Covid, gli specializzandi in Commissione Sanità: "Prima chiamati 'eroi', ora esclusi dalla Regione e invisibili"

ospedale coronavirus 2' di lettura 03/07/2020 - Il Sistema Sanitario nella sua interezza è stato coinvolto nell’emergenza: chi si è trovato in prima linea da subito nei reparti COVID19, chi si è unito dopo da volontario, chi è dovuto rimanere a casa e chi si è ammalato.

Anche noi, Medici in Formazione Specialistica, abbiamo risposto presenti alla chiamata, mettendoci completamente a disposizione per fronteggiare il nemico invisibile.

Le nostre ferie e i permessi sono stati bloccati, i turni da coprire sono stati aumentati, abbiamo affrontato un rischio infettivo che ha tenuto centinaia di colleghi lontani dalle loro famiglie, ma nessuno di noi ha titubato.

Nessuno di noi, in quanto medici, ha rinnegato il giuramento prestato ed ha fatto un passo indietro. Pronti per tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.

Al termine di tutto, giunto il momento di gratificare il personale, sanitario e non, di tutte le strutture e i comparti, compreso quello amministrativo, che ha prestato opera durante questi mesi di Emergenza, la Regione Umbria non ha compreso i suoi Specializzandi tra i beneficiari, come se il nostro operato fosse scontato, superficiale e non indispensabile.

Crediamo che questo rappresenti solo la punta dell’iceberg della condizione di sistematica svalutazione del nostro lavoro. Siamo considerati lavoratori quando dobbiamo sopperire alle carenze di organico del SSN, siamo considerati studenti quando si tratta di riconoscere i nostri diritti ed il nostro impegno di lavoratori. Siamo medici ma spesso“ invisibili”. Tenuti nell’ombra, ma coscienti di essere la spina dorsale del SSN.

Non stiamo chiedendo un obolo o un pagamento straordinario, ma il rispetto per l'enorme impegno ed i sacrifici fatti in questi mesi, quantomeno pari ad ogni altro professionista della salute.

Il termine "eroi", di cui tanti si sono riempiti la bocca prima ci imbarazzava, poiché eravamo convinti di non fare altro che il lavoro scelto, ora suscita rabbia.

Non siamo più disposti a vedere il nostro lavoro costantemente svilito.

Non siamo più disposti ad essere esclusi dai tavoli di contrattazione che riguardano anche il nostro lavoro.

Vogliamo poter offrire le nostre competenze, acquisite progressivamente, per rispondere alle esigenze di salute della popolazione. Vogliamo continuare, come già facciamo, a garantire il funzionamento del nostro SSN, pubblico, universalistico e solidale, per i prossimi decenni. Ma vogliamo farlo con le tutele, le garanzie e i diritti necessari a questo ruolo.

Per questo motivo chiediamo la parificazione del trattamento riguardante il “bonus COVID” a qualsiasi altra figura professionale si sia adoperata durante i mesi di emergenza, come fatto da diverse Regioni italiane.

Le nostre non sono semplicemente rivendicazioni di una categoria che si autotutela, ma nascono dalla consapevolezza che la salvaguardia del servizio sanitario pubblico e della salute della popolazione dipendono dalla qualità delle formazione e dalle condizioni di lavoro degli operatori della salute.

ASUP UniPg
Associazione Specializzandi Università di Perugia






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-07-2020 alle 08:55 sul giornale del 04 luglio 2020 - 182 letture

In questo articolo si parla di attualità, perugia, umbria, comunicato stampa, coronavirus

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