Presentato il progetto pilota “Lotta contro l’avvelenamento degli animali” per la formazione di unità cinofile antiveleno, l’Umbria apripista in Italia

4' di lettura 26/10/2021 - In Umbria verrà formata e diventerà operativa una task force con unità cinofile, altamente qualificata, per combattere il grave e diffuso fenomeno dei bocconi e delle esche avvelenate che provocano la morte di animali domestici e selvatici e rappresentano un serio pericolo per la salute dell’uomo e per l’ambiente.

È uno degli elementi cardine del progetto pilota “Lotta contro l’avvelenamento degli animali” che prenderà forma, per la prima volta in Italia, grazie alla sinergia fra la Regione Umbria, che l’ha patrocinato, e l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, che l’ha proposto e ha attivato per la sua realizzazione la collaborazione di numerosi attori, nazionali e regionali, quali l’Ucis-Unità Cinofile di Soccorso e l’associazione di protezione civile “Rosa dell’Umbria”.

Il progetto è stato presentato lunedì mattina a Palazzo Donini, nel corso di un incontro al quale hanno preso parte l’assessore all’Ambiente della Regione Umbria, Roberto Morroni; la presidente Enpa nazionale, Carla Rocchi; il presidente UCIS - Unità Cinofile di Soccorso, Bruno Piccinelli; il direttore sanitario del rifugio Oasi Parco dell’Enpa di Perugia, Massimo Floris; il sindaco di Gualdo Cattaneo, Enrico Valentini, in rappresentanza dell’Anci Umbria; il tesoriere nazionale Enpa, Paola Madrigali Tintori; il medico veterinario Usl Umbria 1, Brigitta Favi; il presidente sezione Protezione Civile “Rosa dell’Umbria”, Claudio Serrani; il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, Vincenzo Caputo. Sono intervenuti, inoltre, il direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia, Fabrizio Rueca, e il presidente dell’Ordine provinciale dei Medici Veterinari di Perugia, Sandro Bianchini.

“La Regione Umbria ha accolto con estremo interesse questo progetto e ci impegniamo a dare il sostegno necessario per la sua attuazione – ha sottolineato l’assessore regionale, Roberto Morroni – Si inserisce in un percorso di grande sensibilità e attenzione portato avanti per contrastare una pratica deplorevole, attraverso una legge regionale nel 2001 e, più recentemente, un sistema informativo che permette la gestione dei casi di sospetto avvelenamento a livello regionale, con la creazione di un database condiviso con tutte le autorità che sono parte in causa. Con il progetto proposto dall’Enpa – ha aggiunto Morroni – si compie un ulteriore passo in avanti, incrementando l’attività di prevenzione e fornendo un valido supporto alle azioni dei Sindaci, Asl, Istituto Zooprofilattico, Carabinieri Forestali, veterinari libero professionisti e tutti coloro che intervengono a vario titolo nella gestione dei casi”.

“L’Enpa rende onore alla Regione Umbria che si è fatta carico di un grande problema – ha rilevato la presidente nazionale dell’Ente Protezione Animali, Carla Rocchi – Oggi, e non è così consueto nel panorama nazionale, sigliamo un patto fra istituzioni, cittadini, associazioni e ambiente con l’obiettivo di risolvere il problema degli avvelenamenti di animali. La realizzazione del progetto apre aspettative di speranza ed è di esempio per tutta Italia”.

L’augurio che il progetto possa estendersi a livello nazionale è stato espresso anche da Bruno Piccinelli, il presidente dell’Ucis, associazione di volontariato che opera con ottanta gruppi, due dei quali in Umbria, con mille unità cinofile di soccorso.

Ad illustrare il progetto è stato il dottor Massimo Floris: “In sei mesi – ha spiegato – contiamo di formare dieci binomi di unità cinofile addestrate nella ricerca di bocconi ed esche avvelenate, attraverso una parte teorica e pratica. Per la prima, complessa e articolata, sono stati già contattati docenti nazionali ed internazionali esperti in materia di ricerca di esplosivi ed esperti della Polizia di Stato. Con la preparazione pratica, invece, il cane, che ha un olfatto superiore a quello dell’uomo, verrà allenato sul terreno”.

Obiettivi generali sono “le ispezioni random su segnalazione, le bonifiche di parchi e giardini pubblici, la riduzione delle morti dirette e indirette degli animali – ha detto Floris – e altrettanto importante è l'azione di sensibilizzazione nelle scuole”.

Il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Vincenzo Caputo, ha fornito alcuni dati a dimostrazione dell’entità del fenomeno degli avvelenamenti in Umbria: “Dal 2014 al 2021 sono stati esaminati i casi di 1094 animali, con il rinvenimento di 867 esche, il 45/48 per cento delle quali avvelenate. È fondamentale un coordinamento per combattere questo fenomeno e che i colpevoli siano individuati e puniti”.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-10-2021 alle 10:26 sul giornale del 27 ottobre 2021 - 109 letture

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