Greccio, patria del presepe vivente di San Francesco d'Assisi

Presepe vivente Greccio 5' di lettura 05/11/2012 - Sono passati quasi ottocento anni da quando, nel 1223, Francesco d’Assisi rievocò la natività di Gesù nella piccola cittadina reatina di Greccio realizzando, di fatto, il primo presepe vivente della storia. Eppure, nonostante gli otto secoli che ci separano da allora, il presepe mantiene intatto il suo fascino che, per secoli, si è tramandato di generazione in generazione diffondendosi in moltissime parti del mondo.

Fonti francescane narrano che Francesco amasse in particolar modo l’eremo di Greccio, una stroardinaria fusione di architettura e natura, dove i frati erano “virtuosi e poveri”. Un santuario dove Francesco amava rifugiarsi per le sue solitarie ascesi e che ispirò la costruzione della “nuova Betlemme”, rievocando la natività di Gesù nella notte di Natale del 1223 con l’aiuto del Nobile Signore di Greccio Giovanni Velita.
Proprio per ricordare e rievocare l’istituzione francescana, ogni anno Greccio si fa essa stessa teatro rievocando la rappresentazione storica del primo presepe del mondo. La rievocazione, uno spettacolo suggestivo e unico nel suo genere, da non confondersi con la miriade di presepi popolari, vede la partecipazione di personaggi in costumi medievali ed è realizzata in sei quadri viventi.
Una spettacolare scenografia, un ottimo gioco di luci, la devozione degli interpreti, unitamente alla bellezza ed alla natura del luogo, rendono questa manifestazione, oltre che unica, anche molto suggestiva. Numerosi visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero seguono ogni rievocazione, portando con loro, al momento del ritorno a casa, una parte di storia francescana e un augurio di poter tornare a Greccio, magari in compagnia di amici e parenti, per poter vivere, insieme con loro, un momento di profonda fede cristiana e ammirare uno spettacolo unico al mondo che ha contribuito a fare di Greccio e del suo santuario francescano uno dei 754 siti dichiarati dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

La storia della “nuova Betlemme”
Scena prima.
1246. I frati francescani di Greccio tornano al loro romitorio dopo la dura giornata di lavoro nei campi, non prima di essere passati nella chiesetta del borgo per la consueta preghiera della sera. A distanza di venti anni dalla morte del santo Francesco di Assisi, Frate Leone, primo suo compagno insieme a frate Angelo e frate Ruffino, è incaricato dal Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, di compilare una sintesi degli episodi della vita del Beato Padre. Il piccolo borgo di Greccio, si anima. Le case si illuminano ed i giovani festeggiano in taverna mentre popolani e bambini accorrono in piazza. I tre frati, uscendo dalla chiesa, si fanno incontro alla popolazione del borgo e conversano con gli abitanti.
Scena Seconda.
Frà Silvestro e Frate Egidio raccontano come Francesco fu accolto ed amato dai grecciani, definita da lui stesso, “gente rozza e selvaggia”. Frate Leone, dietro richiesta dei grecciani, racconta uno dei tanti episodi della vita di Francesco nel luogo di Greccio “l’incontro con un bimbo e del leprotto preso vivo al laccio”…
Il serafico Padre Francesco appena giunto a Greccio, intorno al 1209 trovò rifugio, per lui e per i suoi confratelli, presso un romitorio posto in una zona impervia a 1200 metri di altezza sul Monte Lacerone chiamata “La Cappeletta”
Scena Terza.
Il Signore di Greccio, Giovanni Velita con i suoi araldi, fanno visita a Francesco sul Monte Lacerone. Costui prega il frate ed i suoi confratelli di scendere al borgo per vivere più vicino alla gente e portare la parola di Cristo.
Francesco accoglie la supplica ma prima intona un canto di lode al Signore. Prenderà a sua dimora un luogo scelto dalla volontà divina: un tizzone acceso lanciato dalle mani di un fanciullo indicherà il punto preciso.
Scena Quarta.
Novembre 1223. Su preghiera della nobildonna Jacopa dei Settesoli e del Cardinali Ugolino, Papa Onorio III riceve alla corte papale in Roma Francesco ed il suo gruppetto di fraticelli. Il poverello di Assisi ormai quasi cieco, dopo aver contratto in Oriente una grave malattia agli occhi, chiede l’autorizzazione alla predicazione del Vangelo e la bolla papale che riconosca le norme di vita dei frati raccolte in una Regola scritta dal Santo e dettatagli dal Signore stesso a Fonte Colombo, nei pressi di Rieti.
Francesco richiede, inoltre, l’autorizzazione per realizzare un presepe a Greccio in una grotta del tutto simile a quella di Betlemme che ricordi la povertà in cui nacque il Bambino Gesù. Il Papa accoglie la prece e consegna la tanto sospirata Regola Bollata “Solet Annuere” a Francesco.
Scena Quinta.
Di ritorno al borgo di Greccio, Francesco malridotto ma felice, incontra Giovanni Velita. Costui interroga il santo uomo sulle vicende romane e promette di aiutarlo a realizzare il presepe che verrà allestito proprio la notte di quel Natale del 1223. La grotta dove Francesco si raccoglieva sempre in preghiera, verrà animata dalla presenza dell’asino e del bue, mentre una povera mangiatoia accoglierà il bambinello Gesù.
Scena Sesta.
Madonna Alticama, moglie di Giovanni Velita, ha confezionato con le sue proprie mani un’immagine del bambino. All’annuncio dell’araldo, tutti gli abitanti di Greccio in quella notte santa, si preparano alla processione che condurrà alla grotta per venerare Gesù nell’umile mangiatoia.
Il bambinello sembra prendere vita tra le braccia di Francesco il quale con gioia ineffabile ed indicibile comunica alla gente lì riunita che Gesù, con il suo grande amore, nacque in una fredda sera come quella di Greccio, in quella stessa povertà, per la salvezza di tutti noi.
Da quella sera Greccio divenne la nuova Betlemme!


Per maggiori informazioni:
www.prolocogreccio.it
www.presepedigreccio.it






Questo è un articolo pubblicato il 05-11-2012 alle 05:27 sul giornale del 05 novembre 2012 - 3546 letture

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