Quote rosa, l'entusiasmo dei ricorrenti: ''Avevamo ragione noi''

Quote rosa 7' di lettura 28/07/2014 - Si susseguono le reazioni di entusiasmo e di soddisfazione dei ricorrenti - consiglieri comunali di minoranza, cittadini e associazioni per i diritti delle donne - dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha accolto le ragioni dei ricorrenti e azzerato la giunta monogenere guidata dal sindaco Claudio Ricci.

Dopo il duplice giudizio del Tar dell’Umbria, che prima aveva azzerato e poi dichiarato legittima la giunta tutta al maschile del Comune di Assisi, la sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto imposto l’ingresso di due donne “assessore” in rispetto del principio di equilibrio di genere e pari opportunità.
A firmare il ricorso Francesca Vignoli, Simonetta Alunni, Luciana Trionfetti, Paolo Marcucci, Alessandra Comparozzi, Francesca Casubaldo, Luigino Ciotti, Simone Pettirossi, Giorgio Bartolini, Emidio Ignazio Fioroni, Simonetta Maccabei e Associazione Gylania, rappresentati e difesi dagli avvocati Stefania Cherubini e Gianluigi Pellegrino.
Fra i commenti, si segnala quello di Roberta Agostini, parlamentare Pd e portavoce nazionale Democratiche. “Il pronunciamento del Consiglio di Stato ha giustamente riconosciuto uno dei principi basilari della nostra vita democratica”. Così Roberta Agostini, portavoce nazionale delle Democratiche, che aggiunge: “Le donne sono ormai protagoniste del governo del Paese e non è più tollerabile l'assenza femminile dai luoghi della rappresentanza e dai livelli decisionali locali. Le donne del Pd chiedono da tempo che sia applicato fino in fondo l’articolo 51 della Costituzione e per questo ci siamo battute per la riforma della legge elettorale dei comuni che prevede la doppia preferenza di genere e per promuovere, nella legge di riforma delle province, una presenza paritaria delle donne nelle giunte. Questo significa buon governo e una politica più attenta ai cittadini. Valorizzare il capitale femminile – conclude Agostini - vuol dire mettere a disposizione più energie e intelligenze capaci di produrre qualità, etica, uguaglianza e sviluppo per l'amministrazione delle città e del Paese”.
“Con la sentenza del Consiglio di Stato si ristabilisce un principio di giustizia e si chiarisce una volta per tutte che noi avevamo ragione e il sindaco Ricci aveva torto e dimostra oggi una gran sfrontatezza nel continuare a difendere la sua giunta”. Così, in una nota, Maria Grazia Ricci e Stefania Fiorucci per l’associazione Gylania, impegnata nel campo dei diritti e delle politiche di parità. “Non possiamo che dirci pienamente soddisfatte, dunque, per un verdetto che premia la nostra battaglia e la perseveranza con la quale è stata condotta, grazie anche al preziosissimo supporto degli avvocati Stefania Cherubini e Gianluigi Pellegrino. Ci sono voluti tre anni e tre ricorsi per vedere rispettato un principio costituzionale, ma il pronunciamento del Consiglio di Stato costituisce un prezioso precedente”.
Simone Pettirossi, capogruppo consiliare Pd, afferma che “dopo tre anni finalmente è stato sancito che anche il Sindaco di Assisi deve sottostare alle leggi e alla carta fondamentale cittadina, cioè lo Statuto comunale. Pensavamo che fosse chiaro, fin dai tempi del passaggio dalla "monarchia assoluta" alla "monarchia costituzionale", che i vertici, re o sindaci che fossero, avessero un limite al proprio potere di decisionale nella Costituzione e nelle carte fondamentali, ma invece ad Assisi ci voleva il Consiglio di Stato per ribadirlo. La nostra soddisfazione è ancora più grande, se si considera che la battaglia è stata portata avanti ad armi impari.
Da un lato, c'erano il Sindaco e gli Assessori che, nonostante la presenza di un'avvocatura comunale interna (quindi attivabile gratuitamente), hanno incaricato avvocati esterni, pagati con i soldi del Comune, cioè di tutti i cittadini.
Dall'altro lato, invece, c'eravamo noi, che ci siamo dovuti autofinanziare e che abbiamo tirato fuori i soldi di tasca nostra, rischiando in proprio e non gravando sulla collettività, per difendere il principio di legalità e riaffermare quello della parità di genere.
Ma - ci chiediamo - perché le spese legali per gli avvocati esterni, incaricati dal Sindaco e dagli Assessori (tra gli altri c'era anche il famoso Avv. Cartasegna, diventato noto alle cronache nazionali come uno dei pensionati d'oro d'Italia...), le deve pagare il Comune?
Non ci sembra per nulla giusto. Noi ce le siamo sempre pagate di tasca nostra le spese legali... con sottoscrizioni, autofinanziamenti, cene.
Di fronte all'ostinaziome incredibile e ingiustificata di Ricci e degli assessori per difendere l'indifendibile, crediamo perciò che sarebbe corretto che siano loro a pagarsi le spese e non i cittadini.
Proprio per questo solleciteremo la Corte dei Conti, perché a nostro avviso questi frequenti incarichi esterni, pagati con i fondi comunali, rappresentano uno sperpero di soldi inaccettabile, tanto più in un periodo di crisi come questo”.
Per Carlo Cianetti, ex candidato sindaco e consigliere comunale, la sentenza è “la sconfitta dell'arroganza e, soprattutto, dell'ignoranza: Ricci, come spiega il Consiglio di Stato, non ha saputo neanche interpretare lo Statuto comunale, che all'articolo 30 di fatto impone la presenza dei due generi nell'esecutivo cittadino. E' un danno economico, perché il Comune ha speso decine di migliaia di euro per i legali e ora è condannata a pagare altri 6000 euro alla controparte, ma soprattutto è vergognoso che ci siano volute tre sentenze per far capire a questo disastroso sindaco, che era opportuno arricchire la Giunta con presenze femminili. Una norma di civiltà ormai condivisa in ogni consesso democratico. La sentenza del Consiglio di Stato ridicolizza anche il Tar dell'Umbria, tali e tante sono le ragioni che riconosce ai ricorrenti.
Diamo anche un'altra notizia, magari ai più sconosciuta. Uno dei membri del Tar dell'Umbria, nonché relatore della seconda sentenza, quella che accoglie le insostenibili tesi di Ricci e compagni, è stato anche più volte relatore alla scuola di pubblica amministrazione del Comune di Assisi. Insomma uno che già conosceva il Comune di Assisi, i suoi amministratori e i suoi dirigenti”.
Il Prc di Assisi commenta la vicenda come una “battaglia di principio e di diritti negati; era una strada obbligata per chi come noi ancora si ostina a credere nella legalità. Tutto qui, nessuna strumentalizzazione politica. Di politico c'era solo la cecità dimostrata dal sindaco e dalla sua maggioranza, il loro persistere nell'errore, la loro spocchia dopo la prima vittoria di Pirro.
Come avevamo sempre detto, prima o poi (ci sono voluti giusto 3 anni) la Giustizia ci avrebbe dato ragione, ed è ciò che è avvenuto (finalmente).
Chi ha sperperato denaro pubblico per una difesa ad oltranza cocciuta e senza via di uscita è stato condannato al risarcimento dei danni”.

