“Voci Sepolte Nell’Oblio della Memoria”: mostra itinerante degli Internati Militari Italiani (I.M.I.)

3' di lettura 16/09/2022 - La storia degli oltre 650 mila militari italiani deportati nei lager nazisti inizia l’8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio firmato dall’Italia con le Forze Alleate.

Il Regio Esercito Italiano, privo di ordini precisi, diventa facile preda delle forze naziste, tatticamente meglio organizzate, armate e in possesso d’informazioni vitali in ambito strategico.

I tedeschi pianificano dei rastrellamenti, in cui cadono migliaia e migliaia di soldati Italiani che si vedono costretti a consegnare le armi, attratti dalla possibilità – purtroppo illusoria – di rientro in Patria e dall’opportunità di tornare a casa.

La reazione non è univoca: alcuni decidono invece di opporsi ai tedeschi, non consegnano le armi e affrontano eroicamente i nazisti, impegnandoli in giorni di scontri sanguinosi e spietati.

L’eroicità del loro gesto, purtroppo, finisce in tragedia dopo la resa, dovuta alla mancanza di rifornimenti, quando vengono condannati come traditori e giustiziati sul posto. Queste inique esecuzioni si volgono su quasi tutto il territorio italiano e oltre: Cefalonia, Corfù, Lero, Ragusa, Spalato, Roma, la Corsica e persino la Grecia del Nord si tingono del sangue delle truppe italiane.

I soldati italiani che hanno consegnato le armi ai tedeschi, invece, vengono radunati e caricati sui carri bestiame, trasportati per giorni in condizioni disumane fino a raggiungere i campi di prigionia del Terzo Reich.

I militari Italiani sono sottoposti a notevoli pressioni perché continuino a combattere in Patria a fianco dei soldati tedeschi o dei soldati della neonata Repubblica di Salò.

La maggior parte di Loro si rifiuta di collaborare e risponde No! in quel primo straordinario referendum, culla della prima Resistenza alla dittatura nazifascista, una resistenza disarmata ma non meno ferma.

Dissero No! Le coscienze di coloro che, dopo quattro anni di conflitto, avevano compreso oltre ogni dubbio che la guerra, nessuna esclusa, è inutile e improponibile, soprattutto quella civile.

Dissero No! A chi voleva imporre l’egemonia razziale.

Dissero No! Per tener fede al loro giuramento al Re d’Italia e non all’autoproclamato duce e al suo fascismo. Dissero No! Alla prospettiva di combattere altri Italiani che avevano saputo ribellarsi e combattevano da partigiani contro chi aveva invaso la Loro Patria.

La Loro decisione fu un No! di grande valenza morale, patriottica e nazionale che non segnava affatto la divisione della Nazione, ma ne sottolineava l’obbedienza sofferta a una Patria che, ancora unita, ripudiava con coraggio il nazifascismo. Fu una decisione irrevocabile.

Più di 50 mila persero la vita per malattie, fame, stenti, violenza e disumano lavoro forzato e coloro che riuscirono a sopravvivere, furono segnati per sempre dal dramma dell’esperienza vissuta.

La storia degli I.M.I. si è persa nelle nebbie della storia per lungo tempo. Gli storici hanno riesumato gli I.M.I. solo dalla metà degli anni ottanta: tardi, ma ancora in tempo per riconsegnare alla storia l’onore delle loro imprese, degno dei giusti atti di riverenza per il loro sacrificio, che ha contribuito a portare la libertà e la democrazia nel nostro paese.

L’A.N.R.P.” Sezione di Treviglio, in collaborazione con “L’Alpino in Europa”, la rivista delle Sezioni Ana Europee, ha realizzato la mostra itinerante “Voci Sepolte nell’Oblio della Memoria”, attualmente in esposizione ad Assisi, per esibire la Storia degli Internati Militari Italiani e Per non Dimenticare quel No! che ci ha ricordato che suono ha la libertà, perché noi potessimo Indicare ai Giovani la Strada per il Futuro.

Paolo Vavassori e Giovanni Camesasca

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-09-2022 alle 11:44 sul giornale del 17 settembre 2022 - 118 letture

In questo articolo si parla di cultura, comunicato stampa

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