SEI IN > VIVERE ASSISI > ATTUALITA'
articolo

Assisi sprofonda ogni anno di più. L'annuncio dall'Agenzia spaziale europea

5' di lettura
1698

Assisi

La notizia è di quelle che fanno sussultare: secondo quanto riportato dal Corriere dell’Umbria nell’edizione di ieri, la città serafica affonderebbe di 7.5 millimetri ogni anno. Il fenomeno, tutt’altro che raro, prende il nome di “subsidenza” ed è noto in altre zone italiane. Il sindaco Ricci tuttavia rassicura: “nessun rischio o movimento franoso è stato ‘fisicamente’ riscontrato”.

La fonte è autorevole, anzi, autorevolissima: ad osservare dal satellite la città serafica si è scomodata nientepopodimenoche l’Agenzia spaziale europea (Esa, con sede a Parigi) che, a quanto pare, sarebbe giunta ‘accidentalmente’ alla scoperta grazie ad alcuni rilevamenti satellitari originati dal fascino di Assisi. “Ad attirare l’attenzione degli scienziati - spiega l’Esa - è stato il peso reale della sua reputazione visto che la pittoresca cittadina di Assisi attira da secoli turisti, pellegrini e appassionati d’arte”. E così, attratti dalla cittadina del Poverello, gli scienziati dell’Esa hanno rilevato alcune immagini della città serafica attraverso il satellite ed effettuato alcune comparazioni, notando che “alcune zone storiche della città di Assisi stanno affondando al ritmo di 7.5 millimetri l’anno”.

La notizia è assolutamente attendibile, tanto che il risultato di questi rilevamenti, si legge ancora dalle colonne del quotidiano, sono già noti al mondo scientifico poiché presentati in anteprima nel corso del Workshop Fringe sui progressi della scienza e le applicazioni di interferometri radar, che si è svolto lo scorso settembre a Frascati, presso il centro dell’Esa per l’osservazione della Terra (Esrin).


Monumenti a rischio

La pericolosità del fenomeno, assicurano gli esperti, è nullo per la popolazione; tuttavia, osserva il quotidiano, esistono timori legati alla conservazione e tutela dei monumenti storici presenti nella città, dalla valenza storica e artistica tanto eccezionale da essere stati dichiarati dall’Unesco come ‘patrimonio mondiale dell’umanità’.
Rilevato il costante sprofondamento, ora sarà necessario cercare di capire cosa origina l’abbassamento della superficie terrestre su cui poggia la città di Assisi, che, da qui a un numero imponderabile di anni (forse lustri, forse secoli) potrebbe arrecare danno all’inestimabile patrimonio.


Subsidenza: un fenomeno tutt’altro che raro

L’abbassamento del suolo in aree geograficamente circoscritte è conosciuto come “subsidenza”, ovvero ogni abbassamento della superficie terrestre causato da qualsivoglia cambiamento che avviene nel sottosuolo. Le cause possono essere di origine naturale (e dunque legate a cambiamenti spontanei del suolo) o antropica (ovvero legate all’intervento dell’uomo).

Alcuni esempi di cause naturali sono i processi tettonici, i movimenti isostatici e le trasformazioni dei sedimenti; tuttavia, l’intervento umano può influenzare in modo considerevole il fenomeno o addirittura determinarne l’innesco. Le cause “antropiche” più diffuse, spiega l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sono “lo sfruttamento eccessivo delle false acquifere, l’estrazione di idrocarburi e le bonifiche idrauliche. Il grado di urbanizzazione e industrializzazione di un’area ‘sensibile’ alla subsidenza può quindi sia influenzare tale fenomeno, sia esserne condizionato”.

Nel caso specifico di Assisi, sarebbe interessante conoscere anche il livello di stabilità delle aree limitrofe, al fine di farsi un’idea più precisa sull’estensione del fenomeno e capire se esso sia circoscritto (e quindi isolato) o esteso ad altre zone; dettaglio, questo, che forse potrebbe contribuire a comprendere le cause all’origine dell’abbassamento del suolo francescano. Per agevolare la comprensione di quanto appena esposto, si include qualche dato riferito a casi noti di subsidenza nel territorio italiano, riferito perlopiù all’Italia settentrionale (maggiormente interessata dal fenomeno rispetto al Meridione), estrapolati da una breve ricerca effettuata sul web.

Nell’area di Venezia, ad esempio, nel ventennio dal 1950 al 1970 si calcola che il suolo si sia abbassato di circa 12 centimetri. Nel caso della Laguna il fenomeno sarebbe da attribuire “all’emungimento delle falde acquifere che in passato è stato cospicuo” (fonte: Istituzione Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia).
Anche nella più vicina Pianura padana si osservano fenomeni analoghi, con abbassamenti fino a 5 centimetri, talvolta favoriti dall’ “estrazione di fluidi dal sottosuolo” (fonte: Servizio geologico, sismico e dei suoli della Regione Emilia-Romagna).
Stesso discorso per la città di Ravenna, dove in passato processi naturali e attività antropiche hanno interagito negativamente (fonte: Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Non resta, quindi, che attendere fiduciosi gli esiti degli studi che verranno condotti sulla subsidenza assisana portata alla luce dalla scoperta dell’Esa, auspicando che sia possibile un intervento prima che il fenomeno arrechi danno allo straordinario tesoro preziosamente custodito dalla città del Patrono d’Italia.


Le rassicurazioni del sindaco

Appresa la notizia, il primo cittadino di Assisi Claudio Ricci (che ricopre anche il ruolo di presidente delle città e dei siti Unesco italiani) ha subito diffuso un comunicato volto a tranquillizzare la popolazione, nel quale il sindaco avanza l’ipotesi che tali movimenti potrebbero essere ricondotti ai normali sussulti della crosta terrestre, escludendo categoricamente l’esistenza di nuovi movimenti franosi segnalati oltre a quelli già noti.

“Non esiste - afferma Ricci - alcun tipo di riscontro fisico o di segnalazioni che siano state rilevate o segnalate su edifici e beni culturali, peraltro tutti restaurati e consolidati (oltre 3000 interventi di restauro, infrastrutture e riqualificazioni urbane realizzate in questi anni, dal sisma del 1997). Probabilmente immaginiamo si tratta, ma le informazioni derivanti da questo studio sono da tutte da acquisire, dei normali movimenti geologici che la crosta terrestre fa registrare, da epoche millenarie, in gran parte della Terra.
Auspicando che l'Agenzia spaziale europea comunichi ai soggetti istituzionali preposti i risultati della ricerca
- prosegue il comunicato -, il sindaco ha dato mandato affinché siano chieste eventuali informazioni (se esistono e sono scientificamente provate) alla Protezione civile nazionale e alla presidenza del consiglio dei ministri.
Ripetiamo
- sottolinea ancora una volta Ricci - che ad oggi nessuna segnalazione fisica nei luoghi è stata rilevata in edifici o percepita dalle persone. Ad Assisi sono solo due i movimenti franosi noti (da anni): la frana di Tor Giovannetto che aveva bloccato una strada oggi riaperta e la frana Ivancich”.


Foto di testata:
panoramica di Assisi (Foto Andrea Angelucci - www.angelucci.com)



Assisi

Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2011 alle 03:56 sul giornale del 17 ottobre 2011 - 1698 letture