Bastia Umbra: piano ex mattatoio, critiche dalla sinistra. ''Poca lungimiranza''

Piazza del mercato Bastia Umbra 4' di lettura 08/11/2014 - Nell’ultima seduta del consiglio comunale di Bastia si è tornati a discutere in merito al Piano di recupero della Piazza del Mercato o meglio del Campo del Mercato, come viene comunamente chiamata Piazza Togliatti. Una sola certezza in mezzo a tanti dubbi: la denominazione Togliatti verrà cancellata definitivamente.

Nessuna polemica politica: “veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano” diceva il compagno Palmiro Togliatti, figura di riferimento dell’antifascismo italiano e leader storico del PCI, la cui valenza ed importanza per la storia del nostro Paese è indiscussa. Le vie e le Piazze delle nostre città vengono spesso intestate a uomini e donne illustri per onorare la loro vita e ricordarci chi siamo e da dove veniamo. Domani a Bastia saremo più “poveri” di memoria, a prescindere dalle idee politiche di ognuno di noi. E’ anche vero tuttavia che nessuno a Bastia la chiama Piazza Togliatti e che i nomi dei luoghi nella nostra mente sono spesso i luoghi stessi, per cui non è sbagliato assegnare definitivamente il nome Piazza o Campo del Mercato a questa zona, magari ricordandoci della figura di Palmiro Togliatti nelle future scelte toponomastiche.
Veniamo ora ai dubbi che caratterizzano questo ennesimo progetto di recupero che, al di là delle differenze emerse in consiglio comunale tra parte della maggioranza e l’opposizione, ci sembra in perfetta continuità con il passato. Si recupera una zona facendo palazzi e commercio, barattando il verde pubblico e i parcheggi. Positiva sicuramente l’idea di fare dell’ex mattatoio la nuova biblioteca di Bastia, ma a quale prezzo?
In passato le scelte che sono state fatte, di pessimo gusto architettonico e di volumi enormi, erano perlomeno dettate da un trend economico positivo, da previsioni di crescita per la nostra città sia nel settore industriale che in quello del commercio e, conseguentemente, del numero di residenti.
La situazione odierna è opposta, la crisi economica e soprattutto le previsioni di crescita sono, nella migliore delle ipotesi, pari allo zero. È soprattutto il commercio al dettaglio quello che più risente della situazione di crisi, insieme alle piccole aziende e all’artigianato. Nonostante questo a Bastia si continuano a progettare aree che prevedono migliaia di mq di commercio, nell’asse che (così dicono) parte dalla Fiera, passa per il PIC e Piazza del Mercato fino a Piazza Mazzini e all’“area Franchi”. Qual è il nostro dubbio? Nella crisi economica che viviamo, ormai strutturale, le nuove aree commerciali rischiano di non fare più sistema, ma di entrare addirittura in concorrenza tra di loro. Il pericolo è che nelle aree ristrutturate non aprano nuovi negozi, ma che ci sia solo uno spostamento delle attività commerciali e quindi contemporaneamente la compromissione di zone commerciali già esistenti. Ci si sposta in vista di qualche parcheggio in più, di affitti più bassi, ecc.. ed intanto si abbandonano luoghi in cui ci sono anche residenze e servizi. Oltre a questo rischio, dal quale non sarebbero immuni zone anche molto a ridosso delle nuove aree progettate (Via Roma, Via Veneto, Bastia Due ecc..) sarebbe a nostro avviso necessaria anche una valutazione dei comportamenti economici delle persone. Possiamo pensare che un asse così esteso possa diventare un centro commerciale “naturale” che sia funzionale alle abitudini contemporanee? O meglio: i progettisti e gli urbanisti vanno a fare la spesa? Conoscono le esigenze dei consumatori? Dobbiamo smettere di guardare e progettare le città dall’alto e costruire zone a misura di persona e soprattutto fare delle scelte.
Oggi a Bastia l’unico “centro commerciale naturale” è il centro storico, che rischia di svuotarsi ancora di più con la nascita di queste nuove aree.
È da qui che si deve partire valorizzando l’esistente, incrementando la presenza di negozi, servizi e attività ricreative.
Se c’è una certezza, in tempi di crisi, è la necessità di fare comunità, di sentirsi comunità, investendo nei luoghi più adatti a questo, a partire dai centri storici. Arredo urbano, illuminazione, wi-fi gratuito, incentivi fiscali, ristrutturazione delle abitazioni, e tanto altro si potrebbe fare per ridare dignità alla nostra città, ai suoi luoghi “naturali” di incontro. Invece si continua, nonostante la crisi, a progettare nuovi palazzi e aree commerciali e a monetizzare il verde pubblico, ridotto a solo ornamento estetico. Scriviamo progettare perché negli ultimi anni poco o niente è effettivamente partito, indice inequivocabile delle difficoltà ad investire in aree così estese, progetti faraonici che sembrano concepiti al di fuori del contesto economico e sociale attuale.
E in tutto questo, quando la città potrà discutere in maniera ampia e complessiva del proprio futuro? Dov’è il nuovo PRG? È ancora ipotizzabile recuperare con queste stesse modalità l’area Petrini? Questioni fondamentali che dovrebbero trovare spazio nella discussione istituzionale e, soprattutto, essere oggetto di sistemi di partecipazione pubblica alle decisioni.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-11-2014 alle 03:32 sul giornale del 08 novembre 2014 - 511 letture

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