Quote rosa, Prc: ''Dalla maggioranza una visione distorta della democrazia''

Franco Cesario 3' di lettura 28/06/2012 - Le continue chiacchiere a vuoto e le demagogia di alcuni ci costringono a tornare sull’argomento e ci obbligano a fare un po’ di chiarezza sulle questione quote rosa. Ricci, Lunghi e...parenti... affermano che chi ha il mandato elettorale può decidere autonomamente i criteri per la scelta degli assessori di una giunta.

Questa è una logica che ha connaturata in sé una visione distorta della Democrazia, figlia perdurante dei danni fatti dal berlusconismo, che spinge a credere che chi vince le elezioni ha in mano una cambiale in bianco da parte dell’elettorato.
Ma per capire bene la questione delle quote rosa, che sarebbe più appropriato chiamare “di genere” (perché se un giorno, purtroppo per assurdo, dovesse essere composta una giunta di sole donne il problema si riproporrebbe) servono dei dati concreti.

Le donne in Italia, a parità di mansione, guadagnano meno (circa il 20%). La percentuale di donne che ricoprono incarichi manageriali sia nel settore pubblico che in quello privato è in netta sproporzione a favore del sesso maschile. Inoltre si deve considerare che la donna ha il compito “fisico” di far continuare la specie e spesso per questo suo “difetto” viene penalizzata nell’ambito lavorativo fino all’aberrazione massima della firma preventiva di dimissioni (ovviamente pratica illegale ma diffusissima) in caso di gravidanza.
Chi non ha sentito storie di donne che temevano di annunciare al proprio datore di lavoro la loro gravidanza? O di donne che hanno aspettato cambiamenti di tipologia di contratto per decidersi finalmente a procreare?

Ed ancora, per capire il caso Assisi.
Nelle ultime elezioni comunali su 238 candidati solo 68 erano donne, pari ad una percentuale del 28,57%, 12 delle quali nella lista dell’Api che ha raccolto 8 preferenze. Questo per spiegare quanto sia ancora anacronisticamente maschilista la politica italiana.
C’è da aggiungere inoltre che l’Assessora non deve essere scelta per forza tra le candidate e non deve essere nemmeno necessariamente di Assisi.
Possibile che il centro destra assisano non abbia delle donne degne di ricoprire questo incarico?
Se fossimo una delle donne in questione ci riterremmo gravemente offese…

È vero che il Tar ha sospeso la giunta perché nella sua composizione sono carenti le motivazioni dell’esclusione del sesso femminile, ma qual è la traduzione spicciola di questa sentenza? Il Tar sostanzialmente vuole sapere se sono state interpellate le donne e il motivo per cui nessuna di queste non sia stata ritenuta idonea.
Dato che la risposta potrebbe essere solo una, molto imbarazzante per Ricci e soci, non capiamo l’ostinazione della destra assisana.
Inutile appellarsi ai risultati elettorali, inutile premere sull’opinione pubblica agitando lo spauracchio del blocco dell’attività amministrativa.
Una sola mossa per tornare a governare come è giusto che sia per chi ha vinto le elezioni: nominare una donna nella giunta (anche se sarebbe davvero poco data la sensibilità e il migliore approccio alla politica delle stesse…).






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-06-2012 alle 23:34 sul giornale del 29 giugno 2012 - 932 letture

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