Urbanistica, la denuncia di Paoletti: ''Per gli uffici non tutti sono uguali''

Leonardo Paoletti 2' di lettura 05/03/2015 - Nei giorni scorsi ho presentato una mozione, che verrà discussa nel prossimo consiglio comunale, per dirimere definitivamente, a mio avviso, un abuso che gli uffici comunali del settore Urbanistica perseguono con determinazione e convinzione.

Trattandosi di materia urbanistica, e comprendendo la specificità e la difficoltà della materia, proverò in queste poche righe ad essere chiaro esplicitando quanto più possibile la problematica invitando sin d’ora i cittadini, qualora fossero interessati al problema, ad essere presenti nel consiglio comunale che si terrà nei prossimi giorni e mettendomi sin d’ora a disposizione per dare ulteriori delucidazione anche personalmente.
E’ noto, soprattutto agli addetti ai lavori, che i titoli abilitativi (SCIA e PdC) prodotti dagli uffici urbanistici, vengono sempre rilasciati ai cittadini che ne hanno diritto salvaguardando i diritti dei terzi, frase riportata sul retro di ogni autorizzazione e titolo abilitativo.
Ciò a significare, ovviamente, che l’autorizzazione è valida sino a quando non viene leso il diritto del vicino, ma soprattutto con tale frase il Comune, e quindi gli uffici competenti del settore urbanistica, declinano ogni eventuale propria responsabilità nel caso vengano lesi i diritti di un eventuale vicino/confinante. E sino a qui il tutto risulta corretto e lineare.
Lo è meno quando gli stessi uffici urbanistici, oltre a citare tale frase nel titolo abilitativo, chiedono al cittadino di produrre liberatoria da parte del vicino/confinante, al quale potrebbe essere leso un diritto, favorendo e tutelando, così in questo caso, un solo soggetto (il vicino/confinante) e danneggiando l’altro (il richiedente del titolo abilitativo).
Tale invasione di campo in materia legale, da parte degli uffici urbanistici, rappresenta un abuso da parte di coloro che dovrebbero attuare le varie normative afferenti all’urbanistica e non al codice civile, al quale fanno riferimento altre categoria di professionisti: gli avvocati.
Ma non basta. Ad aggravare la situazione è il fatto che gli stessi uffici non chiedono tale liberatoria da parte dei vicini/confinanti all’avente diritto in tutti i casi ed in tutti i rilasci autorizzativi, ma bensì arbitrariamente quando ritengano sia necessario, commettendo così una grave disparità di trattamento tra cittadino e cittadino (in riferimento potrei portare come esempio molti casi di disparità, anche personali).
Il caso di specie deve essere affrontato con molta serietà e trasparenza perché rischia di innescare un meccanismo di trattamento dei cittadini non propriamente uguale per tutti. Credo sia indispensabile fare chiarezza su tale vicenda, o viene eliminata la frase di rito che deresponsabilizza gli uffici, o non si pretenda la dichiarazione di cui sopra. La mozione, mi auguro, aiuti a prendere una decisione chiara che tuteli alla pari tutti i cittadini.

da Leonardo Paoletti
Consigliere comunale Assisi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-03-2015 alle 00:21 sul giornale del 05 marzo 2015 - 696 letture

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