Papa Francesco, omelia nel nome del Poverello: ''Non distruggiamo il creato''

Papa Francesco Jorge Mario Bergoglio 3' di lettura 23/05/2014 - “Se distruggiamo il creato, il creato ci distruggerà”. Lo ha detto Papa Francesco all'udienza generale in piazza San Pietro. "C'è il rischio di considerarci padroni del creato - ha aggiunto il pontefice -, ma il creato non è una proprietà di cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento, né tanto meno è proprietà di alcuni, solo di pochi, il creato è un dono meraviglioso datoci per tutti, perché lo usiamo per tutti sempre con grande rispetto e gratitudine".

"Noi, le persone umane, siamo la cosa più bella della creazione" e questo possiamo capirlo solo se guardiamo al creato con lo sguardo di Dio.
Il Papa, - che alla fine della udienza con oltre 50 mila persone ha chiesto preghiere per suo farsi da sabato prossimo, pellegrino di pace in Terrasanta sulle orme di san Francesco - ha dedicato la catechesi dell'udienza generale a un altro aspetto caro al santo di Assisi e "ai tanti santi che hanno saputo cantare il creato". Partendo infatti dal "dono della scienza", è arrivata a spiegare la bellezza del creato e i rischi di non saperlo custodire e di nutrire aspettative eccessive nei confronti delle creature. La scienza, da cui oggi ha preso le mosse, è uno dei "doni dello Spirito Santo". "Quando si parla di scienza - ha osservato papa Bergoglio - il pensiero va immediatamente alla capacità dell'uomo di conoscere sempre meglio la realtà che lo circonda, e di scoprire le leggi che regolano la natura dell'universo. La scienza dallo Spirito Santo - ha spiegato - non si limita alla conoscenza umana, è dono speciale che ci porta a conoscere dal creato la grandezza di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura". Gli "occhi illuminati dallo Spirito si aprono alla contemplazione della natura" e nella "grandiosità del cosmo "ogni cosa ci parla di lui, del suo amore": E' lo stesso "stupore e senso di gratitudine", ha osservato, che proviamo anche "ammirando un'opera d'arte, e il frutto dell'ingegno dell'uomo". Il Papa ha riflettuto sul fatto che nel racconto dei giorni della creazione, Dio ogni giorno "vide che era cosa buona", ma dopo aver creato la donna e l'uomo "vide che era cosa molto buona". "Il dono della scienza - ha commentato - ci pone in profonda sintonia con il creatore e ci fa partecipare alla limpidezza del suo sentire, così riusciamo a cogliere nell'uomo e nella donna il vertice della creazione, segno impresso in ognuno di noi che ci fa riconoscere come fratelli e sorelle, tutto - ha commentato - è motivo di serenità e di pace e fa del cristiano un testimone gioioso di Dio sulla scia di Francesco di Assisi". "Noi, le persone, siamo al vertice del creato, siamo cosa molto buona". Non ci sono angeli sopra agli uomini, ha ricordato ancora papa Francesco, citando i salmi. La scienza dunque ci aiuta a non consideraci "padroni", ma "custodi" del creato. In più ci aiuta a non "fermarci alle creature, a capire che le creature non possono rispondere a tutte le nostre attese". Oggi, ha detto il Papa, vorrei fermarmi sul primo rischio, quello di consideraci padroni del creato. Da qui la forte denuncia: "Dio perdona sempre, il creato no".
Finita la catechesi, nei saluti, papa Bergoglio ha tra l'altro lanciato due "appelli", uno alla solidarietà internazionale con le vittime delle alluvioni nei Balcani e uno con i cattolici cinesi che il 24 maggio venerano la madonna di Sheshan, perché possano continuare a vivere la propria fede e contribuire alla convivenza e alla crescita della Cina. Infine, la richiesta di preghiera per il viaggio in Terrasanta. (Ansa)





Questo è un articolo pubblicato il 23-05-2014 alle 17:07 sul giornale del 24 maggio 2014 - 688 letture

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