Da Oswiecim ad Auschwitz e ritorno, il diario della memoria raccontato dagli studenti

4' di lettura 19/06/2015 - Martedì 9 giugno si è svolta a Santa Maria Degli Angeli, nell'Auditorium dell'Istituto Comprensivo Assisi 2, lo spettacolo teatrale: “Da Oswiecim ad Auschwitz e ritorno, Diario di bordo di un'esperienza da raccontare”, proposto dagli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria di 1° grado “Galeazzo Alessi”.

È l'ultimo atto, per il 2015 del progetto pluriennale “Giovani Memoria Luoghi” che la sezione didattica dell'Istituto per la storia dell'Umbria contemporanea propone da tempo alle scuole secondarie della regione. Più che un saggio di fine anno l'iniziativa costituisce il rispetto di un impegno assunto dai ragazzi alla vigilia di un loro viaggio di sei giorni nella cittadina polacca, alla cui periferia subito dopo l'occupazione tedesca venne allestito il campo diventato simbolo della negazione di ogni diritto umano.
Nel mondo globalizzato, in un'Europa dei cittadini ancora da costruire, assume un'importanza fondamentale il fatto che giovani studenti di nazionalità diverse si incamminino insieme dentro percorsi finalizzati alla scoperta dei Diritti e dei Doveri; la legalità attiva è infatti condivisione di regole pattuite e partecipate che attraversano le diverse provenienze culturali.
Auschwitz costituisce nella cultura occidentale il segno concreto più ponderoso di un secolo, quello passato, appesantito da un tempo che vide il sonno della legalità e dei fondamentali diritti dell'uomo; frequentare quel luogo mostra in tutta la sua drammaticità quel sonno. Eppure prima o poi è utile riattraversare quel luogo, per imparare ­ adulti ed adolescenti insieme ­ a ricordare. Nell'aprile scorso, allorché un nutrito gruppo di ragazzi assisiani, coordinati dal Dirigente Scolastico Debora Siena, raggiunse Oswiecim, ospitati dalle famiglie di coetanei polacchi del Miejskie Gimnazjum nr 2, il patto educativo era: racconta ciò che vedi.
Lo spettacolo teatrale che è andato in scena non è il racconto di un pellegrinaggio, ma il montaggio di riflessioni attorno ad un tessuto sociale spazzato via dalla furia nazista, che ha saputo ricomporsi, trasformando in risorsa – come notano i giovani testimoni durante la rappresentazione scenica ­ quelle permanenze tragicamente note: molti genitori dei ragazzi polacchi lavorano oggi presso il Museo di Auschwitz e molti altri alla IG Farbel, industria chimica presso cui, verso la fine del 1944, lavorò anche Primo Levi. Il racconto­testimonianza si apre con una corale riflessione sul carattere dei polacchi, così come è stato colto dai ragazzi, per proseguire con immagini di ciò che resta in città della cultura e della religione degli ebrei, spazzati via dall'occupazione tedesca del 1939.
Il dramma di un popolo è reso dalla storia di un tredicenne ebreo catturato ad Oswiecim dai tedeschi e trasferito al campo; ne uscì diciassettenne, tornò a casa, irrimediabilmente vuota e trascorse tutta la vita fra quelle mura, senza uscire mai: i concittadini, cattolici, provvidero al suo sostentamento. Ora quell'edificio ospita un circolo culturale per i ragazzi della cittadina. Originale è anche il racconto di Birkenau.
Nello spettacolo i giovani autori evitano di proporre le immagini canoniche di quel luogo (baracche, fili spinati, binari...); utilizzando soltanto i primissimi piani dei loro sguardi di fronte ad una realtà che faticano a comprendere di cui però percepiscono tutto il peso: “specchi dell'anima”, appunto. Il lavoro si chiude con un'immagine: un piccolo bruco da cui una farfalla colorata vola via al di là di fili elettrificati. Metafora esplicita e fresca dei cambiamenti che ha prodotto in ciascuno di loro una esperienza forte ma come dicono nel titolo, “da raccontare”. Un percorso a ritroso e di andata e ritorno. Partire da Oświęcim per andare ad Auschwitz. Partire dalla società percepita oggi dai ragazzi per cercare nel passato risposte a parecchie domande che il presente pone loro; e tornare al presente con qualche risposta in più. L'iniziativa che rientra nel Progetto “Cittadinanza attiva e partecipata” della scuola, è stato condotto dalle insegnanti Roberta Gorietti, Anna Masciotti, Daniela Bartocci, Maria Crostek, Fausta Grisanti.
L'ultima casa
Non è stato facile attraversare quel cancello per me che comunque sono una persona libera.
Immagino, per tutte le persone che ci sono passate da deportati, un vuoto dentro… immenso!
Non riesco però ad immaginare il dolore di una mamma che ha perso il proprio figlio,
il dolore di un bambino che ha perso i propri genitori e così la sua famiglia,
il dolore di un uomo che ha perso la libertà.
Chissà quanti sogni, quante idee, quanti affetti sono entrati ma mai più usciti.
Chissà quante persone sognavano di tornare in libertà, di ritornare nelle loro case
senza immaginare che per molti, quella, era l'ultima casa.
Di Gaia Feliziani








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2015 alle 03:57 sul giornale del 19 giugno 2015 - 1071 letture

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