Il triste 'suicidio' degli alberi di Assisi: la riflessione di una cittadina

Alberi Assisi 3' di lettura 21/05/2014 - Per parlare di alberi in Assisi mi riferisco al grande Maestro Claudio Abbado che da poco ci ha lasciati. Ebbene, nell'accettare il suo ritorno alla direzione della Scala di Milano, ha voluto come compenso che 90 mila alberi venissero piantati per abbellire la città.

In seguito a questa mirabile richiesta, Renzo Piano si era proposto di fare il progetto per la realizzazione.
In Assisi ci sarà una proposta di piantare 90.000, no 9.000... no 900... no! almeno 90 alberi per abbellire la città?
Lo spunto è una quercia in via San Benedetto che da poco è stata “potata” (ma le querce si potano?) in maniera quasi definitiva: una violenza, un omicidio. Mezz'ora o un'ora di sega elettrica ha quasi del tutto cancellato i secoli che la quercia ci ha messo per essere tanto bella.
E' come se con un chiodo si deturpassero in maniera quasi totale gli affreschi di Giotto. Stessa sorte i lecci (e non è la prima volta) antistanti la Chiesa di San Pietro, così pure nel giardino della Cittadella, i tigli del Vescovado ecc. ecc. Le querce poi sono sin dall'antichità alberi sacri. Gli antichi umbri si recavano a pregare nel luogo più fitto e buio del bosco; il bosco era la chiesa. Loro... loro sentivano la voce, il sacro della grande opera d'arte che è la natura. Degli scempi e della violenza ni confronti degli alberi si sarebbe da fare un lungo catalogo. Sono morti “suicidati” i tigli di Largo Spagnoli, quelli di via San Gabriele dell'Addolorata (però c'è posto per parcheggiare le macchine).
A piazzetta del Vescovado i tigli potati a sangue, anzi di alcuni si sono cancellate anche le tracce a terra. In via Cristofani addirittura il “cedro di Pietruzzolo” nel giro di una settimana è diventato tutto nero ed è morto, “suicidato”. Che peccato! Quando eravamo piccoli e andavamo a scuola, sempre a piedi, se tirava il vento tra le fronte del cedro di Pietruzzolo si levava un lamento, come un mare in tempesta, un lamento malinconico e antico che metteva paura. Ora sotto campeggia l'ingresso di un garage... Stessa sorte è toccata nel giardino pensile delle Suore del Giglio: si sono suicidati parecchi cedri e cipressi, così hanno potuto aprire un varco nel vicolo degli Esposti che ora è un ingresso per le macchine.
Tutta questa crudeltà e insensibilità ci dà l'occasione per commemorare il prof. Bastianini che da poco ci ha lasciati in quest'Assisi sempre più orfana e arida.
Il prof. Bastianini e sua moglie Claudia Bussi hanno scritto e raffigurato un raffinato libro ormai quasi introvabile, opera a quattro mani, intitolato “Alberi in Assisi”. Ci raccontano che non c'è niente di più bello delle fronde di un albero. E ci assale una grande commozione perché si sente il profondo amore che li legava e l'amore che legava loro ad Assisi. Vediamo raffigurati tanti alberi scomparsi, solo alcuni sopravvissuti, con le didascalie: la loro storia, la storia degli alberi in Assisi. Una caratteristica delle città medievali era appunto il verde.
Per caso esiste una legge che dice: se gli alberi si ammalano si devono curare e se muoiono si devono ripiantare? Lo sappiamo: sì, c'è! A primavera un agguerrito esercito di agronomi (no! di taglialegna) si abbatte sulla città e riduce i nostri poveri alberi in tronconi mutilati. Renzo Piano ha progettato e costruito in Inghilterra (Londra) un grattacielo nominato The Shard, un 'altissima scheggia di vetro, esempio per le future città sostenibili dove 300 mila persone lo frequentano e dove, di proposito, ci sono solo 40 posti macchina. Perché? La natura prima o poi si ribella, lo stiamo vedendo ogni giorno. Aspettiamo dunque che questi 90.000... 9.000... 900... 90 alberi arrivino a donarci un po' di ossigeno e rendano Assisi che langue di nuovo viva.








Questo è un articolo pubblicato il 21-05-2014 alle 03:29 sul giornale del 23 maggio 2014 - 3793 letture

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