Tartuficoltura in Umbria: Giuliano Tartufi é capofila di "Fidanzati per 10 anni"

3' di lettura 24/01/2022 - L’azienda Giuliano Tartufi partecipa al bando della Regione Umbria per la creazione e lo sviluppo di filiere corte nel settore della tartuficoltura e si è fatta promotrice del progetto ‘Fidanzati per 10 anni’ di cui è capofila.

Nell’ottica, dunque, di garantire una filiera tutta locale legata a questo pregiato fungo, in cui i passaggi e le intermediazioni tra produttore e consumatore siano ridotte al minimo, la Giuliano Tartufi, specializzata nella trasformazione e commercializzazione del tartufo, secondo quanto previsto dal bando, propone alle aziende agricole del territorio che possiedono terreni da riconvertire di adibirli a tartufaie coltivate per la produzione dei tipi di Tartufo più noti, come il Tartufo estivo (Tuber aestivum Vitt.), il Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vitt) o altre specie coltivabili. Una volta che le piante saranno in produzione, quindi dopo circa cinque anni dalla posa, la Giuliano tartufi si impegnerà ad acquistare il tartufo prodotto a un prezzo superiore a quello di mercato. Il bando ha come obiettivo quello di collegare aziende agrarie, che si occupano di produzione di tartufo, ad aziende più strutturate, che si fanno carico della raccolta, lavorazione e commercializzazione.

“Il progetto è veramente innovativo, ha commentato Giuliano Martinelli, titolare della Giuliano Tartufi, credo sia la prima volta in Italia e nel mondo, che si crei un percorso così strutturato di filiera, dalla raccolta alla commercializzazione nel giro di pochi chilometri, all’interno di una stessa area, con stesse peculiarità e caratteristiche di terreni vocati alla produzione del tartufo. Questo consente anche di sviluppare economia locale, avendo un prodotto di qualità a un prezzo finale sostenibile. La Regione ci ha messo in mano una Ferrari perché i proprietari di terreni da mezzo ettaro a 10 ettari, che possiedono partita Iva agricola, possono aderire e ‘fidanzarsi con noi’ per 10 anni. Chi ha il terreno procede alla posa e alla cura delle piante: passeranno dai 4 ai 6 anni perché entrino in produzione, per questo abbiamo deciso che il nostro rapporto di lavoro o di amore durerà dieci anni”.

“Quello che ci propone il bando regionale, ha commentato Martinelli, è un progetto ambizioso che permetterà all’Umbria di continuare a essere un punto di riferimento nazionale e internazionale nella produzione naturale o indotta del tartufo. Sarebbe davvero meraviglioso se, nei terreni vocati, ogni piccolo, medio o grande agricoltore potesse dedicare una porzione di terreno, magari anche dismesso o un’area già coltivata con altre colture destinandolo all’attività che più ci caratterizza, quello per cui l’Umbria nota nel mondo che è appunto il tartufo”. “Come avviene già in molte altre aree fortemente caratterizzate dal prodotto (l’esempio classico è il terroir francese o in Franciacorta in cui si vedono ovunque piccole vigne, piccoli appezzamenti, e ci si ferma non solo per assaggiare ma anche per conoscere il territorio), ha concluso Giuliano Martinelli, così vorrei che fosse per le nostre zone.

Questo è il mio sogno di tartufaio professionista, trasformatore di tartufo e conduttore di tartufaie. Il primo tartufo che ho trovato nella mia tartufaia è stato più emozionante del primo tartufo che ho trovato da ragazzo quando sono andato in cerca con il cane, è una cosa bellissima. Con questa attività non si diventa milionari, ma conduttori di tartufaia, conosco tanta gente la cui passione è anche più forte della mia e questa è una bella occasione per dare un’identità più importante ai nostri territori”. Il bando scade il 31 marzo e chi è interessato può rivolgersi alle associazioni di categoria, oppure direttamente alle aziende capofila. Per chi volesse aderire insieme alla Giuliano Tartufi può scrivere all’indirizzo email fidanzatiper10anni@giulianotartufi.it.






Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2022 alle 18:40 sul giornale del 25 gennaio 2022 - 121 letture

In questo articolo si parla di attualità, umbria, articolo, Danilo Bazzucchi

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