Istituti alberghieri, il dirigente Nadery: ''Per Gubbio poteva essere importante volano''

Istituto alberghiero 5' di lettura 23/11/2013 - Ci corre l'obbligo, stanti i ripetuti interventi sull'argomento, di contribuire al dibattito che si è aperto nei giorni scorsi, offrendo anche il nostro contributo in termini di riflessione e precisazioni. Cominciamo da queste.

La richiesta di attivazione di un nuovo indirizzo “Alberghiero” sul territorio eugubino arriva non dall'ITS “M.L.Cassata”, ma dal Consiglio d'istituto dell''I.I.S. “M. Gattapone”, istituzione ampiamente sottodimensionata, con annesso un IPSIA (Elettrici e Moda) in forte difficoltà.
Il Piano di dimensionamento, nella sua fase provinciale, ha solo in seguito approvato l'accorpamento tra i due istituti (Cassata e Gattapone), ma la richiesta di ampliamento dell'offerta formativa è rimasta comunque in piedi, poiché precedente.
Quanto alle statistiche poi, diventa difficile stabilire quando il numero degli “alberghieri” in una regione sia sufficiente, o addirittura eccessivo: le Marche ne hanno in effetti 8, ai quali si aggiungono 4 codici di “Alberghiero” attivati nell'istruzione serale; l'Umbria ne ha solo 4 (e non 5), 3 dei quali nella provincia di Perugia. Troppi? Non sapremmo dirlo, e non è questo che ci interessa dire. Piuttosto, vale la pena di ricordare che la richiesta di un “Alberghiero” a Gubbio fa parte della storia di questa città: a più riprese, nel recente passato, Gubbio ha cercato di ottenere un indirizzo “Alberghiero”, fallendo l'obiettivo anche per errori propri. La domanda vera è, dunque, un'altra: perché un “Alberghiero” a Gubbio? E perché proprio ora?
La risposta prevede un minimo di confidenza con le dinamiche interne all'offerta formativa eugubina, fuori da ogni facile semplificazione. A Gubbio non si attivano nuovi indirizzi da molti anni, al netto delle recenti confluenze previste dalla Riforma Gelmini. L'offerta formativa di quel territorio, a chi la voglia guardare con occhi attenti al destino dei giovani, appare per ampi segmenti quasi “sclerotizzata”, ferma, incapace di dare risposte nuove alle nuove domande di formazione imposte dal correre della contemporaneità e dalle ricorrenti crisi economiche: è vero che a Gubbio si contano molti differenti indirizzi attivati, ed è altrettanto vero che per molti di essi la “vita” istituzionale è garantita da complesse alchimie in fase di orientamento e formazione delle classe, e che per alcuni di essi è facile prevedere sin da ora una sorte difficile da qui ai prossimi due/tre anni.
Il quadro è reso ancora più complesso dal fatto che l'utenza eugubina, anche per vincoli di tipo geografico-antopologico, è molto poco incline al “pendolarismo”, si muove all'interno di ciò che il comune di residenza offre, mostra un tasso oltremodo elevato di dispersione scolastica e di alunni che, passati i 20 anni, ancora transitano dal biennio di un tecnico al biennio di un professionale, in una sorta di viaggio della speranza privo di sbocchi: sono ferme le qualifiche triennali, assente l'opzione “serale”, assenti sul territorio corsi di formazione regionali in grado di “alleggerire” i problemi dell'utenza più complicata. Che fare? A noi è parso saggio cominciare sin da ora ad immaginare per Gubbio l'offerta formativa del prossimo lustro, quella in cui ad alcuni indirizzi che si spostano o si spengono, ne subentrino altri più adatti al contesto socio-economico del territorio. Da qui, in passato e oggi, l'opzione dell'”Alberghiero”.

Gubbio è forse a livello regionale il Comune con il più alto tasso di insediamento imprenditoriale sul segmento “Ricettività e ristorazione”, tanto da configurarsi potenzialmente come un vero e proprio distretto produttivo di settore. Ma solo potenzialmente, in quanto poi, a guardare bene le tavole statistiche messe a disposizione dalla Regione, le presenze di italiani e stranieri su Gubbio sono in costante calo (meno 27% in un anno), a fronte di una enorme capacità di accoglienza e ricettività. Cosa significa ciò? Tutto sommato una cosa molto semplice: esiste uno “spazio economico” nel nostro territorio che deve essere colmato, a fronte di una capacità di accoglienza tra le più alte della Regione e una dotazione naturale di risorse paesaggistiche ed artistiche di assoluto valore.
E' proprio in tale ottica che l'idea di formare su questo territorio giovani in grado di gestire i servizi di sala, di reception, le dinamiche dell'ospitalità e della ristorazione, ci sembrava intelligente e in linea con uno degli scopi fondamentali dell'istruzione tecnica e professionale, nonché delle Linee Guida regionali del 2012: rendere compatibile e coerente l'offerta formativa di un territorio con le sue caratteristiche economiche. L'Umbria è piena di indirizzi nel segmento tecnico-professionale che faticano, perché attivati secondo logiche non coerenti con le caratteristiche del territorio.
L'istituzione di un indirizzo “alberghiero” a Gubbio poteva davvero rivelarsi un importante volano, in grado di contribuire ad invertire nel medio periodo i preoccupanti dati sopra riportati e, al contempo, offrire un utile argine alla dispersione scolastica e alla disoccupazione giovanile, che la crisi economica in atto ha trasformato per il territorio eugubino in vere e proprie emergenze sociali: un esempio virtuoso di come la ridefinizione dell'offerta formativa possa e debba integrarsi con le caratteristiche economiche del contesto e contribuire all'emancipazione economica di un territorio.
Questi sono i motivi per cui, a Gubbio, è stato chiesto un indirizzo “Albeghiero”: preoccupazione per il destino dei giovani, e non bulimìa da ampliamento dell'offerta formativa. E tale proposta è stata sorretta da uno sforzo imponente di tutto il territorio eugubino, con decine e decine di formali manifestazioni di interesse dei soggetti economico-imprenditoriali, pronti a supportarne l'attivazione, delle forze sociali, delle istituzioni locali. Spiace, quindi, che il tutto venga un po' sbrigativamente derubricato a mero “localismo che sembra davvero non esprimere sbocchi futuri”.
Infine, il tema dei costi. Anche qui, il nostro tentativo era virtuoso: immaginare un indirizzo “Alberghiero” che, potendo contare su un territorio così partecipe, fosse in grado di camminare sulle proprie gambe: zero costi di attivazione per la Provincia, convenzioni per l'anno di avvio con imprenditori di settore (come avviene per decine di Istituti alberghieri italiani), in attesa di poter allestire in modo autonomo e auto-finanziato gli spazi già individuati all'interno delle strutture scolastiche. Nessun danaro sarebbe stato tolto ad altre, certamente più meritevoli, cause.


da David Nadery
Dirigente scolastico ITS “M.L.Cassata” e I.I.S. “M. Gattapone” Gubbio




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2013 alle 01:02 sul giornale del 23 novembre 2013 - 1772 letture

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