Bastia Umbra: laboratorio tessile in nero chiuso dalla polizia, cinesi sfruttati anche di notte

3' di lettura 30/12/2014 - Un laboratorio clandestino di confezioni dove era impiegata irregolarmente manodopera cinese è stato scoperto nell'area industriale di Bastia Umbra dalla polizia del commissariato di Assisi dopo lunghi appostamenti e servizi di pedinamento.

Il laboratorio era stato ricavato in un seminterrato dell'abitazione di un cittadino cinese, titolare della ditta di confezioni e abbigliamento, con sede legale a Monsano. Dagli sviluppi investigativi era emerso che era stato affittato a una famiglia di cittadini cinesi anche un appartamento all'ultimo piano dello stesso stabile. L'attivita' del laboratorio era in pieno regime a ogni ora del giorno e della notte. Quindi il blitz. L'appartamento che formalmente doveva essere l'abitazione di una famiglia di cittadini cinesi formata da due coniugi e tre bambini, in realta' era un vero e proprio dormitorio con piu' di 20 posti letto. Scarsissime le condizioni igieniche constatate all'interno, con un'unica cucina a uso comune, panni, valigie, cibi sparsi per i corridoi, stanze piccolissime capaci di contenere solo le reti dei letti. Unico svago un computer presente in ogni camera.
All'ingresso dell'appartamento gli agenti hanno rinvenuto un cittadino cinese intento a smontare l'impianto gas della cucina. Gli agenti hanno proceduto a un secondo piu' accurato controllo e, attirati da alcuni chiodi sulla parete, sono riusciti a scoprire delle porte a scomparsa: dietro una di questa un uomo cinese, con un neonato in braccio, che si era chiuso nella stanza per sfuggire al controllo della polizia.
Contemporaneamente è stata fatta irruzione nel laboratorio del seminterrato. Circa sette i cittadini cinesi sorpresi a lavorare nelle postazioni da rammagliatrice, in mezzo a sporcizia e in evidenti mancanze delle minime condizioni di sicurezza, tra bambini di tenerissima eta' che scorazzavano tra i macchinari. Dodici le postazioni di lavoro presenti e costituite da macchinari vecchi ma pienamente funzionanti. Dai controlli effettuati i cittadini cinesi sono risultati tutti regolari sul territorio nazionale ma da un punto di vista lavorativo due dei sette trovati al lavoro sono invece risultati irregolari.
Pesanti le sanzioni scattate nei confronti del loro datore di lavoro, un cinese residente a Trento, titolare di un maglificio a Monsano (An) presso il quale sono formalmente assunti i lavoratori cinesi controllati a Bastia.
Per lui è scattata una maxi sanzione che supera gli 11.000 euro alla quale si è aggiunta la sospensione immediata dell’attività, pena una denuncia penale. Poiché 2 su 7 lavoratori sono risultati in nero, qualora il datore di lavoro non dovesse ottemperare al provvedimento è previsto l’arresto fino a sei mesi.
Sono stati effettuati inoltre altri controlli con il personale della locale ASL per verificare l’adempimento delle prescrizioni in materia di igiene e sanità pubblica sui luoghi di lavoro.
Mancata consegna del certificato di agibilità per la destinazione d’uso a laboratorio del magazzino locato e del certificato di conformità degli impianti elettrici hanno fatto scattare così la diffida per il datore di lavoro a non proseguire nello svolgimento dell’esercizio delle attività di cucitura e confezionamento nel laboratorio di Bastia fino a quando non avrà prodotto i documenti richiesti pena, il sequestro preventivo dei locali.
Per gli operai cinesi finalmente ferie. Forzate.







Questo è un articolo pubblicato il 30-12-2014 alle 11:45 sul giornale del 31 dicembre 2014 - 1114 letture

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