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comunicato stampa

Assisi, immigrati in fuga dal centro di accoglienza. Mignani: ''Un dovere informare i cittadini''

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Francesco Mignani
Kaled (il nome è inventato), non è italiano, Kaled è africano. L'ho incontrato casualmente, mentre facevo jogging con degli amici a Piazza Nuova in Assisi. Neanche 20 anni, la faccia smarrita, ci veniva incontro con fare incerto.
Un maglione indosso dai colori improbabili, dei jeans alla caviglia, gambe nude e pelle scura, il tutto messo in risalto, in quella giornata piuttosto fredda ed umida, da un paio di gelide ciabatte. Però non era il freddo a farlo tremare, ma Kaled, si percepiva, tremava dalla paura.
Alla nostra vista avrebbe voluto nascondersi, i suoi occhi smarriti avrebbero voluto evitare tutto: il nostro incontro, il nostro pregiudizio e probabilmente la nostra superbia.
Potrebbe essere l'inizio di un romanzo, una delle tante storie di immigrazione che riguardano le sorti di tante vite umane e che sfiorano quando più e quando meno le nostre coscienze e le nostre responsabilità.
Invece la presenza di questo ragazzo è reale: “Kaled” era appena fuggito dal centro di accoglienza situato in Assisi. Si tratta infatti di una persona facente parte di un gruppo di rifugiati o di esiliati politici, non si conosce bene lo status effettivo, ospitati da una struttura privata, in una tranquilla frazione montana, del Comune di Assisi.
Questa presenza è giustificata dalla disposizione avvenuta dalla Prefettura di Perugia e rientrante nel quadro dei provvedimenti previsti per consentire una equa distribuzione degli immigrati in regola con i documenti, e quindi non clandestini, nel territorio italiano.
Anche Assisi, dunque, tramite la disponibilità di una struttura privata, si sta prestando per questo ruolo.
Non ho personalmente nulla da eccepire sulle finalità umanitarie che contraddistinguono queste operazioni, tuttavia non capisco alcuni passaggi essenziali che cercherò di sintetizzare nei seguenti punti:
1) Pur comprendendo la discrezionalità e il riserbo da parte della Prefettura, in merito alle delicate questioni della collocazione degli immigrati, mi chiedo: la nostra amministrazione comunale sia stata allertata della vicenda? Probabilmente sì.
2) In caso affermativo la persona o le persone a conoscenza dei fatti hanno provveduto ad informare i nostri vigili urbani e le forze di polizia sulla presenza di questa collocazione? Sicuramente sì.
3) In relazione alle comunicazioni intercorse tra Prefettura, Ente comunale e Forze di polizia, perché non si è provveduto ad avvisare, non allertare, si badi bene, e informare della presenza di questo gruppo di esiliati/profughi anche i cittadini della frazione che li ha inconsapevolmente ospitati?
4) Sono a conoscenza i nostri amministratori che in questo centro di mini-accoglienza gli ospiti africani dopo pochi giorni si sono tutti in sordina dileguati, neanche fossero dei clandestini? Se sì dove sono finiti, di cosa sopravvivono?
Intorno alla vicenda credo che il semplice rispetto di questi ultimi passaggi avrebbe consentito di evitare il senso di inquietudine, smarrimento e frustrazione generatosi tra la popolazione della frazione.
Gli stessi o buona parte dei residenti, venuti a conoscenza del problema, hanno chiesto spiegazioni, purtroppo disattese. Tra i tanti dubbi che sono circolati e che perseverano ancora tra la gente ci si chiede infatti se saranno previsti altri flussi di persone, con che frequenza e in che quantità.
Il problema dell'immigrazione ci sta toccando sempre più da vicino e probabilmente, come è nella tradizione della città, lo spirito di accoglienza, di altruismo, di solidarietà e di tolleranza di Assisi e dei suoi cittadini sarà ancora messo alla prova. Sono convinto che, se fosse passata l'informazione, i cittadini della frazione avrebbero trovato energie per predisporre per gli sventurati comfort ed assistenza, piuttosto che diffidenza e sconcerto.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che non dobbiamo dimenticare che la tutela dei diritti di libertà di ogni persona è sancita dalla Costituzione e dai trattati internazionali; e se da una parte dobbiamo impegnarci ad accogliere immigrati, dall'altra non ci dobbiamo dimenticare che il benessere e la sicurezza dei cittadini italiani va parimenti considerata come principio fondamentale e non subordinata a nessuna altra questione.
Per tali ragioni occorre prepararci a confrontarci con queste nuove realtà e a tale proposito continuare ad insistere su operazioni di sensibilizzazione, di tutela e di cooperazione di tutte le componenti.
Per fare questo tutti i soggetti coinvolti debbono essere necessariamente informati in modo preventivo, ma in particolare i cittadini, perché saranno coloro che dovranno convivere e condividere il quotidiano con il nuovo arrivato.
Questa è una condizione dalla quale in futuro non si può assolutamente prescindere.


Francesco Mignani

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-05-2015 alle 17:05 sul giornale del 04 maggio 2015 - 1655 letture