Degrado, Sciamanna: ''Alcuni luoghi rasentano la vergogna''

Degrado 29/10/2012 - Ci abituano a convivere con il degrado. È molto pericoloso perché poi ci si assuefà e i comportamenti pubblici dei cittadini sono condizionati anche dall’ambiente. Se il degrado ci circonda il rispetto per la città si adegua. Il risparmio non deve significare alibi.


I diminuiti soldi dei contribuenti, da dovunque vengano – personalmente non credo ci sia alcuna differenza se statali, regionali o comunali – vanno spesi nella direzione giusta: nessuna famiglia si compra un’auto nuova se ha giusto i soldi per l’affitto, ma nessuna madre farà vivere il figlio nella sporcizia per risparmiare, non è solo una questione di stile, bensì di educazione. L’attenzione in questo caso si incentra sul capoluogo, in quanto al danno inferto alla qualità della vita, si aggiunge quello al turismo, quindi all’economia del territorio.
Lasciamo perdere i lavori abbandonati della frana della zona Ivancic, su cui occorrerebbe farsi domande (la ragione degli investimenti, a che punto sono i lavori, perché sono stati interrotti, perché, dopo i proclami, non sono ripresi, quale efficacia avranno sul creep e oltre i suoi confini, quali reali vantaggi porteranno?) che vadano a scavare nel tempo. A fronte di azioni capillari per l’estetica di alcune aree e in determinati momenti dell’anno, esistono le zone di degrado perpetuo o ciclico, su cui la provvidenza comunale non stende la sua ala: coltivazioni spontanee e protette di ortiche o mucchi di materiale alluvionale in attesa della buona volontà dei cittadini, forazze mancanti o perennemente intasate, graziate soltanto dalla ingrata clemenza della stagione estiva, ma che tendono un agguato con l’arrivo dell’autunno. Esperimenti involontari di botanica verticale a monocultura di muraiola a decorare muri e mura, cocomeri asinini sulle prode, strade che ignorano la manutenzione.
Alcuni esempi che rasentano la vergogna: il Pincio, gli accessi alla Rocchicciola reduce da un opportuno dispendioso restauro, la rocca (minimamente sollevata dallo stato di incuria dalle Notti blu della parte de sopra), l’”orto” di s. Rufino – e non si venga a dire che è di proprietà della parrocchia – “scoperto” dall’ascensore per il parcheggio C, ostenta una inguardabile piaga di cemento, i depositi dei piccioni sulle strade, in particolare sui vicoli e il dominio incontrastato degli stessi nella torre di piazza, vanamente restaurata, il parapetto stradale sotto il monumento, all’imbocco di via della Selva.
Allargando l’orizzonte verso la zona di espansione, transito per turisti diretti ad alberghi, i vani vuoti da decenni della cooperativa Fontemaggio, emblema dell’abbandono e dei ritardi di cui soffre tutta l’area, sentina e brodo di cultura di ogni sorta di malsania.
Altro tipo di degrado, in tal caso morale, che resta indigeribile al consesso democratico è l’uso aberrante della comunicazione scritta e soprattutto web, da parte della politica. Credo che ci sia un malinteso a cui si continua a dare spazio, sulla base di un equivoco. Coloro che fanno politica hanno il loro ambito per esprimersi: nella fattispecie il consiglio comunale. È lì che dovrebbero esporre le loro posizioni e prendere le decisioni. La stampa, in qualsiasi forma, valuta quello che accade e ne dà conto all’opinione pubblica, filtrando i fatti attraverso il punto di vista di chi scrive e, se lo ritiene necessario, richiede interpretazioni e chiarimenti. Tutt’al più i cittadini – è il caso di questo scritto – possono inviare messaggi di commento all’operato dei politici, i quali però devono rispondere con i fatti, con l’azione amministrativa, non con le chiacchiere personali. Devono essere le loro decisioni a parlare.
Invece si assiste sempre di più a dichiarazioni extrauterine (a proposito di quote rosa) autoreferenziali di maggioranza e opposizione sui fatti e sulle omissioni: attacchi e giustificazioni, inaugurazioni e concessioni, elargizioni e sottrazioni. Gli atti amministrativi, come delibere o ordinanze, sono argomenti da giunta e consiglio comunale, se i cittadini non se ne accorgono, significa che c’è qualcosa che non va e non è che mettendolo sul giornale o sui manifesti, direttamente la situazione si modifica.
Quindi ognuno svolga il proprio mestiere, che non è certo di portavoce di se stesso, e maggioranza e opposizione facciano parlare i fatti e attendano che sia la popolazione ad avere contezza del loro operato, tramite i giornalisti. A loro volta i giornalisti, per meri interessi di bottega, non si prestino a fare da cassa di risonanza alle esternazioni dei politici: il professionista dell’informazione è deontologicamente depositario di una verità mediana e questa deve, semmai, far valere di fronte a quella propalata dagli amministratori. Per far comprendere bene il mio pensiero – talvolta a leggere certe risposte mi viene da pensare che non mi sono fatto capire, cosa probabile – non suggerisco alcuna censura, né adombro l’intenzione di impedire l’uso di sistemi tecnologici digitali come i social network: ci sono e vanno usati perché sono il progresso. Semplicemente invoco una riflessione più accurata, pratica a cui gli amministratori, per definizione dovrebbero essere dediti, e limitare l’uso della libertà di parola all’indispensabile e, soprattutto, la comunicazione non sia fatta di proclami autoassolutori e vagliata scrupolosamente dalla stampa.


Nelle foto: degrado ad Assisi (foto Marco Francalancia)








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-10-2012 alle 19:13 sul giornale del 30 ottobre 2012 - 1461 letture

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Non sono certo alcune foglie autonnali davanti alla casa che fu dell'amato e rispettato professore Marcellino a certificare il degrado di Assisi. La novità rilevante dall'intervento del prof. Sciamanna va colta nell'attacco che fa per la prima volta anche all'opposizione.Conferma quindi la sua intenzione di scendere in campo alle prossime elezioni comunali.

daddo Utente Vip

01 novembre, 12:47
Non so chi tu sia mordicchio, ma apprezzo molto che tu dica qualcosa. Per questo mi permetto di correggere il tiro del tuo articolo: non me ne frega se Enrico vuole antrare in politica (personalmente me lo auguro) mi frega invece che qualcuno trovi il coraggio di interrompere e interrompa l'opprimente frastuono del silenzio.