Traffico, bocciata la viabilità di centro storico e frazioni

Traffico e viabilita' ad Assisi e frazioni 5' di lettura 08/09/2012 - Lo spazio pubblico è un bene comune, tale infatti deve essere considerata una strada e un marciapiedi e chiunque ne fa un uso improprio o addirittura un abuso, commette una prepotenza, o peggio; il precedente papa assimilò addirittura le infrazioni al codice della strada ai peccati. Quindi regolare il traffico significa, non un banale esercizio amministrativo, magari finalizzato ad incrementare il bilancio, bensì garantire un corretto uso di un bene pubblico che coinvolge, tra l’altro, non in maniera peregrina, anche la salute.

Nelle nostre città il traffico è una questione di equilibrio. Tra un sistema in via di transizione, ancora insostituibile, l’automobile da un lato e, dall’altro, uno spazio urbano concepito in tempi in cui non si andava a motore e la circolazione individuale era rara. Tutto questo impone sforzi mentali, ricorso ad esperienze già collaudate, precetti e rispetto degli stessi. Ai cittadini non si richiede la perfezione dei comportamenti, anche se chi sgarra paga. Ma a chi amministra sì.
Nel caso di Assisi è chiaro che per raggiungerlo, questo equilibrio, diversi sono i sistemi da adottare tra il centro storico e le frazioni, perché diverse sono le caratteristiche.
A S. Maria degli Angeli c’è stato un pesantissimo intervento sulla viabilità, che ha avuto poco successo, in quanto determinato da fattori che esulavano totalmente dalle reali esigenze del traffico, ma promossi da ragioni di tipo clientelare ed elettoralistico, con effetti assolutamente difformi: forzature inefficaci e discutibili sul piano della vivibilità, ma contemporaneamente, cosa assolutamente positiva – non so dire quanto programmata – l’assenza di semafori (tranne uno, sul Ponte Rosso dove sarebbe stata opportuna, quella senz’altro, una strada). Abbondanti i luoghi di sosta, nessuno a pagamento (!). Le rotonde che hanno escluso i semafori, sono state però calate dall’alto, cioè provengono da un modello standard (qualcuno dice americano, adatto ai grandi spazi), non nascono dalla conformazione delle strade e dalle necessità degli spostamenti differenziati, bensì le stravolgono, a volte con pesanti disagi. Esemplare, anche se non specificamente angelano, l’assurdo della rotonda dell’ex incrocio tra le vie Regina Giovanna e Patrono d’Italia, quella sotto il Sacro Convento per intenderci, in cui non è previsto il transito pedonale, anzi il marciapiedi è stato bruscamente interrotto.
Inutile aggiungere commenti sul sontuoso quanto criticato sottopasso ferroviario, grazie all’assurda appendice di quello pedonale. Così come è sotto gli occhi di tutti la quantità di cartelli, che rendono soltanto più complicato l’orientamento degli automobilisti forestieri.
Le altre frazioni, per lo più sviluppate nel corso dei decenni ai lati di strade, anche se cresciute in volumi abitativi e popolazione, lamentano la mancanza di soluzioni idonee, vedi il recente caso di Rivotorto o quello di Petrignano, entrambi beneficati da ineffabili ronds-points, con una colpevole assenza, o quanto meno carenza, di piste ciclabili, nonostante la tradizione dell’uso di tale veicolo in pianura.
Ad Assisi centro invece sono fioriti i “parcheggi stellari”, l’alternativa al trenino, detto anche vettore ettometrico, il grande equivoco che ha favorito l’affermazione di questa linea politica che imperversa ormai da quasi un ventennio. Nonostante l’esistenza di ben 5 parcheggi a pagamento per una capienza totale di ca. 2000 posti macchina e altri a tempo, distribuiti all’esterno delle mura, la sosta è selvaggia all’interno del centro storico e soggetta a lassismi o repressioni imprevedibili, con risultati sconcertanti. “Se uno il coraggio non ce l’ha, mica se lo può dare” ma se non ce l’ha perché vuole assumersi responsabilità amministrative? Forse perché il modello esistenziale, è proprio il soggetto che il Manzoni, mi pare, descrive con la su riportata frase citata a memoria. Sempre badando bene che il troppo coraggio è arroganza e Assisi e il territorio hanno sperimentato anche quella, con risultati non molto dissimili.
La chiusura del traffico: oculata, stagionale, sperimentale, temporanea, concordata, imposta, alternata è indifferibile, almeno nei frequenti momenti di grande afflusso turistico (anche se i commercianti si lamentano, ma questo è un argomento oggetto di un’altra considerazione) per una maggiore fruibilità di una città che viene offerta alla visita, ma quasi mai nella maniera dovuta. Il C O2, insieme ad altri gas di combustione, pericolosi per le vestigia antiche, nonostante la perenne ventilazione, è minaccioso e periodicamente la dose viene accresciuta dalla defilée insensata e incomprensibile di auto e moto storiche, che devono essere fatte transitare davanti a un fragile monumento bimillenario o pluricentenario, magari gratis.
Se ci si sposta poi nell’area di espansione, lì il codice della strada è un vago riferimento, non vige. Infatti i rari tutori dell’ordine che si recano in quelle frontiere, ignorano ciò che si stabilisce tra veicoli e cartelli: il rispetto dei limiti di velocità è occasionale e, mentre i parcheggi sono vuoti, i marciapiedi e la sede stradale accolgono la sosta dei vari automezzi, non soltanto in quelle fasi in cui, data la cattiva natura della viabilità e la concentrazione di esercizi, sarebbe comprensibile per carichi e scarichi e/o urgenze, ma in qualsiasi ora della giornata e, talvolta, della notte. Non è elegante ricordare i due terribili incidenti avvenuti proprio lì, ma se dovesse servire per una razionale presa di coscienza...
Un velo pietoso infine sullo stato delle strade, vittime di aperture naturali e artificiali e di suture provvisorie, continuative, che non mancano in zone di particolare pregio, anche a causa del traffico pesante.


Nelle foto: la viabilità nel territorio assiano (fotografie scattate da Marco Francalancia)








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-09-2012 alle 03:30 sul giornale del 10 settembre 2012 - 1637 letture

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