Al teatro di Ancona il racconto di come Assisi sconfisse il nazismo

3' di lettura 28/02/2013 - La sala gremita del teatro Le Muse di Ancona ha decretato con un lunghissimo applauso finale il successo della prima dello spettacolo teatrale “Nel Nome di Lea”, scritto da Paolo Mirti, con l’attrice Sara Armentano come protagonista ed il commento musicale di Massimiliano Dragoni. Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia teatrale ATMO di Bastia Umbra, è andato in scena su iniziativa del Comune e della Comunità Ebraica di Ancona.

Una forte emozione ha avvolto gli spettatori, grazie alla straordinaria interpretazione di Sara Armentano e all’intenso contributo musicale di Massimiliano Dragoni.
“Nel nome di Lea” è la storia dei 300 ebrei rifugiati in Assisi che tra il 1943 e il 1944 riuscirono a scampare alla deportazione nazista grazie all’opera di un comitato clandestino formato da persone di diverse convinzioni politiche e religiose.
In quei drammatici giorni nacque infatti in città una vera e propria organizzazione clandestina di soccorso agli ebrei, coordinata dal Vescovo Monsignor Giuseppe Placido Nicolini e dal giovane Sacerdote Don Aldo Brunacci, nella quale erano attivi anche Padre Rufino Niccacci, guardiano di S. Damiano, ed i tipografi comunisti assisani Luigi e Trento Brizi .
L’opera teatrale che è stata presentata alle Muse è il racconto( tutto basato su testimonianze e documenti storici) di quei fatti visti con gli occhi di una donna, Lea, giovane ebrea rifugiata ad Assisi all’epoca dei fatti ed oggi anziana signora impegnata in un’unica missione: non far dimenticare questa storia.
La protagonista dell’opera è ispirata alla figura di Graziella Viterbi, sul cui racconto è basato il testo. La famiglia Viterbi arrivò ad Assisi dopo l’8 settembre 1943. Emilio Viterbi, professore universitario padovano espulso a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, aveva due figlie, Grazia di 14 anni e Mirjam di qualche anno più piccola.
Questo è anche il racconto della tragedia che colpì la loro come le altre famiglie ebree italiane dopo l’emanazione delle leggi razziali. Una lenta ma inarrestabile discesa verso gli inferi.
I principali artefici della salvezza degli ebrei ad Assisi sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” ed i loro nomi compaiono nel Giardino dei Giusti allo Yad Vashem di Gerusalemme.
Della loro storia si è occupata la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, la Fondazione creata dal regista Steven Spielberg allo scopo di raccogliere le testimonianze di tutti i sopravvissuti all’Olocausto e dei loro salvatori.
Lo spettacolo Nel Nome di Lea è arricchito dalle splendide immagini messe a disposizione dal "Museo della Memoria, Assisi 1943-1944" realizzato dall'Opera Casa Papa Giovanni (Fondazione della Diocesi di Assisi-Gualdo Tadino-Nocera Umbra), curato da Marina Rosati; ed allestito presso la Pinacoteca comunale (Palazzo Vallemani, via San Francesco).
“Ad Assisi - sottolinea Paolo Mirti - il coraggio e l’umanità di alcune persone hanno sconfitto il nazismo. Per questo dobbiamo continuare a raccontare questa storia. Proprio come fa Lea. Per commuoverci certo, ma anche per riflettere sul senso delle nostre azioni e sul peso delle nostre omissioni”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-02-2013 alle 01:25 sul giornale del 28 febbraio 2013 - 784 letture

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