Bastia: grande successo per Philippe Daverio all'Oicos Festival

philippe daverio 2' di lettura 01/09/2010 -

Una piazza gremita ha applaudito e seguito con partecipazione il critico d’arte Philippe Daverio (nella foto), che ha presentato la conferenza ‘Da Giotto a Facebook’, illustrando con chiarezza e semplicità la crucialità di personaggi e momenti storici che hanno segnato la storia della comunicazione. Presenti il sindaco di Bastia Umbra Stefano Ansideri e Rosella Aristei, vicesindaco e assessore alla cultura.



Prima di accogliere l’ospite sul palco allestito di fronte alla Chiesa di San Michele Arcangelo, il sindaco Stefano Ansideri ha fatto gli onori di casa dando il benvenuto all’ospite e ai numerosi spettatori, e ha rimarcato l’importanza del Festival in quanto notevole opportunità di scambio e arricchimento.
Il vicesindaco e assessore alla cultura Rosella Aristei ha poi preso la parola sottolineando il valore della sinergia tra pubblico e privato, che rende possibile portare avanti iniziative di alto livello culturale.

Quella di Philippe Daverio è stata una piacevole e brillante dissertazione di circa un’ora, gravitante attorno alla tesi secondo cui il mondo non subisce mai sostanziali cambiamenti, poiché le dinamiche sono sempre le stesse; la chiave di lettura è dunque fornita dalla comprensione di quei meccanismi che ne consentono l’evoluzione”.

Daverio sostiene che la genesi della comunicazione sia da ricercare nel Medioevo, nelle rivoluzioni comunicative di San Francesco, che ha spalancato le porte dei monasteri portando in piazza la comunicazione, e di Giotto, il primo a sconvolgere il dipinto di vivi e accesi colori, ma soprattutto di dolore: Giotto è colui che dipinge le prime lacrime, i primi cherubini straziati, i primi dolori. La genialità di Giotto – ha spiegato – è nella rappresentazione del dolore, poiché l’arte non deve essere bella, ma deve essere vera”.
Per Daverio la celebre frase “La bellezza salverà il mondo”, pronunciata dal principe Myskin ne ‘L’Idiota’ di Dostoevskij, è fallace, poiché “il mondo – ha affermato – è stato salvato dal brutto”.

In merito alle nuove tecnologie, come i social network, fra i quali Facebook è indubbiamente il più diffuso, il critico fornisce una chiave di lettura altrettanto interessante, affermando che “ciò che conta davvero non è lo strumento che si possiede o si utilizza, ma la pulsione alla comunicazione: la comunicazione, infatti, può anche essere brutta, temibile e terribile, ma “ciò che salva è sempre la genialità dell’intelligenza che sta dietro alla rivoluzione comunicativa.

E infine, alla domanda di un astante “Cosa avrebbero fatto quelle menti con i nostri strumenti?”, Daverio ha ironicamente risposto: “Se Giotto avesse avuto la tv, sicuramente oggi vedremmo qualcosa di meglio in televisione”.








Questo è un articolo pubblicato il 01-09-2010 alle 23:52 sul giornale del 02 settembre 2010 - 1198 letture

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