Calo del turismo, Sciamanna: ''Il cambiamento spetta ai venditori''

Commercio ad Assisi 4' di lettura 22/09/2012 - Continuiamo ad approfittare di questa vetrina che Vivere Assisi ci mette cortesemente a disposizione, per proporre considerazioni sulla città, che la stampa locale raccoglie e reinterpreta rilanciandole. Anche se verrebbe la tentazione di lasciar perdere, dato che le reazioni alle critiche, piuttosto circostanziate, suscitano o indifferenza o difese partigiane, espresse talvolta anche senza logica.

Singolare è soprattutto che, siccome tra coloro che partecipano alla responsabilità di governo della città, non tutti sono d’accordo sulle decisioni sbagliate che vengono evidenziate, alcuni ne difendono una parte, altri si sbracciano per sostenere la bontà di qualche scelta, ma tacitamente acconsentono che non ne condividono altre. Ma non è certo questo che ci si aspettava da concittadini – alcuni per la verità hanno dimostrato di aver pienamente inteso il senso degli interventi – e amministratori, compresa l’opposizione, quindi facciamo un altro tentativo, poi si vedrà. Se nulla, o troppo poco si muoverà, vorrà dire che va bene così: con il cemento, gli affari, lo stravolgimento dello spirito di una città che non ha altro, grazie alla conduzione approssimativa con una forte inclinazione all’apparire, con una palpabile tensione tra i vari soggetti religiosi, con il disinteresse verso le decisioni dei centri viciniori, con le scuole che si ridimensionano (si verifica una “fuga di cervelli” già in tenera età), con una gestione del traffico sottoposta ad interessi parziali o individuali, con una propensione al rispetto dell’ambiente pari al 20%, tanto è il dato della raccolta differenziata, con una politica turistica inadeguata che causa soltanto lamentele, ma non suggerisce organicamente risposte. A questo proposito anzi, le scelte degli operatori, in termini di qualità dell’offerta – in certi casi raccapricciante – sono probabilmente la causa del calo di interesse nei confronti della città: nulla è eterno, nemmeno Sanfrancesco, specie quando l’aura del serafico è messa a così dura prova. Lagnanze che gli stessi operatori, singolarmente o a piccoli gruppi, avanzano, ma a cui non fanno seguire quelle azioni che dovrebbero modificare la situazione.
Un turista che viene in Assisi per qualche ora o per un giorno, se non impatta con prezzi esorbitanti o con l’indelicatezza di alcuni gestori, resta affascinato dall’immagine che coglie, sia nell’intero sia nei particolari. Qualora la durata della sua permanenza si dovesse protrarre, o si lascia prendere dalla suggestione artistico – religiosa, o dalla malia dei tramonti che riverberano sui tetti dei capannoni industriali della pianura, oppure viene schiantato dalle tristezze del quotidiano, costituito dalle incongruenze che si è cercato di mettere in luce, anche tramite le foto, colte a caso, ma alcune involontariamente pregne della formidabile virtù della metafora. Facendo cioè l’esperienza di residente, si rende conto quanto è duro vivere in Assisi, specie in quel centro storico che ne è fulcro e carattere e quindi se ne va, portando con sé un ricordo che propalerà a chi gli sta vicino, a scapito dell’immagine della città.
Grazie a tutto questo Assisi, che è essenzialmente un prodotto, si vende male. È sempre meno richiesto, meno gradito. È il brand che è degradato? o la rappresentazione è ingrata o mal propagandata? Oppure c’è bisogno di una modifica o di un’integrazione dell’offerta? A queste domande devono rispondere i protagonisti, ma in questo caso i soggetti interessati sono fondamentalmente due: gli amministratori e i venditori.
Questi ultimi però, presi nel loro complesso, hanno una doppia responsabilità, in quanto a loro da tempo spetta l’intervento per il cambiamento, e sono stati essi stessi a scegliere chi doveva traghettarli in una fase più prospera.
Una recente autorevole ricerca (Federalberghi) dice che, anche a causa della crisi finanziaria mondiale, si è registrato un calo generalizzato del turismo in Italia, un calo che mediamente è molto inferiore però a quello che si è verificato in Assisi, sia in termini di arrivi, sia in termini di presenze, sia in termini di spese. Eppure la stessa indagine sostiene che per quanto attiene il turismo termale e soprattutto religioso (il 25% del totale), c’è un incremento. Allora si può difendere la politica turistica finora svolta, alla luce di questi dati? Se la gente viene sempre di meno, dorme sempre di meno, mangia sempre di meno, compra sempre di meno in Assisi, non dipenderà dallo sgradimento di ciò che da decenni gli si propina? Non sarà il caso di cercare di sapere quale domanda scaturisce dal turista 2.0 e, se si è in grado, tentare di darglielo? Altrimenti cambiare direzione, cioè pensare ad una città diversa. Questo va verificato scientificamente, attraverso un’indagine di mercato seria, a cui dare seguito altrettanto seriamente. Che va svolta a cura di chi è direttamente interessato ai risultati, e su questo versante l’amministrazione comunale credo abbia responsabilità minori.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-09-2012 alle 03:19 sul giornale del 22 settembre 2012 - 1555 letture

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