Confcommercio contro il nuovo DPCM: "Mazzata finale per bar e ristoranti"

2' di lettura 14/10/2020 - La Fipe durissima con il governo il governo sulle chiusure anticipate: «Non si diffonde da noi il virus, lo dicono le ricerche, e poi manca il supporto economico alle attività».

"Ridurre gli orari di apertura non ha senso e va ad aggravare la situazione di un settore già messo in ginocchio con il lockdown". La Fipe Confcommercio esprime tutta sua contrarietà all’ultimo Dpcm che il governo ha licenziato il 13 ottobre. "Un provvedimento che contestiamo fortemente, dichiara il Sig. Cardinali, presidente di Fipe Umbria, perché penalizza ulteriormente attività che già sono in ginocchio, ma soprattutto lo fa senza che ci siano ragioni oggettive che lo giustifichino. Nei mesi di riapertura, da maggio in avanti, non c’è nessun riscontro che individui in bar e ristoranti luoghi di particolare diffusione del contagio. Quindi ridurre gli orari di apertura non ha senso.

Perché posso stare seduto in un locale, con il rispetto dei distanziamento, dalle 23 alle 24 e poi non posso starci dalle 24 all’1? Anche il limite di partecipazione massima di 30 persone per le feste conseguenti alle cerimonie è un duro colpo per i ristoranti, perché 30 persone sono davvero poche! E poi perché si dice che si vieta di permanere fuori dai locali quando il divieto di assembramento è già previsto? Se sono gli assembramenti all’esterno di certi locali e la movida il vero problema, dobbiamo intervenire su queste situazioni con maggiori e più incisivi controlli, non colpire in modo indiscriminato le imprese del settore facendole chiudere in orari improponibili, che di fatto ne azzerano l’attività. Con questo provvedimento per molti locali non avrà più senso aprire, e il danno economico con perdita ulteriore del fatturato ci sarà per tutti".

"Le soluzioni per salvaguardare la salute pubblica ci sono, continua il Sig. Cardinali, senza scaricare il peso ancora una volta sulle attività. Bisogna rafforzare i controlli e correggere le situazioni anomale, con un spirito di collaborazione tra il privato e istituzioni. La cosa più grave è che il governo emana questi provvedimenti senza dire come intende supportare i locali che ne pagheranno gli effetti. E’ vero che il provvedimento vale un mese, ma un mese così per molti di noi significa chiudere per sempre, anche perché alla scadenza la situazione sanitaria potrebbe essere anche peggiore. Gli imprenditori sono esasperati e disperati, la situazione rischia di andare completamente fuori controllo».






Questo è un articolo pubblicato il 14-10-2020 alle 13:13 sul giornale del 15 ottobre 2020 - 184 letture

In questo articolo si parla di economia, umbria, articolo, Danilo Bazzucchi





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