Centro storico, Pettirossi: ''No a città museo. Sì a innovazione, cultura e partecipazione''

Simone Pettirossi 4' di lettura 17/01/2015 - Nell'incontro partecipativo sul “Quadro Strategico di Valorizzazione del centro storico”, strumento previsto dalla l.r. 12/2008, sono emerse molte sollecitazioni interessanti e anche un "refrain" polemico: il ritardo.

Le lamentazioni sono comprensibili, perché effettivamente ci sono problemi e proposte di cui si discute ormai da decenni: spopolamento demografico, depauperamento di attività e di servizi, trasferimento degli istituti scolastici, problematiche del traffico e dell'accessibilità, connessione tra le Rocca e il centro, collegamenti con il resto del territorio, mobilità alternativa, ecc.
Ma il ritardo più grave, a nostro avviso, non è rispetto al passato ma rispetto al futuro.
Per rilanciare Assisi è necessario far diventare la nostra "città storica" un luogo più dinamico, più vivibile, più aperto, più accessibile, più interconnesso, più interattivo, più “social”, più intelligente, più capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e dei visitatori di oggi, in una parola oggi in voga più "smart".
In questi anni abbiamo avanzato diverse proposte che vanno in questa direzione affrontando vari temi: fibra ottica, polo tecnologico, mobilità alternativa ecologica, messa a valore patrimonio, accessibilità, energie rinnovabili, luoghi di aggregazione reali e e virtuali... Ma di proposte se ne possono fare centinaia. Proprio per questo anche una riunione come quella di ieri, imposta dalle normative regionali, rappresenta un'occasione preziosa di confronto tra soggetti qualificati della città.
Alcuni dei problemi di Assisi infatti affliggono anche altre città storiche italiane, che troppo spesso si sono limitate a fare "memoriale" delle glorie antiche (spesso purtroppo "mal salvaguardate"), piuttosto che guardare avanti e costruire cultura e identità nuove e più contemporanee.
Riteniamo che sia fondamentale alzare l'asticella e coniugare il passato col futuro.
Prendiamo spunto da quello che hanno fatto le città più innovative d'Italia e d'Europa, a partire da Matera che è diventata Capitale della Cultura col progetto "open future", definito "visionario" dai commissari, visto che in una realtà isolata dal punto di vista geografico e infrastrutturale come quella, ha avuto l'ambizione di puntare tutto sull'innovazione, sulla trasparenza, sul software libero, sulle reti virtuali, sulla partecipazione dal basso.
Come trovare i soldi per investire e innovare?
Indichiamo alcune strade:
1) diminuire gli sprechi della macchina burocratica, investendo in efficienza energetica, digitalizzazione, software libero, reingegnerizzazione dei processi, valorizzazione del merito, trasparenza e riducendo gli sprechi e le spese inutili, diminuendo drasticamente incarichi e consulenze esterne;
2) accedere direttamente ai finanziamenti europei, sviluppando una efficace attività di progettazione, e reperire risorse aggiuntive al Bilancio con una azione costante e strutturata di "found rising";
3) realizzare interventi innovativi e di altissimo livello qualitativo che riescano a coinvolgere partner privati e pubblici nazionali e internazionali, condividendo gli sforzi economici e progettuali tra pubblico e privati, a vantaggio degli investitori e della collettività.
Per rilanciare Assisi ci vuole coraggio e scegliere una direzione chiara.
Non è un'impresa facile, perché quando si decide veramente non tutti sono contenti:
> per aiutare gli imprenditori che rinvestono in innovazione e qualità (energie alternative, mobilità, poli tecnologici, artigianato e commercio di qualità, ecc,), facendogli pagare meno tasse, forse è necessario chiedere di più a quelli che i profitti li tengono nel cassetto o che hanno approcci solo speculativi;
> per abbassare le tasse ai cittadini che aiutano a mantenere vivi i centri storici, abitandoli, forse dobbiamo chiedere di più a quelli che puntano solo alla rendita o che immobilizzano patrimoni senza reinserirli nel mercato e facendoli deperire;
> per dare una mano a chi contribuisce a tenere pulito il verde pubblico o il vicolo davanti casa, ad esempio applicandogli una TARI agevolata, forse sarà necessario chiedere di più a chi invece sporca e non fa la differenziata danneggiando tutta la comunità.
Gli esempi potrebbero essere tanti...
Quello di cui siamo convinti è che Assisi o cambia o muore. Non che sparisca, ci mancherebbe. Ma se non cambia c'è il rischio altissimo che fra un po' di anni sarà diventata irreversibilmente una "città museo", una "città vetrina", una "città sepolcro", perdendo completamente la sua caratteristica di "civitas", cioè di luogo abitato e vissuto dai "cittadini".
Costruiamo una "nuova Assisi" più #open, più vivibile e più innovativa.

da Simone Pettirossi
Capogruppo consiliare Pd Assisi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-01-2015 alle 02:21 sul giornale del 17 gennaio 2015 - 752 letture

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