Petrignano piange la scomparsa di Osvaldo Ciammarughi. Il suo ricordo nelle parole di un amico

Petrignano 3' di lettura 28/09/2015 - Carissimo Osvaldo; ti devo dire innanzitutto che non riesco ad adattarmi all’idea della tua morte. Avendo potuto apprezzare la tua straordinaria energia interiore, mi ero convinto, stupidamente, chioseresti tu che tu avessi una particolare immunità rispetto ai mali di questo mondo.

Credevo, insomma, che avresti continuato per molti anni a scrivere madrigali per gli amici e i conoscenti scomparsi.
In questo momento sono molte le cose che mi piace ricordare di te: il tuo fluente parlare, e il tuo grande sapere (che tutti certamente riconoscevano), così come la tua arguta vena ironica e soprattutto per il tuo spessore culturale che faceva di te un vero riferimento intellettuale.
Ma non dimentico neppure quel bellissimo rapporto, fatto di tensione positiva e di stima sincera, che negli anni eri riuscito a stabilire, a costo di limare le non poche asperità del tuo carattere, con qualsiasi persona con cui ti intrattenevi a parlare.
Nelle discussioni sulla politica e sulle vicende socio economiche dei giorni nostri, ti divertivi a riferirti alle battute di Totò, Edoardo de Filippo e soprattutto dei poeti Romani Trilussa e Gioacchino Belli di cui, con l’aperto sorriso sulle labbra, ti piaceva ripetere sonetti e poesie. Ti piaceva soprattutto ripetere a memoria brani di Giovannino Guareschi, mitico ideatore dei personaggi Don Camillo e Peppone, scritti sul giornale umoristico “Candido” di cui ti vantavi di conservare tutte le copie dal 1945 al 1957.
Ti ricordi le nostre divertenti discussioni per le nostre divergenze politiche! Una volta, per bonaria provocazione, ti chiesi per chi ritenevi che si dovesse votare e tu mi rispondesti (lo ricordo come se fosse ora): Quanto al voto, mi spiace deluderti: ho votato già 15 giorni fa ed essendo un coglione ho votato nella sola maniera possibile, per un coglione”.
Permettimi infine di muoverti un appunto, sul filo di quell’ironia che non è mai mancata nelle nostre corrispondenze. A me pare però che il modo con cui hai scelto di uscire di scena (senza informare nessuno del tuo impietoso destino, decidendo di affrontare da solo l’estremo passo) sia stato invece tipicamente romantico, se non addirittura “eroico”.
Pure il tuo triste tramonto contribuisce allora a dimostrare come le etichette che ci diamo, o che ci danno, nel corso della nostra vita servano più che altro a essere contraddette, specie in quei momenti difficili che il destino non manca mai di riservarci. Quando, raramente in verità, il discorso dei nostri colloqui finiva sulla morte, tiravi fiori dalla bocca la poesia “A livella” di Totò.
Sì, perché non amavi per niente le ingiustizie e le disparità tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli. Non a caso che eri dotato di profonda Fede cattolica e alimentato dalla dottrina sociale della Chiesa.
Hai taciuto sulla tua malattia ma hai vinto tu, hai fornito prova di grande generosità non facendo preoccupare nessuno. Per tutto ciò puoi ben comprendere come la notizia della tua scomparsa abbia suscitato in me incredulità e sconforto, ma anche rammarico e disappunto per vedere dissolto in un solo istante quel grande patrimonio di cultura e di “affetti” e di viva simpatia che ti eri costruito in tanti anni nella tua Petrignano.
Sentimenti di affettuosa vicinanza e di profondo cordoglio giungano a tua moglie, alle tute amatissime figlie, a tutti i tuoi cari congiunti. Ciao, caro Osvaldo, non ti dimenticherò e sono certo che non ti dimenticheranno coloro che ti hanno conosciuto e stimato come probo cittadino di Petrignano”.





Questo è un articolo pubblicato il 28-09-2015 alle 11:55 sul giornale del 29 settembre 2015 - 1260 letture

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