Bastia Umbra: aborto, PD, "Regione anacronistica, confusa. Confondono anche la pillola del giorno dopo e quella abortiva"

4' di lettura 24/06/2020 - Domenica a Perugia, donne e uomini sono scesi in piazza per protestare contro il provvedimento recente della giunta leghista in Umbria, che ha deciso lo stop all’aborto farmacologico in day-hospital revocando una delibera regionale del 2019.

Una scelta della Giunta Regionale anacronistica, spesso motivata da ragioni poco chiare e confuse, che demarcano una scarsa conoscenza in materia. Abbiamo, infatti, ascoltato personalità umbre di rilievo che siedono tra le fila del centro destra confondere la pillola del giorno dopo con la pillola abortiva, la RU486. I contraccettivi d’emergenza ormonali agiscono solo prima dell’ovulazione, impedendo che avvenga la fecondazione. Per questo non possono e non devono essere confusi con la RU486, che agisce quando la gravidanza è già in corso. Chiaramente la contraccezione d’emergenza e la RU486 non devono diventare una “prassi”, ma solo una misura estrema. Proprio per questo serve chiarezza, informazione ed educazione sul tema. Proprio per questo servono professionisti (medici di medicina generale, ginecologi, ostetriche, farmacisti) in grado di garantire alla donna le informazioni necessarie senza un atteggiamento ostativo e giudicante.

Questa così grande attenzione della politica regionale alla vita riproduttiva delle donne, solo per insistere crudelmente a rendere impossibile tale pratica, spinge, di fatto, ad intervenire chirurgicamente. La medicina, soprattutto in un ambito di genere così delicato, non dovrebbe essere invasa da pareri ideologici di presunta eticità, tanto da entrare nel merito e condizionare le pratiche mediche, decidendo per le donne, come già avvenuto con la legge 40 sulla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), invece di garantire il diritto di scelta informata. L’ideologia che vuole tenere a bada la capacità riproduttiva, è riuscita a far passare i 3 giorni di ricovero per l’RU486, quasi come una “protezione” sanitaria contro la “solitudine” delle donne, intervenendo, di fatto, a rendere impraticabile, la difficile e sempre personale scelta di come interrompere la propria gravidanza. Riuscendo anche a privare i medici e le ostetriche dell’uso corretto delle tecniche che nel resto del mondo danno minori effetti collaterali, specie sulla fertilità futura.

Tutto questo impedisce, in questi tempi di crisi mondiale, il risparmio non solo di costi (niente sale operatorie aperte, niente antibiotici, no strumentazione da sterilizzare, minori costi di degenza, inferiori complicanze da fronteggiare), ma anche di tempo (figli a casa che aspettano, giornate di lavoro che saltano).

Inoltre, la frammentazione del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) in SSR, ovvero in 20 diversi sistemi sanitari regionali, moltiplica per 20 la “lotta” dei cittadini/e per ottenere un diritto che rimane negato nella maggior parte delle Province italiane. Infatti, ogni Provincia o meglio ogni Ospedale alla fine si regola come può o meglio a seconda di quanta forza o appoggio dalle istituzioni locali e sanitarie riescono ad ottenere per organizzare Servizi per l’IVG che siano efficaci ed efficienti e non costringano ad attese di settimane.

La vicina Toscana è già passata a organizzare la somministrazione del farmaco al di fuori dell’Ospedale, nei Poliambulatori e nei Consultori della sua Regione. Ecco perché sono tante le umbre che, impaurite e disorientate, iniziano un pellegrinaggio fuori regione, alla ricerca di qualcuno disposto ad aiutarle e a rispettare il loro diritto alla salute. Tutto questo si traduce in soldi, che la Regione Umbria deve rimborsare alla Toscana, che offre e garantisce un migliore servizio anche ai cittadini extraregionali.

Dove è finita l’attenzione per la salute riproduttiva delle donne in questa Regione Umbria? Le donne umbre devono poter essere libere di scegliere all’interno di un ventaglio di servizi e cure sicure e provate scientificamente.

Per questo motivo il gruppo PD di Bastia Umbra si prefigge l’obiettivo di collaborare con le istituzioni e l’associazionismo per garantire il diritto alla libertà di autodeterminazione, alla tutela della salute, nonché alla diffusione di informazione necessarie a supportare una scelta consapevole delle donne, confidando altresì nel fondamentale aiuto dell’Amministrazione di Bastia Umbra, per la prima volta guidata da un Sindaco donna. Per tale ragione apprezziamo la posizione dell’Assessore Fratellini al quale ci rivolgiamo chiedendo di mettere in campo un’azione di sensibilizzazione delle istituzioni regionali, esprimendo fin da subito la nostra disponibilità alla collaborazione.


dal Partito Democratico
Gruppo consiliare Bastia Umbra




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-06-2020 alle 13:29 sul giornale del 25 giugno 2020 - 192 letture

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