Degrado, la replica di Lunghi: ''E' il momento di imparare a collaborare''

Antonio Lunghi 3' di lettura 02/11/2012 - Ho letto con interesse l'articolo che Enrico Scimanna ha scritto alcuni giorni or sono accompagnato da una serie di fotografie di Marco Francalancia che mettono in evidenza alcune situazioni di degrado presenti nel nostro territorio soprattutto nel centro storico di Assisi.


Sciamanna parte da un assunto: "Ci abituano a convivere con il degrado. È molto pericoloso perché poi ci si assuefà e i comportamenti pubblici dei cittadini sono condizionati anche dall’ambiente. Se il degrado ci circonda il rispetto per la città si adegua. Il risparmio non deve significare alibi."
Il punto fondamentale del ragionamento ruota su un concetto: lo stato nei suoi diversi livelli di organizzazione: statale, regionale, comunale, deve dare una risposta ad ogni problema che insorge nella comunità civile sia di ordine economico, sociale ed ambientale.
Ma questo assunto, caro alla cultura di sinistra, haimè non è più realistico vista la condizione di difficoltà in cui si trovano le istituzioni pubbliche. Uno stato capace di risolvere tutti i problemi della persona "dalla culla alla bara" non esiste più.
Occorre individuare risposte nuove, e quindi nuovi stili di vita, che non sono solo riduzione dei consumi di beni e servizi, che fino a poco tempo orsono erano considerati indispensabili, ma nuove pratiche di condivisione.
Inoltre oltre al degrado esistente occorre intravedere buoni esempi per poterne uscire. Occorre individuare nuove buone pratiche come il nostro popolo da secoli ha inventato.
Per esempio se voi andate a S. Maria degli Angeli in via E. Berlinguer a fianco l'asilo comunale esiste un grande spazio verde. Da un pò di tempo il gestore della piccola struttura esistente taglia regolarmente il pratino, tiene ben ordinato il giardino e svolge un ruolo di salvaguardia della zona. Certamente quel signore ha un vantaggio in quanto se tiene ordinato quello spazio i soui abituali frequentatori utilizzeranno la sua struttura in maniera più assidua. Il vantaggio dell'operazione sociale di questo lavoro è enorme: quello spazio da emarginato diviene frequentato e sicuro. Questo avviene senza scambio di moneta.
Da qui nasce un concetto che scaturisce dall'osservazione di questa piccola esperienza: un modo efficace per combattere la mancanza di risorse sia pubbliche che private è ridurre il ricorso alla moneta per ottenere beni e servizi.
Se fossimo capaci di organizzare la nostra vita quotidiana sfruttando di più il principio di reciprocità, metterlo più a sistema, potremmo gestire una parte significativa di servizi di cura, di assistenza ma anche di mestieri e competenze, senza ricorrere allo strumento monetario.
L'amministrazione pubblica non può assolutamente poter rispondere in maniera analoga a quel livello di qualità di manutenzione e controllo se non con costi oggi insostenibili da parte della Comunità.
Ma la politica anche in questa nuova situazione deve essere capace di dare una risposta che è quella di inquadrare queste nuove opportunità in termini pubblici secondo un iter amministrativo certo in cui è possibile sempre per lo stato avere l'ultima parola.
Ma non esiste solo questa situazione; nel nostro territorio ci sono già decine di esempi in tal senso.
Questa è una sfida importante a cui dobbiamo dare una risposta sia politica che amministrativa. Molte delle situazioni di degrado evidenziate da quelle fotografie potrebbero avere una risposta in tal senso e su questo dobbiamo lavorare come amministratori pubblici.
Per esempio al Parco Regina Margherita, è vero che esiste la necessità di una manutenzione straordinaria ma, dobbiamo dare atto che la Pro Loco di Assisi, tra mille difficoltà, è riuscita a mantenere aperta la struttura ed ha svolto un'azione di presidio determinante in questi ultimi anni.


da Antonio Lunghi
Vicesindaco del Comune di Assisi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-11-2012 alle 13:00 sul giornale del 03 novembre 2012 - 1049 letture

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