Borgognoni: ''Costruire un nuovo Pd senza le ambiguità del passato''

Mariano Borgognoni 4' di lettura 02/06/2011 -

Nella seguente nota il presidente ed ex segretario del Partito Democratico, Mariano Borgognoni, si lancia in un’analisi senza filtri della crisi che ha afflitto il suo partito, non senza un’assunzione di responsabilità, invitando a far largo ai giovani che prepareranno il congresso.



«Rispondo ancora una volta a Romoli e poi non parlo più, perché questa discussione rischia di essere stucchevole e dannosa. Non si tratta di non assumersi le responsabilità; io me le assumo tutte, anche quelle di chi ha tagliato la corda per non assumersele. Penso che il congresso debba eleggere un gruppo dirigente nuovo, un segretario giovane e che poi si dia il tempo per costruire il Partito Democratico e un nuovo centrosinistra.

Tutto questo senza le ambiguità degli ultimi cinque anni, testimoniate dal fatto che in pochi giorni sono stato rimbeccato da un ex coordinatore (Edo Romoli *) che otto mesi fa proponeva un grande accordo con Ricci, da un ex capogruppo (Claudio Passeri *) che si è schierato con Bartolini e che mi ricorda la buona performance di un ex consigliere eletto (Luigi Marini *) in una delle liste pro-Ricci, e che alla generosa combriccola degli accerchianti si è aggiunta anche Claudia Travicelli, a sua volta accusata da Romoli di aver accettato i voti del centrodestra per fare il presidente di una commissione consiliare a campagna elettorale cominciata.

Ora, di fronte a tutto ciò, dire che non è esistito un problema sull’orientamento politico dell’ex gruppo consiliare mi sembra troppo. Quanto abbia pesato non lo so: poco non direi, visto che le elezioni non si vincono o perdono in una settimana.

Quanto alle mie responsabilità voglio dire questo.
Ho accettato (controvoglia ma non conta) di dare una mano come co-segretario: un errore micidiale aggravato dalla genorosità da cui era mosso. Bisognava invece dar luogo al necessario scontro politico e sciogliere i nodi che paralizzavano il partito da tempo. È mancato il coraggio a tanti, ma a me, che ho sempre anteposto l’espressione chiara delle mie posizioni all’ignavia del tornaconto e della carriera, non doveva mancare.
Ho lavorato, successivamente, ad allargare il centrosinistra e trovare una candidatura molto aperta e radicata e non ci sono riuscito; sono ancora convinto che qui è maturata non tanto la nostra sconfitta, che ci poteva stare, ma la sua profondità; in seconda battuta ho imposto le primarie per unire il centrosinistra scegliendo come candidata l’unica persona disponibile, tra quelle indicate nella consultazione: di questo dobbiamo esser grati.
Spesso mi si rimprovera di non aver accettato l’ampia investitura a candidarmi sindaco. Francamente mi pare un po’ troppo visto che sin dall’inizio ho messo in chiaro che il mio impegno politico in prima linea sarebbe durato solo pochi mesi e che sarebbe terminato in ogni caso al termine della campagna elettorale.
Nell’ultima fase ho cercato di metter su una lista credibile, certo alla fine debole, non per l’assenza di Romoli, ma, al contrario, per i numerosi dinieghi di tanti amici e compagni che avrebbero potuto dargli un più forte carattere innovativo.
Penso che, alla luce di ciò, sia d’obbligo ringraziare quanti ci hanno messo la faccia accanto al simbolo del Pd mentre gli altri rimanevano comodamente “in attesa della rivoluzione”.

Adesso sull’insieme degli errori e di come, sic stantibus rebus, avremmo potuto evitarli e, soprattutto, di come correggerli deve discutere tutto il partito: questo è veramente necessario, non la ricerca del sangue dei nemici o di capri espiatori animata dal risentimento, infarcita di tatticismo e di vecchia e brutta politica.
D’altra parte mi offro volontario come responsabile unico della sconfitta. L’ultimo direttivo ha scelto un gruppo di giovani per governare temporaneamente il partito e preparare il congresso: lasciamoli lavorare anche in un costruttivo rapporto con gli organismi regionali e provinciali. Se la discussione politica continuiamo a farla io e Romoli rischia di essere un “amarcord” patetico e senza prospettive. E poi, sinceramente, avverto una distanza incolmabile in un battibecco di terza classe che non mi appassiona e non mi interessa. E soprattutto mi sento e vorrei essere un contemporaneo.»


* Note della redazione


da Mariano Borgognoni
Presidente Partito Democratico Assisi




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-06-2011 alle 19:24 sul giornale del 03 giugno 2011 - 829 letture

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