La storia di Gisberto Tinivelli, l'assisano che fu il pilota di un Santo

Gisberto Tinivelli 7' di lettura 03/10/2012 - Il prezioso contributo che segue, gentilmente concesso da Mario Cicogna, racconta di un’importante scoperta riguardante un cittadino di Assisi. La storia è quella di Gisberto Tinivelli, nato ad Assisi nel 1933 e scomparso a Foligno il 1° aprile 2012, pilota di Alitalia che fu ai comandi del volo per il Guatemala su cui viaggiò papa Giovanni Paolo II.


«Quando il giovane assisano Gisberto Tinivelli, seguendo una passione innata, entro' in aeronautica militare, erano tempi in cui la potenza aerea era in azione nell'epoca dei jet e dei missili e delle guerre nel sud-est asiatico e in medio oriente. Tempi in cui la "guerra fredda" teneva alta la tensione tra il "blocco occidentale" ed il "blocco comunista", generando una competizione in vari campi, soprattutto in quello militare e spaziale, compreso il moderno addestramento dei piloti da combattimento, che incoraggiava la sfida dei "Top Gun" (termine ripreso dal selvaggio West, miglior pistolero), a bordo dei "caccia", uno dei grandi simboli della seconda meta' del XX secolo, un esempio di conquista, di eccellenza tecnica, di tecnologia avanzata, di potenza militare.
Vi entro' con le qualità che all'epoca si chiedevano ad un pilota: naturale aggressività, buona forma fisica, vista ottima, senso dello spazio, consapevolezza di quello che ci circonda, notevole intelligenza e, naturalmente, sangue freddo. Per il resto, le difficoltà che i piloti dei caccia di nuova generazione dovevano affrontare non erano completamente nuove. "In un certo senso - scrive Ivan Rendall nel suo libro "Rolling Thunder" - i nuovi aerei erano simili allo Spitfire della seconda guerra mondiale, quando il velivolo veniva sentito come un'estensione del corpo del pilota, che entrando nell'abitacolo diceva di 'indossare il caccia' ". Non vi erano pero' dubbi che i nuovi caccia imponevano sforzi fisici senza precedenti, in una professione ad alto rischio, almeno fino agli anni '70, allorché l'introduzione di comandi computerizzati, in grado di correggere buona parte degli errori umani, ridusse di molto perdite di velivoli e di piloti.

