ANSO: 'DDL diffamazione fatto solo per tenere giornalisti ed editori sotto scacco'

ANSO - Associazione Nazionale Stampa Online 24/11/2012 - Tutto cambia affinché nulla cambi. La celebre frase gattopardesca oramai è superata. Per mantenere sotto scacco editori e giornalisti, la politica oggi sceglie di cambiare in parte per peggiorare il tutto. E soprattutto senza ascoltare nessuno. Senza coinvolgere nessuna delle parti in causa. Assurdo.

ANSO comprende le ragioni dello sciopero proclamato (ed al momento rinviato) dalla FNSI e condivide le preoccupazioni di molti in merito al futuro dell’informazione in Italia. Per questo si augura che lunedì in Senato il ddl venga definitivamente abbandonato e auspica che il voto segreto richiesto dal PD abbia questo obiettivo.

La cosa migliore è azzerare tutto, evitando il rischio di danni maggiori, ricominciando da capo per studiare un testo di legge degno di questo nome e che sia condiviso da tutti gli attori in causa. E il rischio incombente per la libertà di stampa e la democrazia è stato rilevato a ragione anche dall’Unione Europea.

In queste settimane ANSO si è prodigata per sensibilizzare in questo senso diversi membri del Senato e l’attività continua assidua in queste ore: affinché non vada in porto un’operazione che metterebbe a rischio la libertà di stampa e, nel caso dell’informazione digitale, il futuro stesso di numerose testate locali.

Si vuole abolire la detenzione per i direttori responsabili - che sono in primis giornalisti, non dimentichiamolo, mentre nulla viene fatto per tutelare i ‘giornalisti di fanteria’, che scrivono l’articolo.

Il ddl “Salva Sallusti” fin dall’inizio ha presentato gravi lacune e, soprattutto, appare figlio dell’ossessione di proteggere i poteri forti dalle incursioni giornalistiche.
Ora l’emendamento ‘salva direttori’ sembra l’ennesimo elemento di iniquità di un testo che non ha neppure ragione di essere votato. Se devono essere salvi dal carcere i direttori ciò deve valere anche per i giornalisti.

La diffamazione è un reato, nessuno obietta questo. Ma la legge deve essere giusta, equilibrata e deve tutelare tutte le parti. Le sanzioni previste sono fuori da ogni logica e lontane dalle possibilità economiche reali di chi lavora nel settore dell’informazione.
Fatti salvi i grandi editori o le grandi firme del giornalismo.

Ma soprattutto: chi difende il querelato a fronte di un’ingiusta querela, quando quest’ultima viene fatta a fini intimidatori? La querela facile mette sotto scacco il giornalista che deve riflettere due volte - chi non pensa alle sanzioni esorbitanti e al rischio della galera - prima di scrivere ciò che ha scoperto, o semplicemente nel fare il suo mestiere di cronista.

ANSO ritiene corretta una soluzione che veda inserito nel disegno di legge un emendamento per sanzionare - con la stessa cifra richiesta da chi ha sporto querela - anche chi usa la querela come strumento di minaccia o di ricatto. D’altronde, se il motivo della querela non sussiste, sembra giusto che il querelante paghi le spese processuali e si faccia carico dei danni arrecati al giornalista querelato ma dichiarato innocente: anche lui ha subito un torto, ha speso tempo e soldi per difendersi da un’accusa inesistente, ha subito pressioni psicologiche non indifferenti.

Nessuno nega che il reato di diffamazione debba essere punito, ma sarebbe a nostro parere opportuno prevedere un deterrente, affinché la querela non sia sistematicamente utilizzata come arma di ricatto.






Questo è un articolo pubblicato il 24-11-2012 alle 10:40 sul giornale del 26 novembre 2012 - 1106 letture

In questo articolo si parla di internet, anso, libertà

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/GrW


Qualche mese fa una giornalista di uno dei nostri giornali ha ricevuto una querela per diffamazione. Due settimane fa il GIP ha deciso di chiudere la vicenda senza nessuna conseguenza, non c'è stata alcuna diffamazione.
Risultato: Edizioni Vivere deve pagare alcune centinaia di euro all'avvocato che ci ha difeso.

Se qualcuno volesse far chiudere i nostri giornali sarebbe sufficiente che ci inviasse decine di querele, anche infondate, il risultato sarebbe comunque lo stesso.

Penso sia una ulteriore perdita di democrazia in questo Paese,già devastato socialmente,adesso si vuol far tacere ed intimorire ulterirmente la libera informazione!Avete tante armi(nel senso metaforico!)per poter contrastare questo Ddl...usatele!!!

Michele, come ti capisco; le tue sono parole "sante".
Questa è la nostra sempre più "povera" Italietta.

La proposta della richiesta di risarcimenti pari alla cifra della querela mi pare un ottimo compromesso.
E non intaserebbe le aule dei tribunali, perchè una volta emessa la sentenza di nullitè della diffamazione automaticamente ci sarebbe, da parte del diffamante, l'obbligo di pagare tutte le spese.
Ma onestamente credevo che già ci fosse, nel nostro sistema giudiziario.
Se ne impara sempre una nuova (e sempre una peggiore): sarei curioso di sapere quante cause inutili sono state intentate in questi anni, e che "intasamento" ha creato nei tribunali....e che effettivi guadagni ha comportato.
Questa si sarebbe una bella inchiesta, anche abbastanza rapida mi sa.

Siamo in Italia, non siamo negli Stati Uniti d'America, dunque nessuno si meravigli, quando si capita sotto la mannaia della legge, anzi meglio sarebbe dire dei giudici, non ci sono mai vincitori:
tutti hanno perso, nello specifico ci sarebbe da vergognarsi di una simile "legge".