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L’annuncio del premier Draghi della riapertura di ristoranti e bar dal prossimo 26 aprile, seppure all’aperto e dove i dati lo consentiranno, è stata accolta con favore dagli imprenditori umbri di Fipe Confcommercio, protagonisti di una manifestazione di protesta a Perugia anche lo scorso 13 aprile proprio per chiedere, tra le altre cose, una data certa per ripartire e per riappropriarsi del proprio futuro.





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La parola d’ordine è una sola: “Vogliamo ripartire”. Con questo obiettivo, Fipe Umbria, la maggiore organizzazione di rappresentanza degli oltre 5 mila bar e ristoranti della regione, ha lanciato una nuova campagna di mobilitazione, con il pieno sostegno di Confcommercio, e in coerenza con l’iniziativa di Fipe nazionale che scenderà in piazza a Roma, il prossimo 13 aprile, con una manifestazione di protesta ordinata quanto decisa, per chiedere alla politica un impegno preciso: una data per la ripartenza e un piano per farlo in sicurezza.



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“L’arrivo dell’atteso decreto Sostegni del governo Draghi ha purtroppo suscitato ancora una volta insoddisfazione e frustrazione tre imprenditori e professionisti. Le indispensabili attività di contrasto alla pandemia devono andare di pari passo con la difesa del tessuto produttivo fino al momento della ripartenza. Ma con questi aiuti non ce la possiamo fare. L’unico modo per aiutare veramente le imprese è farle lavorare. Il nostro appello è rivolto a Regione e Governo: fateci lavorare!”


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Su richiesta di Paolo Prosperi, presidente dell’Associazione Imprese Funebri A.I.F. Umbria Confcommercio, che aggrega la quasi totalità delle imprese funebri operanti nel territorio regionale, la Regione Umbria ha inserito gli operatori delle imprese funebri tra i lavoratori dei servizi essenziali che saranno vaccinati in via prioritaria.





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Una piccola delegazione Confcommercio Umbria, guidata dal vicepresidente vicario Andrea Tattini, ha incontrato giovedì mattina la presidente della Giunta regionale Donatella Tesei per rappresentare nuovamente il crescente malcontento e la condizione di estrema difficoltà in cui si trovano le imprese del commercio umbro, specialmente quelle che in queste settimane hanno subito ulteriori pesanti restrizioni e che temono di non poter sopravvivere all’emergenza economica.


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Tra il 2012 e il 2020 è proseguito anche in Umbria il processo di desertificazione commerciale, come emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla demografia delle imprese italiane, che ha preso in considerazione la situazione dei due comuni capoluogo insieme a quella di tutti i capoluoghi di provincia (ed ex capoluoghi) più 10 comuni di medie dimensioni.


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La situazione scatenata dalla pandemia è difficilissima per tutti, ma per alcune imprese ancora di più, specie se percepiscono i provvedimenti restrittivi come una irragionevole ingiustizia. In Umbria, dove la situazione epidemiologica costringe ad alzare la guardia specie in alcuni territori, il senso di frustrazione e scoramento comincia a prevalere.





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I dati del Centro Studi Fipe Confcommercio arrivano a certificare lo stato di enorme crisi che vive la ristorazione italiana, che in Umbria ha perso nel 2020 548.254.000 di euro di fatturato rispetto all’anno precedente: l’1,5% dei quasi 38 miliardi di perdite a livello nazionale.