Francesco Calabrese: ''M'è scomparsa l'Udc''

Unione di centro 6' di lettura 09/06/2011 -

È in un quadro politico in divenire, in cui per chi ha abbandonato la nave che affondava è arrivata la sospensione dal partito, che si inserisce l’intervento di Francesco Calabrese, lunga militanza come esponente Udc e politico navigato con svariati lustri di opposizione nella massima assise perugina, che analizza la situazione umbra (e in particolare assisana) dello scudo crociato, scomparso da molti consigli comunali umbri in seguito al diffuso fallimento elettorale.



«Dedicare una parte della propria vita all’impegno politico, meglio se anche speso al servizio di un’istituzione locale, porta con sé, nel bagaglio delle speciali esperienze che ti segnano, l’intensità di quotidiane relazioni personali che, con gli anni, quasi non te ne accorgi, sono diventate preziose. Quando, poi, decidi di staccare e di recuperare per intero anche le altre intensità di vita, porti con te uno straordinario vissuto che alla fine si sarà caratterizzato soprattutto nelle persone che l’hanno condiviso. Ed allora sì, ben diverse le tue giornate ed il tuo mondo gira con altre polarità, ma le persone sono tutte lì, quando le rivedi o risenti è sempre una festa e neanche badi più, se mai lo hai fatto prima, quale fosse la loro parte politica. Molti, quasi non te ne eri accorto, sono diventati proprio amici, di quelli che non vedi o senti già da un po’, ma basta un attimo per ritrovarti come sempre.

Così può accadere che un paio di settimane fa mi chiama Francesco Raspa, intraprendente riferimento dell’Udc assisana: «Abbiamo vinto le elezioni e alla grande, la nostra lista oltre il 13! Tre consiglieri comunali, adesso anche vicesindaco e assessore!». Proprio grandi. L’Udc di Assisi un bel gruppo, sempre bravi. Ok, certo che vengo alla cena per festeggiare, grazie, ci sarò senz’altro.

All’arrivo l’aria è di festa, baci e abbracci a tutti, di nuovo insieme e come sempre, poi la lunga tavolata e gli antipasti già ti dicono che la serata sarà perfetta in tutto. Padrone di casa Tonino Lunghi, leader dell’Udc assisana, si vede subito quanto coccolato e seguito dai suoi. Non vedo le solite bretelle, ma vedo e sento, quando fa il suo intervento, che dall’ultima volta è cresciuto.
Le campagne elettorali sono sempre una straordinaria palestra, tanto più quando temerarie come quella che mi stanno raccontando. Prima del racconto, però, mi accorgo che da una parte c’è il manifesto elettorale della loro lista, ma non c’è il simbolo dell’Udc. Mi guardo intorno, ma non mi sono sbagliato, sono tutti dell’Udc.
Avete rinunciato al simbolo ed avete fatto una lista civica? «No, abbiamo dovuto fare un’altra lista, la Binetti pretendeva, contro tutto il partito d’Assisi, che sostenessimo Bartolini! Hai capito?! Bartolini! che noi all’epoca mandammo a casa che non ne potevamo più!».

Ho capito, Paola Binetti. Per chi non lo sapesse, è una gentile signora che, qualche anno fa, scese generosamente in campo per illuminare e guidare la nostra media umanità. Osservata e udita quanto basta, non ho mai capito (limite mio) perché mai tanta attenzione politica. Sino al punto che persino Pierferdinando Casini, poco più di un anno fa, sguainò lo spadone regale, la salvò dal terribile dragone Pd che l’aveva rapita e le fece gentil dono della candidatura Udc alla presidenza della contrada umbra.
La regale investitura io la udii, agghiacciato, nella diretta della conferenza stampa, via etere grpr, che persino la mia auto ebbe un principio di sbandamento.
Candidatura, ovviamente, con esiti disastrosi ma, come può accadere solo nella nostra politica di questi tempi, fu anche premiata ed il gentil dono, poi, divenne la proprietà dell’Udc umbro: “Vai e fanne ciò che vuoi!”. E ne ha fatto ciò che ha voluto.

Ad Assisi la sua Udc, zeppa di nomi finti, ha fatto il tre per cento, fuori dal consiglio comunale come mai dal dopoguerra. A Trevi, schierata contro il Dc Andreani, lo ha fatto perdere per 14 voti (bastava spostarne 7). A Nocera Umbra l’Udc ancora esiste grazie a Luciano Morini, giovane stravotato dissidente dell’era binettiana.
Il quadro è pessimo, ma l’arrosto di agnello è splendido, speciale la testina, il vino ottimo. Mi giro e vedo il mio amico Massimo Mariangeli, storico riferimento dell’Udc di Città di Castello, si è votato anche lì. Ok, Massimo, tiraci un po’ su e raccontaci.
Mannaggia a me, non l’avessi mai detto. Si alza e fa per prendere la parola, poi si ferma... È commosso?!? Occhi lucidi, sta per piangere. O forse sta piangendo. Non lo so, perché ho evitato di vedere. Poi parla, ma urge sigaretta fuori con Donatella Cenci.
L’Udc a Città di Castello, quarto Comune dell’Umbria, ha fatto l’uno per cento. Cancellata, distrutta, annientata, non esiste più. Ancora la Binetti, che ha imposto la sua operazione ridicola sino all’annientamento elettorale. Se si votasse oggi, l’Udc scomparirebbe da tutte le istituzioni umbre, il Parlamento neanche in foto.

Rientro che arriva il dolce, sicuramente all’altezza, ma a questo punto mi alzo che devo dire due parole, 15 anni di consiglio comunale a Perugia, qua e là anche scoppiettanti, sono medaglietta spendibile in queste situazioni. Sono due anni che non parlo a più di tre persone insieme, ma l’ambiente familiare non consente timidezze.
Taglio positivo, straordinari gli amici di Assisi, grande Luciano a Nocera e per l’Udc umbro il bicchiere può comunque essere mezzo pieno perché, considerazione finale, adesso, senza più la Binetti, si potrà finalmente ripartire... Un boato mi sommerge: «Senza più la Binetti?!?!». Chiedo lumi: «Perché? Non si è dimessa?». No, risponde il boato, anzi si è pure dichiarata soddisfatta.
Non è possibile. Neanche chiedo se la dimettono almeno da Roma, non voglio bissare la brutta figura. Ci rinuncio, mi risiedo e non voglio neanche il caffè.

Baci e abbracci a fine serata, ci vediamo presto. Ok, quando mi richiamate ci sono, però, la prossima volta, o parliamo di calcio, oppure, se proprio volete parlare di politica, ormai ditemi che andiamo ad occupare con i sacchi a pelo la sede romana dell’Udc, è innanzitutto la nostra. I primi che iniziano richiameranno orde imbufalite da tutta la tutta la penisola, siamo messi molto peggio della Spagna, non se ne può più di questi partiti tutti di plastica.
Ci rimaniamo fintanto che non se ne vanno i protagonisti stanchi di una triste stagione che volge al termine. Ovviamente, sempre memori della nostra preziosa scuola Dc, saremo pronti a trattare una loro onorevole resa. Poi, finalmente, si potrà ricominciare.
Sulla via del ritorno, ormai notturna, è stata sì una bella serata, ma il pensiero è l’immagine delle lacrime di Massimo, per quell’uno per cento della sua città. Quel suo dolore, non c’è dubbio, va riscattato al più presto. Cesa-Casini sto andando a ricomprare idoneo sacco a pelo, per una volta finalmente eserciterò i miei diritti di socio, stiamo arrivando.»






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-06-2011 alle 19:33 sul giornale del 10 giugno 2011 - 1759 letture

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