“Giustizia è fatta ad Assisi con la sentenza del Consiglio di Stato sulle quote rosa (che segue quella di 2 ricorsi al TAR) - si legge in una nota di Sinistra Anticapitalistica - fa seguito ed eviti il Sindaco di spendere inutilmente altri soldi pubblici, cioè nostri, per difendere se stesso, le sue scelte ed i suoi "equilibri politici" mentre noi abbiamo dovuto spendere soldi nostri per far rispettare le leggi ma soprattutto il buon senso. Un elemento di civiltà, le donne in giunta, ma anche norma giuridica e statutaria che vale in tutta italia meno che per la città Patrimonio Mondiale dell'Umanità (UNESCO), la città di nascita non solo di S. Francesco ma anche di S. Chiara, la "città della Pace" ma dove la prevaricazione violenta di un sesso sull'altro era legalizzata ed istituzionalizzata.
Il Sindaco Ricci aveva definito precedentemente il ricorso al Consiglio di Stato di 12 cittadini rappresentanti di partiti ed associazioni (tra cui uno di Sinistra Anticapitalista) "inconsistente sul piano tecnico e strumentale sul piano politico". Ora la sentenza fa giustizia sia dell'una che dell'altra incauta e stupida affermazione. Ricordiamo che la legge prevede anche assessori esterni e comunque non necessariamente i più votati delle liste in modo che anche dove una perdurante società machista e le sue rappresentanze politiche non tengono conto delle capacità, professionalità, sensibilità e rappresentanza delle donne (che anche anche ad Assisi sono "più de l'altra metà del cielo") si possano comporre giunte paritarie. E' evidente che la nostra visione del mondo, dei diritti delle donne, della parità dei sessi è alternativa a quella del centrodestra che governa ad Assisi e la sentenza sulle quote rosa impone una necessaria riflessione a tutti i cittadini di Assisi che a breve potrebbero votare di nuovo”.


Nella foto:
alcuni dei firmatari del ricorso sulle quote rosa








Questo è un articolo pubblicato il 28-07-2014 alle 17:23 sul giornale del 29 luglio 2014 - 1080 letture

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