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comunicato stampa

Produzione olio in caduta libera in Umbria: -50/60% rispetto al 2022. Prezzi su del 17/18%

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Un anno da dimenticare, in media, per i produttori umbri di olio: produzione in calo del 50-60% rispetto al 2022, circa il doppio di quanto si stimava due mesi fa, in occasione del bilancio della campagna vino.

Come per il vino, che a dispetto di previsioni catastrofiche in Umbria aveva limitato le perdite di quantità al 20%, si sperava che per l’olio la flessione della produzione fosse contenuta. Invece è avvenuto il contrario, doppiando le previsioni negative a differenza di quanto avviene in altre regioni italiane dove, invece, i dati della produzione sono buoni (lì la campagna olearia spesso è ancora in corso come in Campania, Sicilia, Puglia e non ci sono quindi dati definitivi), mentre molto male sono andate le Marche e male la Toscana.

A provocare il crollo in Umbria le forti piogge in fase di fioritura, l’attacco di mosca (la mosca dell’olivo, la cui larva è una minatrice della drupa dell’olivo, è considerata l’avversità più grave a carico dell’olivo) e, nell’ultima fase, il colpo di grazia della siccità e quindi la mancanza d’acqua nelle zone sprovviste di impianto d’irrigazione.

La qualità dell’olio prodotto in Umbria è buona e i prezzi medi, come emerge dal Listino Borsa Merci di Perugia della Camera di Commercio dell’Umbria, sono in aumento del 17-18% rispetto al 2022 e del 35% rispetto al 2021 per le piccole partite non confezionate acquistate direttamente al frantoio (prezzo medio 2023 13,5 euro, 2022 11,5 euro e 2021 10 euro al Kg).

Percentuali del prezzo in crescita, ma assolutamente incapaci di fare fronte alla voragine della produzione, come detto tra il -50 e il -60 percento. Senza contare il forte aumento dei costi, nell’ordine del +30%, che dal 2021 ad oggi i produttori hanno dovuto subire.

Il Listino della Borsa Merci di Perugia, per l’ultima settimana di novembre, vede infatti, per le piccole partite non confezionate, un prezzo che va da un minimo di 13 a un massimo di 14 euro al kg (nello stesso periodo dello scorso anno la forchetta di prezzo era invece di 11-12 euro e nello stesso periodo 2021 di 9-11 euro al kg).

Per quanto riguarda invece le vendite di grandi partite di olio extravergine d’oliva, anche in questo caso acquistate direttamente al frantoio (e ovviamente senza confezione), il prezzo medio al kg è di 12,5 euro (forchetta min 12 euro max 13 euro), in crescita di circa il 32% sul 2022, quando il prezzo medio era 9,5 euro al kg e la forchetta 9-10 euro.

La produzione olivicola umbra nel 2023, rispetto al 2022, tra 1.928 e 2mila 522 tonnellate

La produzione olivicola umbra nel 2023 scende tra 1.514 e 2mila 108 tonnellate (i conti definitivi non sono stati ancora tirati) rispetto alle 4mila036 tonnellate del 2022, che comunque erano già lontane dalle 5mila 096 tonnellate della media 2018/2021. In sostanza, nel 2023 la produzione olivicola umbra ha perso, nel 2023 rispetto al 2022, tra 1.928 e 2mila 522 tonnellate.

Va ricordato che In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30mila ettari. La Dop dell’olio extravergine di oliva Umbria, istituita nel 1997, è estesa all’intero territorio regionale, che è stato suddiviso in cinque sottozone (Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli del Trasimeno, Colli Amerini e Colli Orvietani).

Le Dichiarazioni

Bruno Diano, Presidente della Borsa Merci della Camera di Commercio dell’Umbria: “Le cose non sono andate certo bene, nel 2023, per la produzione olivicola in Umbria. Purtroppo la realtà è stata peggiore delle stime, che parlavano di un -30% circa. Allargando lo sguardo a livello nazionale, l’Italia comunque non rischia di subire carenze di prodotto italiano perché la produzione sta andando bene, talvolta molto bene, nelle regioni del Mezzogiorno, compensando così i vuoti creati dalle regioni in flessione. Tornando all’Umbria, nonostante ci sia stato qualche attacco di mosca la qualità è buona e i prezzi marcano un aumento, che però non compensa assolutamente le perdite subite sul fronte della quantità prodotta”.

Francesco Martella, agronomo, membro della Deputazione della Borsa Merci di Perugia: La perdita del 50-60% della produzione di olio extravergine d’oliva è il frutto di una serie di cause avverse: la fase di fioritura è stata caratterizzata da forti piogge che hanno provocato forti danni all’allegagione, qualche attacco di mosca e, nella fase finale, il colpo di grazia assestato dalla siccità e quindi dalla mancanza d’acqua in quelle realtà sprovviste di impianto d’irrigazione. Il risultato di queste condizioni è stato, purtroppo, assai pesante. Quanto alla qualità, è complessivamente buona. Per maggiore precisione, nelle prime olive raccolte la qualità è stata decisamente buona, mentre per le olive tardive risulta un po’ scesa”.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-12-2023 alle 09:24 sul giornale del 11 dicembre 2023 - 32 letture






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