Capitale europea della cultura, Sciamanna: ''Edifici prestigiosi poco valorizzati''

Palazzo Monte Frumentario 5' di lettura 03/12/2012 - Se si analizza il comportamento dei nostri amministratori sembra, ma è poco più di un’impressione, che ciò che più hanno a cuore sia il conseguimento dell’obiettivo “Perugia Assisi capitale europea della cultura”. Non si sono risparmiati, a tal fine, viaggi, presenze ad eventi, proclami. Ma se si scende in profondità si notano invece molte incongruenze.

Cominciamo tuttavia dagli aspetti positivi. Il sindaco e la giunta hanno rafforzato l’immagine del sito UNESCO con una relativa cosmesi e accolto tutte le proposte, figurando come patrocinatori e occasionalmente finanziatori, in cui Assisi è stata palcoscenico di eventi letterari, sociali, artistici, culturali in genere. Presenziando e mettendoci il cappello alle manifestazioni che si sono susseguite così freneticamente durante la stagione estiva e in questo scorcio di autunno. Una vetrina che solo parzialmente ha sfruttato gli spazi di cui la città dispone.
Nel territorio le opere destinate ad essere nobile contenitore sono numerose e ragguardevoli: Palazzo Vallemani con la Biblioteca, Palazzo Bernabei, il cosiddetto Monte frumentario, il Lyrick, l’ancora incompleto Palaeventi (mi pare così si chiami quel monumento di archeologia industriale con un destino infame), il Palazzetto Mediceo.
I lavori di restauro e ristrutturazione, eseguiti grazie a contributi di diversa provenienza, intanto hanno il merito di essere intervenuti su volumi esistenti e ciò avrebbe dovuto costituire una linea di tendenza e una prassi, ma il cemento affondato e innalzato con il PUC non ne ha tenuto minimamente conto e i milioni di metri cubi vuoti nei centri sono rimasti vuoti e magari degradati, mentre altri in costruzione, ignominiosi e inutili, campeggiano iattanti su territori un tempo verdi, anche se accusati di degrado.
Palazzo Bernabei, un capolavoro, elegante, ottimamente rifinito, con spazi, non troppo grandi in verità, ma numerosi, è un vero patrimonio; palazzo Giacobetti Vallemani, il cui restauro non è completato (dopo decine di anni), propone una quantità di sale che culminano con la nuova sede della biblioteca, accogliente, razionale, luminosa. Ma credo che debba essere messo in evidenza anche l’intervento nell’ingresso del palazzo comunale, con l’abbinamento acciaio corten travertino: lussuoso, elegante, essenziale; forse la durezza dell’acciaio avrebbe richiesto un’altezza diversa dello stesso per un maggiore senso d’accoglienza, ma complessivamente è un ottimo intervento.
Quello più apprezzabile, però, secondo un giudizio, lo confesso, molto personale, ma, credo condivisibile, è il Palaeventi: una soluzione architettonica prodigiosa, un’integrazione tra esistente, territorio e risoluzione che scaturisce un esito incantevole, con i piani razionalmente sovrapposti, gli spazi multifunzionali con gli impianti in acciaio a vista e la grande vetrata verso la soprastante città. Se i lavori proseguiranno così ci sarà da disperarsi pensando che debba essere destinato ad affiancare, lo ricordo per i distratti: il museo del pugilato. Il Lyrick è ormai noto, così come il Monte frumentario (pensare che qualche mente balzana lo voleva trasformare in una residenza per studenti) e lo stesso Palazzetto Mediceo, il cui interno si allinea per virtù al prestigioso prospetto.
Ora però resta da chiedersi: cosa conterranno questi edifici? La loro utilizzazione finora è risultata piuttosto scarsa o quasi inesistente – a palazzo Vallemani c’è il meritorio museo della Shoah – o, sede di iniziative sporadiche e spesso semifallimentari. Inutile avere le pentole firmate se non si hanno pietanze da cuocerci, né si è inclini alla cucina. Se si fa il bilancio di ciò che è accaduto in questi ambienti c’è di che rammaricarsi, sia per la modesta quantità degli impieghi, sia per la qualità di ciò che vi si è potuto vedere.
Con tutto il rispetto per artisti, imprenditori, persone di cultura che ci hanno speso idee e energie, ci si riferisce alla discrepanza tra possibilità, risultati e confronto con altre dimensioni geografiche e culturali, specie quelle che rivaleggiano per la conquista del titolo di capitale europea della cultura 2019.
È bene tenere presente che i requisiti che occorre dimostrare di possedere sono, tra gli altri: promuovere manifestazioni e creazioni culturali che coinvolgano operatori culturali di altre città degli Stati membri dell'Unione, contribuiscano ad instaurare cooperazioni culturali durature e ne favoriscano la circolazione nell'Unione europea; garantire la mobilitazione e la partecipazione al progetto di ampi settori della popolazione.
Andando avanti così come si può sperare di competere con avversari la cui tradizione culturale attiva – non faccio neanche cenno ai depositi consolidati, cioè ai beni artistici e storici di tali città – terrorizza? e mi riferisco a centri come Venezia, in cui nello scorso mese si sono svolti momenti così elevati che Assisi fa fatica a contemplarli in un anno intero, basta citare La biennale di architettura o Venipedia, l’enciclopedia di Venezia on line che si ispira alla più nota Wiki; o Siena dove è in corso, ad esempio in questi giorni, nonostante le difficoltà generali e specifiche “Cor magis tibi Sena pandit?” Spirito e cultura dell’accoglienza ai tempi della crisi e intanto si propone un calendario di attività che vanno a scavare sulle vicende umane e spirituali del paese e non solo, sfoggiando un comitato scientifico e sponsor culturali a cui, se non si fosse così provinciali e vincolati alle logiche delle partigianerie, anche noi potremmo attingere.



Nelle foto:
alcuni degli edifici culturali di Assisi (clicca per ingrandire)







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-12-2012 alle 03:21 sul giornale del 03 dicembre 2012 - 1205 letture

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