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Adesione praticamente totale in Umbria allo sciopero del settore spedizioni, merci e logistica. La giornata di mobilitazione è stata proclamata dai sindacati dopo la rottura del tavolo nazionale per il rinnovo del contratto, scaduto da 15 mesi e che interessa circa 1,2 milioni di persone in Italia e almeno 10mila in Umbria. 




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A che punto è la sanatoria per lavoratori e lavoratrici straniere irregolari, ma comunque "radicate" nella nostra regione e in particolare nella provincia di Perugia? A quasi un anno dal varo del provvedimento voluto dall'allora ministra dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, molte sono le difficoltà registrate, anche a causa della pandemia. A fare il punto sono Vanda Scarpelli e Alessia Giuliacci, di Cgil e Inca Cgil Perugia.





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"In Umbria il personale metalmeccanico che svolge lavoro di manutenzione sui macchinari sanitari all'interno degli ospedali non è stato ancora vaccinato. Un fatto grave e pericoloso in primo luogo per la salute dei lavoratori, ma più in generale per l'intera collettività, vista la l'importanza del ruolo che questi manutentori svolgono per il funzionamento del nostro sistema sanitario".



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Tornare a fare spettacolo è una necessità, tornare a farlo come prima sarebbe una follia. A un anno esatto dall'inizio della pandemia, le lavoratrici e i lavoratori del settore, insieme al sindacato, si mobilitano in diverse piazze italiane. In Umbria la piazza non può che essere virtuale vista la gravissima situazione sanitaria, ma non per questo meno importante:




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"Ho scelto di partecipare alla Resistenza perché vedevo sempre più difficile l'avvenire del mio Paese": così, con grande semplicità e naturalezza, Francesco Innamorati spiegava la sua scelta di unirsi alla lotta partigiana, combattendo i fascisti e i nazisti sia nella sua Perugia che, poi, nel nord Italia, fino a contribuire alla liberazione di Venezia.




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La Camera del Lavoro di Perugia esprime forti preoccupazioni sulle implicazioni che potrebbero determinarsi sul territorio provinciale rispetto alle prime scelte che emergono dagli atti della giunta regionale dell'Umbria in materia di rifiuti.


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Siamo arrivati ad un livello di improvvisazione e pressapochismo, soprattutto nella gestione della sanità, in una fase delicatissima come quella pandemica, che è del tutto insostenibile. La situazione è ormai al collasso sia negli ospedali (a partire da quello di Perugia) dove le terapie intensive sono ormai vicinissime alla saturazione che nelle RSA e case di riposo dove il contagio coinvolge una larga parte di ospiti e personale.



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756 decessi in Umbria, di questi il 95,6% è ultra 60enne. L’elenco delle RSA con ospiti e operatori positivi si allunga drammaticamente. Dalla Muzi Betti di Città di Castello, al Seppilli e al Fontenuovo di Perugia, alla RSA di Magione, sono poche ormai le strutture per anziani nella nostra provincia non colpite duramente dalla seconda ondata.


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L'accesso alla cultura è un diritto: lo è per gli studenti, che su questo fronte stanno subendo più di tutti le conseguenze della pandemia, lo è per le cittadine e i cittadini, in particolare quelli anziani, impossibilitati a frequentare i luoghi della cultura, come cinema, teatri e musei.