Assisi Mia: il turismo vuole una Città viva e divertente

3' di lettura 27/05/2020 - In questi giorni più volte abbiamo parlato di turismo esperienziale, perché è concetto con il quale devono fare i conti tutte le città che basano il proprio PIL sull’economia dell’accoglienza. Tutti gli studi dicono che è in forte crescita.

Di che si tratta? Sintetizzando molto: il viaggiatore in cerca di esperienze chiede prima di tutto relazioni sociali, cose da fare, interazione con il territorio, cioè con le bellezze dell’ambiente, vuole entrare in contatto con le abitudini e con le tradizioni del luogo.

Vuole fare cose, immergersi nel contesto, mettersi nei panni della gente del posto.

Non si accontenta solo di vedere, di visitare, desidera interagire.

Sarebbe un cambiamento molto impegnativo per una città come Assisi, dove l’ospitalità avviene secondo relazioni nette e separate: NOI (commercianti, residenti, albergatori, eccetera) e VOI (viandanti, pellegrini, ciclisti, turisti).

NOI da una parte e VOI dall’altra, di una invalicabile barriera psicologica.

NOI vi mettiamo in vetrina le nostre cose e VOI se volete le comprate. NOI residenti vi guardiamo con distacco mentre VOI passeggiate, fate rumore, sporcate, usate i nostri servizi, guardate le nostre bellezze. VOI ci usate, ma ci consentite un certo benessere economico.

Poi, di solito verso sera, ve ne andate con un bagaglio di emozioni belle e brutte. Magari non avete conosciuto nessuno di NOI, avete scambiate due chiacchiere solo con camerieri e commercianti, non sapete affatto cosa facciamo di solito. Vi chiedete: come si vive in Assisi in inverno quando non c’è nessuno?

Il turismo esperienziale invoca un NOI più espanso, più grande: un NOI INSIEME.

È esigenza di relazioni e di vita. Non più visitatori-osservatori, ma attori.

Non ci si accontenta più di un bottino intellettuale di belle cose, di arte e di nuove nozioni, si vuole essere dentro alla narrazione quotidiana di quella città.

D’altronde è quanto desideriamo anche noi quando diventiamo a nostra volta turisti.

Una città diventa perciò attrazione turistica se vive di vita intensa ed emozionante, se è popolata da persone che hanno cose da dire e da proporre.

È la città dove si sta bene perché c’è una bella atmosfera, una buona integrazione fra le generazioni e le culture, è tecnologicamente avanzata, dotata di rete internet facilmente fruibile, rispettosa dell’ambiente, in cui ci si muove con mezzi poco inquinanti, ricca di spazi per le famiglie e per l’infanzia, è una città in cui è agile l’accesso ai sistemi informativi, alle risorse culturali (biblioteche, mediateche, musei) e mostra una diffusa disponibilità ad accogliere, è caratterizzata da cortesia e gentilezza: dai vigili urbani ai commercianti, dalle strutture ricettive fino al singolo cittadino.

È per questo che una città senza abitanti è destinata a non essere attrattiva, con gravi sofferenze per l’economia.

Va da sé, quindi, che la priorità di ogni governo cittadino da qui in avanti dovrà essere il ripopolamento del centro storico, vero polo di attrazione del territorio.

E va da sé che necessita un cambiamento di rotta molto sostanziale e riguarda tutti, dai politici ai dipendenti pubblici, dagli imprenditori a chi ci abita.

Non si intravvedono molte alternative se non la decadenza definitiva a città santuario, con folle mordi e fuggi, poco esigenti, desiderose solo di un’esperienza: l’intercessione miracolosa del Santo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-05-2020 alle 10:35 sul giornale del 28 maggio 2020 - 187 letture

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