Calcio: nasce ad Assisi la nazionale amputati

Nazionale amputati 3' di lettura 10/12/2012 - C’è Luca: un anno e mezzo fa quell’incidente in scooter. E poi Stefano: a 11 anni il tumore da combattere e ora ne ha 29. E Davide: ancora incidente e il basket in carrozzina, anche se il calcio è sempre il calcio. Altri ancora: intorno a Francesco, quello che ha avuto l’idea. Un bel gruppo, vanno dai 10 (Lorenzo) ai 44 (Luca) anni, e si trovano insieme per giocare a calcio. Segno distintivo: non hanno una gamba o non riescono a usarla.

Usano le stampelle. Colpiscono la palla con l’arto buono, unico diverso il portiere, amputato di braccio. E’ passato un anno da quando Francesco ha parlato della sua idea: “Vorrei fondare una squadra di giocatori con le stampelle”. Lo ha fatto proprio qui, su Paralimpici. In altre nazioni, da Francia a Germania, vi sono campionati, nel mondo una federazione, la Waf (World Amputee Football), ora in Italia per la prima volta una squadra. Chi è stato in ospedali di luoghi dove guerra e mine maciullano le persone, da strutture di Emergency a quelle di Medici Senza Frontiere, sa che così si torna a giocare.
Francesco Messori ha 14 anni ed è nato senza la gamba destra. Disarticolato: nessun appiglio per la protesi tranne il busto. “Meglio le stampelle”. Un po’ di sogni: conoscere Messi, il suo idolo (avverato: lo scorso anno a Milano); giocare a calcio con gli amici di Correggio, nel modenese, dove vive (raggiunto); creare una squadra dove tutti fossero come lui (ufficiale da ieri). Negli ultimi due fondamentale l’incontro con il Centro Sportivo Italiano, il più grande ente di promozione sportiva in Italia, quasi un milione di tesserati. Massimo Achini, il presidente, saputa la sua storia, l’ha preso per mano, con la responsabile del settore disabilità, Anna Manara. Un anno fa lo presentava a tutto il Csi: “Le regole si devono cambiare a favore della vita. Prima Francesco ha potuto giocare in nostri tornei. Ora questa formazione: sarà la Nazionale del Csi, che mai ne ha avuto una”. La presentazione della nazionale amputati è stato il clou della seconda giornata del meeting del Csi “Giocare per credere”, che si è svolto ad Assisi, dove quel giorno c’erano protagonisti il coach della nazionale di volley bronzo a Londra, Mauro Berruto (uno degli ambasciatori della campagna “Lo sport in oratorio”) e Josefa Idem, campionessa (e madre), otto olimpiadi, decine di medaglie, ma anche impegno sociale, oltre a Jean Roosevelt Renè, ministro dello sport di Haiti, paese dove il Csi è molto impegnato a fianco della Fondazione Francesca Rava. Anche in mezzo a questi campioni di sport e vita, è stata un’emozionante la standing ovation per i giocatori amputati da parte dei 700 dirigenti di 90 province presenti al meeting.
E’ la prima squadra nata dai social network. Francesco, che fa parte di ‘art4sport’ (associazione nata dalla storia di Bebe, schermitrice senza braccia e gambe), ha cominciato così: “Ho fondato un gruppo su facebook: Calcio Amputati Italia. Sono cominciati i contatti con i primi giocatori. Quando il presidente del Csi ci ha consegnato le maglie ero più emozionato dell’anno scorso. Vorrei fare il capitano, non sul campo, mi basta quello onorario”. Ora le richieste per le prime partite internazionali: in Francia ad aprile, poi ci sono contatti con Inghilterra, Germania, anche il Giappone.


(Servizio di Claudio Arrigoni sul blog “Paralimpici” della Gazzettadellosport.it)








Questo è un articolo pubblicato il 10-12-2012 alle 03:54 sul giornale del 10 dicembre 2012 - 1813 letture

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