'La rotta della speranza' nelle foto di Ivo Batocco

Ivo Batocco 5' di lettura 15/09/2014 - E’ stata inaugurata sabato 14 settembre, al museo della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, la mostra di Ivo Batocco “La rotta della speranza”, viaggio per immagini che narra la storia dell’emigrazione italiana che dal 1861 al 1985 fa registrare circa 29 milioni di partenze di italiani e sammarinesi.

La storia della presenza e della dispersione degli italiani nel mondo ha radici antiche e ragioni non esclusivamente economiche, ma solo dal 1852 (anno in cui a Genova si costituisce la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe) assume i connotati del tutto nuovi di fuga di massa da un’Italia rurale poverissima e arretrata. Quasi un esodo che tra il 1876 ed il 1900 coinvolge dapprima le regioni settentrionali (con particolare riguardo a Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte) per poi estendersi nei due decenni successivi prevalentemente al meridione (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
Si stima che solo nel periodo 1876-1915 partirono circa 14 milioni di cittadini (con una punta nel 1913 di oltre 870.000 partenze). Un dato impressionante se si calcola che nel 1900 l’Italia aveva circa 33,5 milioni di abitanti.
Accanto a quella che è definita la grande emigrazione orientata in larga parte verso le Americhe (tra la fine del XIX sec. e gli anni Trenta del XX sec.) prende corpo fin dall'immediato dopoguerra quella europea che intesa dai migranti italiani prevalentemente quale emigrazione temporanea si rivolge in particolare verso Francia, Svizzera, Belgio e Germania.
Il Protocollo Italo-Belga firmato il 23 giugno 1946 se da un lato consente all'Italia di avere energia per la ricostruzione sotto forma di carbone, dall'altro prevede il trasferimento di 50.000 italiani nelle miniere del Belgio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, come afferma Anna Morelli dell'Università Libera di Bruxelles -ULB (cfr. video "Dallo zolfo al carbone" di Luca Vallo, 2008), a lavorare nelle miniere erano i prigionieri di guerra. Terminato il conflitto bellico le compagnie minerarie stimolarono il Governo belga a cercare manodopera a basso costo che, dopo gli insuccessi in Belgio, fu infine trovata in Italia. Queste massicce partenze davano ad un'Italia povera, stremata dalle visionarie smanie di grandezza del dittatore fascista, non solo il carbone ma anche stabilità interna attraverso l'uscita pianificata dei giovani disoccupati: era infatti un modo pratico per evitare pericolosi conflitti sociali e sollevazioni popolari. I lavoratori italiani che venivano accettati dopo le visite mediche non potevano mutare il loro contratto nei primi cinque anni: o si lavorava in miniera e nelle cave o si era costretti ad accettare il rimpatrio. Arrivati in Belgio nel primo periodo furono alloggiati nei campi di prigionia con le baracche in lamiera per anni senza alcuna possibilità di ricongiungimento familiare. Dopo cinque anni di miniera trovare un lavoro altrove come in fabbrica era difficilissimo perché i giovani erano spesso già minati nella loro salute, e in miniera si cominciava a lavorare di nascosto anche a 11, 12 13 anni. Una migrazione di tali proporzioni, capace di creare un’altra Italia fuori dai propri confini, fu così estesa e capillare da coinvolgere nella medesima esperienza tanta parte del popolo italiano e sammarinese. Per tali motivi la partenza con valigie di cartone con poca misera roba, il pianto delle madri quando non delle mogli, il doloroso distacco dalla propria terra, le molteplici storie individuali di ricerca della felicità sono frammenti di memoria ormai collettiva che coinvolgono direttamente innumerevoli famiglie tra le quali anche quella del pittore Ivo Batocco: l’Autore della mostra.
Dopo aver affrontato, con quella padronanza della tecnica che gli è propria i temi del francescanesimo (grazie anche ad importanti committenze dell'Ordine dei Frati Minori - OFM) Ivo Batocco si è accostato al popolo dei senza storia: i clochard. Da qui (con la mostra Le vie della solitudine. Umanità senza traccia del 2008) era quasi naturale che Egli si spostasse a scandagliare l’emigrazione italiana avendo quale elemento comune la povertà seppure con esiti e accenti totalmente diversi.
Per la stesura delle opere della mostra Batocco utilizza la forza della sua pittura figurativa fatta di strati di colore sovrapposti qui accentuata da evidenti, ricercati contrasti luminosi e non rinuncia ad esprimere sui fondi di molte delle tele il ricordo dei cromatismi maturato nel dinamico periodo della ricerca materica creando in molti casi un’efficace quanto opportuna decontestualizzazione di scene di storie individuali che ormai appartengono ad un vissuto più vasto: alla storia del popolo italiano e sammarinese.
Le trentatre opere (a cui si aggiungono le chine e i disegni) sono state realizzate da Ivo Batocco in più anni a partire dal 2009 dopo aver eseguito una paziente ricerca preparatoria sui materiali (testi, foto, video e film) attinenti l'emigrazione italiana. La serie di opere tocca vari aspetti: dal viaggio dopo il distacco, carico di paure ma anche di speranze, si passa al tema del lavoro che talvolta oltre la salute sottrae anche la vita; infine è il rapporto epistolare che sgorga spesso da un tormentato sentimento con chi è rimasto in Italia, talvolta una madre altre volte una moglie alla quale è negato il ricongiungimento familiare.
Le opere in mostra narrano dunque del lungo viaggio della speranza, della macerante nostalgia di chi parte ma anche della promessa di una nuova vita. Raccontano dell’angosciante povertà e della speranza in un futuro nuovo, di un possibile riscatto sociale e del coraggio di affrontare con pochi mezzi linguistici, culturali ed economici società ben più complesse del mondo spesso arcaico che si lasciava.
LA ROTTA DELLA SPERANZA
di IVO BATOCCO
Durata:
Dal 14 settembre al 16 novembre 2014
Orari di apertura:
da lunedì a domenica 09:30 – 12:30, 15:30-19:00
Sede della mostra:
Museo della Porziuncola, Galleria Francescana del Conventino
Curatori:
Alberto Mazzacchera, Saul Tambini
INFORMAZIONI
Museo della Porziuncola
Piazza Porziuncola, 1
Tel. 075 58051419







Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2014 alle 02:02 sul giornale del 15 settembre 2014 - 589 letture

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