Erano tempi in cui veniva progettato e realizzato il più straordinario aereo mai costruito, l'SR71 Blackbird, con il soprannome di 'Merlo', derivante dalla speciale colorazione che contribuiva a dissipare il calore e ad assorbire le emissioni radar del nemico, un prodotto degli "Skunk Works" e del capo progettista della Lockheed, Kelly Johnson, un velivolo spia per la CIA. Un velivolo che presentava innovazioni radicali in ogni settore, dai materiali utilizzati per la cellula e per i motori al sistema idraulico e al carburante: il più veloce velivolo a reazione di tutti i tempi, capace di raggiungere 30.000 metri di quota e più di tre volte la velocita' del suono.
Tempi in cui l'unico modo razionale di mantenere la pace consisteva nel tenere desta la mlinaccia di un intervento nucleare. Tempi in cui gli aviatori erano gli strumenti di una possibile apocalisse. Tempi in cui le aeronautiche dotate di armamenti nucleari si preparavano a combattere un terzo conflitto mondiale che, fortunatamente, non e' scoppiato.
In tredici anni di aeronautica militare, il capitano Gisberto Tinivelli ha compiuto un percorso impressionante: istruttore di volo su monomotori ad elica, istruttore di volo su aviogetti, istruttore di tiro, esaminatore di volo, combat readiness su velivolo F84F, combat readiness CIO su velivolo F104G, abilitazione al volo strumentale Master Verde n. 0357. Gli aerei sui quali e ' stato istruttore: MC416, P148, T6, C45, P166, G59, MB 326, T33, F84G, F84F, G91T (il mitico caccia delle Frecce Tricolori, chiamato "Gina" dai suoi piloti), TF104G (il 'cacciatore di stelle', un aereo problematico e difficile da pilotare).
Poi, negli anni '60, lasciata l'Aeronautica Militare, e' approdato in Alitalia, a far parte di un gruppo di piloti di varia provenienza, accademia e complemento, con gradi che andavano dal Capitano al Tenente-colonnello. Ovviamente tutti con grande esperienza di volo.
Fu qui che ritrovo', con le funzioni di Comandante sul DC9, l'amico e "allievo", folignate, Giovanni Marchini, (Gisberto Tinivelli aveva impalmato una ragazza di Foligno).))?!)
"Per molti di loro - ricorda oggi il Comandante Marchini, che prima di andare in pensione ha raggiunto i massimi vertici tecnico-operativi dell'Alitalia - la riconversione al volo civile fu difficoltosa peche' comporto' l'assimilazione di un nuovo modo di interagire in equipaggio formato da più persone. Per molti, ma non per Gisba.
Lui, con il suo modo sornione e canzonatorio, non ebbe alcuna difficoltà. Quando arrivo' sul DC9, lo vidi all'opera in un paio di voli che facemmo insieme e subito notai la sua piena integrazione al nuovo standard. Era un pilota completo, rispettoso delle procedure, critico nel modo giusto, mai dedito a sterili proteste, con il senso della gerarchia e, soprattutto, con una maniacale attenzione alla sicurezza del volo, di cui interpetava la razionale applicazione.
Nel 1983 - prosegue Giovanni Marchini - io ero appena stato nominato Capo-pilota del DC10, quando mi arrivo' l'incombenza di organizzare, sotto il profilo tecnico operativo, il viaggio in Centro America di Papa Wojtyla. Una cosa da far tremare i polsi perche' tutta la fascia dei paesi centroamericani non faceva parte della nostra rete abituale. Il volo avrebbe toccato i seguenti Paesi: Portogallo-Lisbona, Costarica-San Jose', Panama-Panama City, Nicaragua-Managua, El Salvador-Ilopango, Guatemala-Guatemala City, Haity-Port au Prince.
A quel tempo, in alcuni paesi come il Nicaragua ed El Salvador, vigevano regimi rivoluzionari appena usciti da uno stato di guerriglia. La stessa situazione, ma per motivi opposti, era in Guatemala, dove vigeva un regime militare golpista. Quindi, alle difficolta' operative, bisognava aggiungere quelle di carattere socio-politico. In azienda non c'erano esperienze pregresse su voli di tale complessità, anche sotto il profilo della scelta dei componenti dell'equipaggio che dovevano essere persone affidabili, prima sul piano professionale, quindi sul piano umano e personale. Gli equipaggi di tali voli avevano libertà di operare anche al limite delle norme ministeriali, quindi ben al di la' dei limiti sindacali: tutto ciò presupponeva che gli scelti fossero consapevoli di far parte di equipaggi speciali.
Facile mi fu la scelta, tra gli altri, di Gisberto Tinivelli, che, al di la' della stima personale e dell'amicizia, riassumeva in toto le peculiari caratteristiche.
I voli si alternarono con precisione cronometrica, come succede sempre con i voli papali.
Durante la permanenza del Papa nei vari luoghi per svolgere le funzioni religiose, per noi dell'equipaggio erano previste visite alle località caratteristiche del Paese visitato. Al ritorno dalla visita al Canale di Panama, essendo le strade intasate dal traffico dovuto alla visita del Papa, per non rischiare di fare tardi per il volo di ritorno a San Jose', la polizia che ci scortava ci fece percorrere l'autostrada contromano...
I voli si susseguivano da San Jose' dove avevamo fatto base, quindi la sera si tornava e, tutti, eravamo invitati a qualche party organizzato dalla locale Ambasciata o Rappresentanza di qualche grande azienda italiana.
Ricordo - aggiunge Marchini -, e la cosa ci colpi' moltissimo (colpi' soprattutto Gisberto che in quella tratta era ai comandi), che, arrivando in avvicinamento finale a Guatemala City, i festeggiamenti per l'arrivo del Papa si manifestavano in fuochi di artificio con qualche rischio, per noi, di essere colpiti. La sosta in Guatemala per noi fu entusiasmante: seppure in regime di aperta guerriglia, le Autorita' ci misero a disposizione un aereo Fokker 27 per andare nella giungla a visitare le vestigia della citta' Maya di Tikal. Fu una visita indimenticabile, tanto e' vero che, con Gisberto, la ricordavamo spesso; soprattutto ricordavamo la sua avversione a sali sulle piramidi per una non meglio esplicitata sofferenza per le...vertigini...
Nel volo di ritorno, verso Roma, vi fu la sosta ad Haity, e qui, durante l'atterraggio a Port au Prince, la folla che era in attesa del Papa ai bordi della pista ruppe le transenne e si precipito', correndo, verso l'aereo che era in corsa di decelerazione. Fortunatamente non accadde nulla di grave.»







Questo è un articolo pubblicato il 03-10-2012 alle 18:40 sul giornale del 04 ottobre 2012 - 3624 letture

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