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Il decreto Sostegni esclude i lavoratori agricoli da ogni tipologia di ristoro. Un'ingiustizia clamorosa contro la quale lavoratrici e lavoratori scenderanno in piazza anche a Perugia sabato 10 aprile, insieme ai sindacati di categoria, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. In Umbria sono oltre 14mila le lavoratrici e i lavoratori del settore agricolo, circa 11mila in provincia di Perugia e 3mila in quella di Terni.







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Attuare subito quanto previsto dall'ordinanza 2/21 del 15 marzo 2021 del commissario straordinario per l'emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo che dispone che "le dosi di vaccino eventualmente residue a fine giornata, qualora non conservabili, siano eccezionalmente somministrate per ottimizzarne l'impiego evitando sprechi in favore di soggetti comunque disponibili al momento secondo l'ordine di priorità individuato dal piano nazionale e dalle successive raccomandazioni".




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Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria esprimono forte preoccupazione per la lentezza con cui sta procedendo la campagna di vaccinazione anti covid-19 in Umbria. Secondo gli ultimi dati ufficiali del Governo nella nostra regione sono state somministrate 46.611 dosi sulle 76.435 consegnate, pari al 61%, uno dei dati più bassi d'Italia (solo Calabria e Sardegna hanno dati peggiori).


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Che fine faranno i 29 navigator della regione Umbria i cui contratti scadranno il 30 aprile? Continuano a chiederlo con insistenza i sindacati che rappresentano questi "precari" delle politiche attive del lavoro il cui licenziamento sancirà l'abbandono di ogni misura realizzata a favore dei beneficiari del reddito di cittadinanza, ponendo "immotivatamente" fine alla prima concreta pianificazione e realizzazione di case management e di una strutturata rilevazione delle opportunità occupazionali nei centri per l'impiego dei nostri territori.





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La campagna di vaccinazione appena avviata in Umbria rischia di generare disuguaglianze di trattamento e ingiustizie tra categorie che lavorano quotidianamente fianco a fianco. È il caso delle farmacie come denunciato in una lettera alla presidente della Regione dell'Umbria Donatella Tesei da parte di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil dell'Umbria.




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“Se si trattava di sbagliare potevano fare da soli! Non era necessario fare arrivare qualcuno dal Veneto per assistere inermi alla disgregazione della sanità umbra”. La dura denuncia è quella dei sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil Umbria, esasperati e molto preoccupati dall’atteggiamento dell’Assessore alla Salute Luca Coletto che per troppo tempo ha fatto orecchio da mercante riguardo alla richieste di un incontro con le Organizzazioni sindacali per affrontare costruttivamente l’emergenza sanitaria.


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"La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse con provvedimento regionale non consente ai genitori di ottenere i congedi familiari previsti, necessari per far fronte al periodo di chiusura. E appare assolutamente tardivo l'annuncio della presidente Tesei di voler chiedere aiuto al governo nazionale per ottenere ulteriori risorse economiche".


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Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Umbria chiedono continuità occupazionale per i 2700 navigator, tra i quali i 29 lavoratori impiegati nella nostra regione, per questa ragione il 9 febbraio 2021 saranno in piazza insieme ai lavoratori a Montecitorio e con un presidio a Perugia in Piazza piazza del bacio davanti a palazzo Broletto dalle ore 10.00 alle ore 12.00, nel rispetto delle norme covid.


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"Quasi il 90% delle 810 vittime umbre da coronavirus sono ultra settantenni. Quella è in atto è dunque una vera e propria strage di anziani, che con la nuova ondata sta assumendo dimensioni ancor più drammatiche.


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Le scriventi OO.SS., presa visione delle ordinanze dei sindaci dei Comuni del territorio della provincia di Perugia, relative alle misure per il contenimento dell’emergenza epidemiologica, esprimono forte perplessità e preoccupazione per la decisione di sospendere le attività didattiche in presenza per le scuole primarie e secondarie, escludendo dal provvedimento la scuola dell’Infanzia.







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Paghe anche inferiori ai 5 euro lordi l'ora, che vogliono dire, quando va bene, nemmeno mille euro al mese, per un lavoro rischioso, che comporta in alcuni casi anche l'utilizzo di armi per garantire la sicurezza nei tribunali, ospedali, aeroporti, supermercati, fabbriche, aziende, banche, stazioni ferroviarie, condomini, di giorno e di notte.