Quote rosa, Prc: ''Ricorso al Tar non è strumentale''

Una donna sindaca 2' di lettura 12/09/2011 -

Sulla vicenda delle quote rosa, ormai proiettata sul piano legale visto il ricorso al Tar richiesto da opposizioni, cittadini e associazioni, interviene anche il circolo assisano di Rifondazione comunista ‘Peppino Impastato’, che definisce il ricorso come battaglia civile e non come mero “capriccio radicalchic”.



«Come da annuncio fatto lo scorso luglio in prima istanza dal nostro partito - si legge nel comunicato del Prc -, immediatamente dopo la sentenza del Tar del Lazio in merito all’annullamento della giunta comunale di Roma (che infatti in pochi giorni ha provveduto a modificare l’esecutivo locale facendo entrare in giunta l’ex presidentessa della Roma Rosella Sensi) in questi giorni, insieme ad altri soggetti politici e della società civile, abbiamo presentato un ricorso contro la giunta comunale di Assisi in merito alla mancanza di bilanciamento tra i generi nell’attuale organo di governo del Comune che, come è noto, è composto da cinque membri tutti di sesso maschile.

Non è una battaglia strumentale, come con il solito refrain ormai veramente stancante la definisce questa maggioranza a cui non si può imputare nulla senza essere tacciati di lesa maestà, ma una seria questione di civiltà, talmente sentita e condivisa da avere avuto parere positivo dal Tribunale Amministrativo della regione laziale.
Proprio questa sentenza dovrebbe consigliare agli amministratori assisiati maggiore attenzione e un giusto rispetto istituzionale.

Da una vicenda del genere, ovviamente ed inevitabilmente, emergono anche delle valutazioni politiche sull’operato della destra: il consenso elettorale dietro il quale si trincerano Ricci e soci non può giustificare una composizione di giunta tutta votata al mero voto espresso dai cittadini senza minimamente tenere conto delle competenze e, come in questo specifico caso, dell’equilibrio di genere che non è un capriccio ‘radicalchic’, ma un diffuso sentimento che si basa sulle condizioni storiche di assoggettamento che da sempre deve subire la donna, soprattutto nella società italiana; questo oggi è uno dei principali compiti della politica.

Questa nulla sensibilità alla problematica e questa evidente misoginia desta sconcerto, rabbia, indignazione che in noi, da comunisti e democratici, non può che trasformarsi in azione concreta, aspettando rispettosamente che le autorità competenti facciano il loro lavoro ed accettando senza polemiche le loro inappellabili decisioni.»






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-09-2011 alle 17:35 sul giornale del 13 settembre 2011 - 873 letture

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