Studenti a scuola di solidarietà con il progetto 'Giovani per il Javarì'

Progetto Giovani per il Javarì 4' di lettura 11/12/2014 - Toccare più cuori giovani possibili: è questo l’obiettivo di “Giovani per il Javarì”, progetto ideato dai frati cappuccini, poi proposto e accettato dalla diocesi di Assisi e che vede come agenti sociali i Ra.Mi. Ragazzi Missionari e la Fondazione Assisi Missio.

GxJ, attraverso la sua proposta di sensibilizzazione sociale (durante le ore di religione) e laboratoriale, realizzando e poi vendendo manufatti per destinare fondi in Amazzonia (rientro pomeridiano), è riuscito ad entrare nelle scuole secondarie di Assisi, Santa Maria degli Angeli, Bastia Umbra, Nocera e Gualdo Tadino, promuovendo un percorso solidale ed esistenziale: far agire gratuitamente i nostri Giovani PER una terra lontanissima (distanza, cultura, società) come quella del Javarì.
Sussurrare che è proprio grazie la gratuità che rigenera e arricchisce, e che è proprio la distanza (dalle comodità, abitudini, vizi) che ci fa porre nuovi perché e ci fa conoscere nuove parti di sé. E’ su quel “PER” che GxJ vuole agire, stimolando i giovani ad abitare, anche se per poche manciate di ore, una realtà interiore ed esteriore nuova, mai indagata, magari rigenerante.
La valle del Javarì un’area geografica stretta tra l’amazzonia Brasiliana e quella Peruviana; è abitata da più popolazioni indigene (con ancora minima contaminazione socio-culturale esterna) di varie etnie: Matsès, Marubo, Matis, Kanamari, Kulina, Korubo, Flecheiros. Una delle poche entità a cui è concesso di entrare in questa area è il CIMI (Consiglio Indigenista MIssionario) nella quale antropologi, infermieri, avvocati e religiosi consacrati esercitano l’attività di missionario, mantenendo un rapporto il più possibile genuino e incontaminante con le popolazioni del posto; CIMI, l’entità sostenuta dal ricavato del GxJ, lavora nel campo della prevenzione e protezione degli Indios informandoli dei loro diritti, vaccinando e medicando per ridurre il tasso di mortalità (per esempio causata dalla malaria o dai morsi di serpenti), stimolando le istituzioni e gli stessi indigeni alla qualità d’istruzione, accertandosi che venga mantenuta la lingua indigena ma anche insegnata quella portoghese (lingua nazionale Brasiliana), anche per prepararli al confronto coi quei “bianchi” che, invece, vogliono approfittarsi.
I giovani delle scuole, grazie ad un video ed alle testimonianze dei missionari partiti, attraverso la scoperta di questa realtà-altra, hanno fatto nascere confronti interessantissimi che li hanno portati a contatto con dei perché che altrimenti sarebbero rimasti nascosti dalle tante comodità, dalle abitudini, dai vizi (spesso di natura alterante chimica e/o alcolica proprio per la paura di rispondere a questi perché). Si sono interrogati su questioni che solo delle terre così “povere” possono far affiorare. “Che parole vi vengono in mente dopo aver visto questo video?” chiedevamo ai giovani; molti hanno risposto “povertà”, e così ci siamo chiesti che differenza c’è tra povertà e semplicità, del perché nel video ci sono tanti sorrisi per noi assurdi se fusi a quella realtà che definiamo “povera”. Ci siamo domandati, perché i nostri nonni ci dicono “si stava meglio quando si stava peggio”? Cosà può significare l’avvento del denaro come oggetto di scambio in una popolazione che ha sempre vissuto con ciò che riusciva a ricavare dalla natura? L’arrivo della televisione e dei telefonini, in così breve tempo, come può influenzare l’individuo indio e la sua linearità nel vivere? Chi può essere missionario?
Queste e tantissime altre domande sono emerse dagli stessi studenti, i quali, in seguito, si sono divertiti a farsele tra loro, indagando il loro personale quotidiano, qui, nel loro abituale “fare vita”. Alla fine di queste indagini, alcuni si sono detti “forse è meglio scegliere la semplicità che porta a sentire più la vita e così le vere necessità piuttosto che sommergerci di tanti beni materiali che ci allontanano dal sentire la nostra vera identità”; forse ho un po’ parafrasato i feedback degli alunni, ma vi assicuro che il cuore di molte restituzioni entrava in questa considerazione.
Ora le testimonianze nelle scuole sono finite ma i laboratori pomeridiani continuano, almeno fino a metà dicembre. Approfitto per ringraziare Silvia e Suor Silvana, Margherita e Fra Alberto, Maria, Silvia e Sara, Eleonoria, Maria, Teresa e Roberto, Fra Giovanni e Paolo, Tiziana, Valentina e Alessandra, e tutti gli istruttori artigiani che stanno donando il loro tempo per GxJ.
I prodotti realizzati saranno esposti e venduti nei mercatini natalizi de “La Magia del Natale” ad Assisi. A febbraio, con tutti i partecipanti dei laboratori, organizzeremo una caccia al tesoro fotografica per le vie di Assisi: un modo frizzante e allegro per concludere questo grandissimo percorso solidale ed esistenziale.


da Ra. Mi. Onlus
Associazione Ragazzi Missionari







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-12-2014 alle 02:56 sul giornale del 11 dicembre 2014 - 458 letture

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