultato (neanche Patrizia Buini), non sono state prese minimamente in considerazione le competenze, è stato fatto il semplice conto dei voti (magari con l’ipad). Perché gli assessori si scelgono in base alla “maggiore potenzialità politica”. Per il bene di Assisi e del suo territorio comunale...






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-06-2012 alle 00:19 sul giornale del 29 giugno 2012 - 713 letture

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