Cst di Assisi, lettera degli ex dipendenti: ''Ecco tutta la verità''

Centro studi sul turismo di Assisi 3' di lettura 03/07/2015 - Stefania Berardi, Miriam Berretta, Anna Boccioli, Paolo Desinano, Oderisi Nello Fiorucci, Maria Stella Minuti e Stefano Poeta sono gli ex dipendenti del Centro Studi sul Turismo firmatari di una lettera “al veleno” consegnata in queste ore alla stampa per raccontare “la verità” sulla situazione del Cst. Riportiamo di seguito il contenuto integrale della lettera.

«Venerdì 26 giugno il neoconsigliere regionale Claudio Ricci, e ad oggi sindaco di Assisi, ha annunciato la presentazione di una mozione al consiglio regionale per evitare la chiusura e rilanciare il Centro internazionale di studi sul turismo di Assisi (Cst), di cui il Comune di Assisi è socio ordinario. Nella mozione si sottolinea, tra l'altro, come il Cst abbia già provveduto ad una “ottimizzazione dei costi” nonché ad una “forte riduzione del personale”.
Per fornire una completa informazione, riteniamo opportuno riassumere i fatti che hanno contraddistinto la vicenda del Cst di questi ultimi anni.
Dal 1991 al 2008 il Cst, tra le altre attività, ha fornito un decisivo supporto ai corsi universitari sul turismo che l’Università di Perugia aveva localizzato in Assisi, grazie alla presenza permanente di un nucleo di docenti-ricercatori (costituito nell’anno 1985) che ha fornito le conoscenze e le competenze necessarie per l’istituzione e l’esercizio dei predetti corsi di laurea e che ha portato il Cst, come ricorda Ricci, a rappresentare “un valore regionale e nazionale avendo, sin dalla metà degli anni Ottanta, costituito un punto di riferimento, anche internazionale, per la formazione nel settore turistico”.
Dopo la fuoriuscita dell’Università di Perugia dalla compagine sociale del Cst, avvenuta nel 2008, il personale del Centro Studi ha attraversato un lungo periodo di incertezza e disagio culminato, nella primavera 2014, nel licenziamento di tutti i docenti-ricercatori e di alcuni tecnici-amministativi. Quindi, laddove si parla di “ottimizzazione dei costi” e “forte riduzione del personale”, occorre ricordare che di licenziamenti si tratta.
Va inoltre sottolineato che, ad oltre un anno dal licenziamento, ai dipendenti non sono state ancora corrisposte diverse mensilità né tantomeno il trattamento di fine rapporto e che l’accordo stilato nel novembre 2014 tra il Cst e gran parte dei dipendenti licenziati, che prevedeva un pagamento dilazionato delle suddette spettanze, è stto disatteso unilateralmente dallo stesso Cst dopo appena un mese.
Considerando tali vicende, riteniamo quindi quantomeno sconcertante che chi era di fatto socio di riferimento del Cst in quanto sindaco di Assisi, e dunque a conoscenza di questi fatti, si avveda solo ora della situazione del centro ed interpelli l’istituzione regionale.
Tanto più sconcertante appare poi la mozione di Ricci, non comprendendosi con quali risorse il Centro, ormai svuotato di tutte le sue “dotazioni immateriali” e cioè del personale depositario di conoscenze e competenze acquisite in oltre 25 anni di attività nel settore turistico, possa contribuire allo sviluppo di “progetti regionali” sul turismo.
Riteniamo, quindi, che chiunque voglia prendere in considerazione la preannunciata mozione di Ricci al consiglio regionale debba essere messo in grado di valutare, senza omissioni, l’intera vicenda e debba conoscere la reale situazione del Centro Studi».






Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2015 alle 16:31 sul giornale del 04 luglio 2015 - 1603 letture

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