Il 4 ottobre 1226 moriva San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia

4' di lettura 04/10/2021 - Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226, moriva San Francesco d'Assisi. Il "poverello" che aveva rivoluzionato la Chiesa rinnovando e rafforzando quella che rimane sempre la tradizione pauperista e democratica del Cristianesimo (dagli Atti degli apostoli sino, nel '900, ai pontificati, soprattutto, di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I): contrapposta a quelle che, purtroppo, sono le degenerazioni oligarchico - finanziario - politiche del Cristianesimo di vertice (dall' IOR agli scandali a sfondo sessuale).

Nei suoi ultimi anni di vita, Francesco ( la cui conversione era iniziata, lui ventenne, nel 1202. lo stesso anno in cui moriva Gioacchino da Fiore, il solitario abate riformatore della Sila) fu sempre più oggetto di varie malattie (soffriva infatti di disturbi al fegato,oltre che alla vista, tormentata probabilmente da un tracoma). Varie volte gli furono tentati degli interventi medici per lenirgli le sofferenze, ma inutilmente. Nel giugno 1226, mentre si trovava alle Celle di Cortona, dopo una notte molto tormentata dettò il "Testamento", che volle fosse sempre legato alla sua"Regola": in cui esortava l'Ordine dei Minori a non allontanarsi mai dallo spirito originario.

Nel 1226 si trovava alle sorgenti del fiume Topino, presso Nocera Umbra; chiese, però, di poter tornare a morire nel suo "luogo santo" preferito: la Porziuncola, la chiesetta (oggi sita all'interno della Basilica di S.Maria degli Angeli presso Assisi) in cui, molti anni prima, aveva pienamente compreso la sua vocazione e accolto la futura Santa Chiara e i primi seguaci. Qui la morte lo colse appunto tra la sera del 3 e la mattina del 4 ottobre 1226. Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato perfino in San Damiano per essere mostrato un'ultima volta a Chiara e alle sue consorelle, fu sepolto inizialmente nella chiesa di San Giorgio. Da qui, la sua salma fu trasferita nell'attuale Basilica, già completata, nel 1230 (quattro anni dopo la sua morte, due anni dopo la canonizzazione " a furor di popolo").

Il santo assisiate fu sempre profondamente legato anche a Roma: città dove, nell'estate del 1209 (o, secondo altri storici, del 1210), con pochissimi compagni era stato ricevuto - sembra dopo una prima accoglienza non proprio idilliaca - da Innocenzo III (il Papa delle "leggi speciali" contro gli eretici e della sanguinosa Crociata contro i catari, durata dal 1209 al 1244).Il quale, intuendo che l'esistenza di Ordini rigoristi e pauperisti come i francescani poteva in parte riabilitare la Chiesa cattolica di fronte all'opinione pubblica europea, approvò infine a voce la protoregola francescana, concesse ai frati la tonsura ecclesiastica e dette loro il permesso di predicare, e soprattutto l'assenso alla nascita dell'Ordine. Il sincero sogno di Francesco d'Assisi poteva iniziare a realizzarsi.

Con una bolla del 23 luglio 1229, il successivo Papa Gregorio IX ordinò che la chiesa di San Biagio a Trastevere e l'ospizio annesso passassero in mano appunto ai frati minori: in tal modo si stabilì la loro prima residenza ufficiale in Roma. La bolla indicava chiaramente che i frati dovevano essere semplici ospiti delle abitazioni contigue alla chiesa: che presto cedette il posto a un'altra più ampia, costruita in onore di san Francesco. Su un fianco della chiesa, sopra la sacrestia, si trova tuttora quella che si è creduto essere la cella abitata da San Francesco. Oggi è trasformata in cappella, dominata da un altare di legno addossato a un immenso e sofisticato reliquiario costruito nel secolo XVII dal francescano Bernardino Jesi.

Nelle vicinanze, non lontano dalla Piazza dedicata a San Francesco, c'è la Via che porta il nome di Iacopa de' Sette Soli: nobildonna di famiglia patrizia di Trastevere, vedova, nata intorno al 1190, che fu sincera amica del santo e la più valida collaboratrice del neonato movimento francescano nella città dei Papi.

Per questa ricorrenza del 4 ottobre, 495mo anniversario della morte di Francesco, i frati minori conventuali della Basilica di S.Antonio a Padova ricordano anche che il giovane Antonio da Lisbona (nato probabilmente nel nel 1195), al secolo Fernando Martins de Bulhoes, entrato a 15 anni nei Canonici regolari della Santa Croce di Lisbona e approdato nel 1220 in Italia dopo un naufragio sulle coste della Sicilia, accolse l’invito rivolto da Francesco a tutti i suoi frati e, esattamente 800 anni fa (1221), lo incontrò ad Assisi, nel Capitolo delle stuoie (così chiamato a motivo degli umili ricoveri che ospitarono i religiosi). Iniziava così il cammino di Antonio nell'Ordine francescano, in stretto contatto, i primi anni, col "Poverello di Assisi".

"La festa di San Francesco del 4 ottobre - ricordano, in un comunicato ufficiale, i frati della Basilica antoniana di Padova - è anche per noi l’occasione, seguendo l’esempio di sant’Antonio, di continuare a riproporci i suoi valori e i suoi ideali, le sue coraggiose scelte di vita. In questi mesi difficili di distanziamento e di sofferenza infatti i suoi insegnamenti tornano attuali più che mai: il primato di Dio nella nostra vita, l'amore per i poveri, l’attenzione alla natura, la semplicità, la generosità e l’umiltà".






Questo è un articolo pubblicato il 04-10-2021 alle 10:15 sul giornale del 05 ottobre 2021 - 135 letture

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