Travicelli sbatte la porta in faccia al Pd: ''Ora andrò avanti serena''

Claudia Travicelli 3' di lettura 04/06/2011 -

Il consigliere neo-eletto Claudia Travicelli soccombe al peso delle polemiche e lascia il Partito Democratico: “Sono una persona finita da un partito”, ha dichiarato in lacrime. I motivi delle dimissioni in una lettera al segretario nazionale Pierluigi Bersani. Ma assicura: “Mai nella maggioranza”.



Un passo, quello di non aderire al gruppo consiliare e presentare le dimissioni dal partito (a livello locale, provinciale e regionale, ma non ancora accolte), preannunciato solo qualche giorno fa e compiuto non senza tristezza e amarezza, ma con la grinta necessaria ad affrontare la nuova legislatura, appena agli inizi.
“Svolgerò il mio mandato elettorale con serenità come consigliere indipendente di minoranza – ha spiegato Travicelli –, facendo un’opposizione costruttiva e autonoma nell’esclusivo interesse dei cittadini di Assisi”. Una pausa di riflessione presa “in attesa di definire con gli elettori quale percorso politico porteremo avanti questi cinque anni”, che mai (e lo sottolinea accentuando il tono di voce su “mai”) convergerà con la maggioranza.

Poi un’ampia digressione per spiegare il percorso politico di una militante che rimane tale fino alla fine: da qui l’esigenza della missiva al segretario nazionale del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, per spiegare i retroscena di quel “bagaglio di momenti e considerazioni che hanno onestamente minato il mio sereno ed appassionato rapporto con il Partito Democratico locale” e appellarsi affinché possa mantenere l’appartenenza e ottenere il rinnovo della tessera.

Un disagio politico maturato da tempo e aggravato da “gravi e pesanti umiliazioni sul piano personale – ha spiegato Travicelli – che non hanno risparmiato nemmeno la mia famiglia e da cui in pochi mi hanno difeso”.
Una decisione su cui ha pesato, in larga parte, la zavorra dei livori post-elettorali, alla luce di un “consenso popolare che ha suscitato tante invidie” e che ha innescato una serie di pesanti polemiche, tutte rispedite con vigore ai rispettivi mittenti.

A partire dalla tanto discussa presidenza della commissione consiliare, sostenuta trasversalmente e accettata lo scorso 21 febbraio a soli tre mesi dal voto. “Fu Luigi Marini, allora nel Pd – spiega Travicelli –, a proporre con forza la mia persona come presidente, anche per una forma di gratitudine e gentilezza per il mio impegno, sempre solidale al presidente dimissionario Emiliano Zibetti, allontanatosi dalle nostre commissioni e dalla politica attiva per gravi problemi in famiglia. La proposta fu accolta con il favore di tutti i componenti della commissione e la surroga fu un gesto dovuto per il disbrigo di alcune pratiche importanti per la città, ma qualcuno ha voluto trovarci del marcio”.

“È una scelta molto sofferta – ha aggiunto –, ma non posso lavorare con serenità in un partito da cui ho subito e continuo a subire attacchi personali, un partito con tanti dissidi che lascia inascoltata la richiesta della maggioranza del suo coordinamento, favorevole al commissariamento”.
Ventisette, per l’esattezza, le firme a favore del commissariamento pervenute dai membri del coordinamento comunale (su un totale di circa 35 membri); richiesta maggioritaria che, tuttavia, è stata respinta in favore della costituzione del minicoordinamento transitorio dei cinque: “Un partito che non accetta neanche di commissariarsi – ha commentato con sarcasmo Travicelli –, e che opta, ancora una volta, per una guida non democratica”.






Questo è un articolo pubblicato il 04-06-2011 alle 06:04 sul giornale del 04 giugno 2011 - 1684 letture

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